Posts tagged ‘racconti’

maggio 24, 2016

Maggio 2016

Aprile si é chiuso con un viaggio di lavoro, piuttosto piacevole, a sud di Napoli. Una pizza galattica da Gigino, all’Accademia della pizza, un caffe’ ustionante e inarrivabile dal Calabrese, a Pompei, la ricetta dell’acqua pazza, un’accoglienza calorosa e le prove della torta di ricotta e pere. Si, anche il lavoro é stato fatto, ma quello é scontato.

La settimana scorsa, sempre per lavoro, ero invece in Romania, per la prima volta. Sono atterrata in mezzo a colline, boschi e distese erbose cosi’ insolitamente ininterrotti da costruzioni umane che mi sono accorta  di quanto abbiamo perso noi. Tra i paesi di tetti bassi contornati da orti, lo scarso traffico, i carretti tirati dal cavallo di famiglia e le ville dei capi rom, ho avuto di che osservare. E si, anche in questo caso le ore di lavoro sono state impiegate bene, cosi’ come quelle serali, alla scoperta della cucina locale e ungherese.

Oltre alle ore di lavoro, sono in mezzo alle ire di lavoro. Vivo imbestialita, tra le otto e le diciotto dal lunedi al venerdi. E si’, mi sa che, dopo due anni, é di nuovo giunto il momento di guardarsi intorno e cercare altro. Pero’, se ci penso bene, per quanto sia interessante, devo ammettere che il mio lavoro mi sta stretto e che vorrei, oltre all’aria, cambiare anche il contenuto. Chiaro, la cosa migliore sarebbe non lavorare proprio! ( ma i tempi non sono ancora maturi).

Sempre in tema di irrealta’, ogni mattina e ogni sera, dall’alto della strada, osservo l’avanzamento di quello spreco immane di soldi che é, secondo me, il ponte di Christo, che a breve unira’ per 15 demenziali giorni, isole e terraferma sul lago d’Iseo. Cosa ci sia di artistico e innovativo nel riproporre la versione moderna di un antico ponte di barche mi sfugge. Sto invecchiando a rotta di collo, probabilmente. Cosa succedera’ alle tre ore giornaliere che trascorro in auto in quel periodo, se davvero fiumane si riverseranno all’adorazione, gia’ me lo immagino. E rabbrividisco di stanchezza a priori. L’aspetto positivo é che, dopo anni d’attesa, L’EVENTO sul TERRITORIO ha fatto in qualche modo far saltare fuori i soldi per riempire i crateri nell’asfalto che punteggiavano la statale sebina.

A stemperare il malumore, per fortuna, intervengono i fine settimana: sabato mattina, sotto un sole d’estate, ho camminato tra le centinaia di rose del castello di Rovato, ho resistito all’acquisto e me ne pento, ma mi sono portata a casa comunque fiori, erbe aromatiche e un pomodorino nano. Spero cresca piu’ allegro di me. Le gioie piccole sostengono a lungo.

Consigli di lettura per donne incarognite: “Puoi anche dire «no!». L’assertività al femminile”, di Bauer e Bagnato. Tanto per aumentare la carogna.

aprile 26, 2016

Aprile 2016

Aprile telegrafico,  prima che finisca.

Mese intenso, questo. É arrivato un bimbo in famiglia, dopo tantissimo tempo dall’ultima nascita. Dato che non l’ho ancora visto, mi riservo lo sdilinquimento per quando l’avro’ preso in braccio.

Ho ascoltato, al Teatro Grande di Brescia, Martha Argerich suonare il primo concerto di Beethoven. Io non sapevo, prima, cosa volesse dire sentire le note arrivare al cuore. Ho assistito alla perfezione.

Sto rissando, al lavoro. Se, da una parte, ho abbandonato pudori puerili e timidezze, ed era ora, dall’altra mi accorgo che non mi fa bene starmene in carogna per ore. La soluzione, al momento, non é attuabile. Prematuro.

Il parquet lamato é venuto benissimo, chiaro, piacevolmente ruvido sotto i piedi. La stanza é ancora vuota: il falegname rimanda, rimanda, rimanda. La mia stanza vuota é meravigliosa. Quasi quasi la tengo cosi’.

C’e’ una persona speciale, alle prese con problemi molto, ma molto piu’ grandi di lei. Tanto piu’ grandi, perche’ lei e’ ancora piccola, anche se, qualche giorno fa, ha votato per la prima volta. Anche in questo momento, mentre scrivo, sta affrontando i suoi demoni, in questa ora della sera in cui dovrebbe solo riposare e sognare tutti i suoi desideri.  Meriterebbe righe e righe di parole, pensieri, riflessioni. Forse un giorno le scrivero’ anche qui. Per ora vi basti sapere che lei combatte, io faccio il tifo. Altro non posso fare. E se lei barcolla, io cerco di farle capire quale é il senso del resistere, specialmente nel suo caso. Mica ce ne sono tante, in giro, di persone speciali.

Mese intenso, questo. Troppo, probabilmente.

 

gennaio 2, 2015

Panorami urbani

Alle 7.30 questa mattina il cielo sopra Brescia ricordava albe caraibiche. Sullo sfondo giallo e grigio del cielo si spennellavano tinte rosate che attraversavano la piana, da lato a lato.

Le nuvole parevano pettinate con lo spazzolino delle sopracciglia e si sgranavano ritorte tra piccoli sbuffi. Una di loro se ne stava allungata in verticale, al di sotto delle altre, e assomigliava ad un’arpa, un’ala d’angelo, una vela gonfia, un pennacchio da bersagliere. La tangenziale, piena ma scorrevole, ne offriva visuali diverse, curvandole intorno verso sud est.

Abbassando lo sguardo, invece del mare, si vedevano soffi a forma di fungo che uscivano dalle ciminiere, carichi di vapore acqueo e particolato di molteplice natura.  Piu’ sotto si allungava la citta’, tremula in lontananza, e i campi sopravvissuti al cemento, inzuppati di PCB. In auto un rametto di calicantus del mio giardino profumava l’abitacolo, guscio provvisorio tra me e il fuori.

settembre 29, 2014

É nato!!!

É nato, proprio qui! Giusto in tempo per la prossima mostra.

settembre 23, 2014

Improvvisazione numero uno. Furto d’identità

Mi chiamo Karin, ho 17 anni. Faccio la terza all’artistico. Dovrei essere in quarta, sai, ma mi hanno bocciato, allo scientifico: non era fatto per me. E allora ho cambiato e adesso sono felice. Adesso a scuola va meglio. Io voglio lavorare nel mondo dello spettacolo. Mi piace l’alta moda, vorrei diventare stilista, mi piace recitare, vorrei fare anche l’attrice. Sai quel film, quello con Gene Kelly, quello in cui ballano sotto la pioggia? Ecco, quando l’ho visto ho capito che quello era il mio mondo, il luogo in cui voglio arrivare. Parlo un po’ strano, vero? E’ che sono italiana, ma anche un po’straniera. Il mio papà è spagnolo, mia madre è mezza norvegese e mezza irlandese e io sono un po’ tutto questo e anche italiana però. Sono nata qui, però a casa parliamo altre lingue e anche l’inglese e il tedesco e allora il mio accento, mi dicono, sembra quello di una straniera. E mi chiedono sempre da dove vengo. Si sente tanto? Però vorrei vivere in Irlanda: mia nonna vive lì e tutte le estati noi andiamo al nord, al mare in Norvegia, e poi da mia nonna. Adoro l’Irlanda, adoro stare da lei. Ho una sorella, più grande, ha i capelli rossi, beata lei. Vedi i miei? Sono biondi slavati, senza colore, e tutti lisci, lei invece è rossa. E riccia. E’  molto bella mia sorella. Anche lei è qui, stasera. E’ di là, nelle altre stanze: lei fa musica, io invece ho scelto questo corso, perchè sono anche timida, si vede, vero? Arrossisco spesso, me lo dicono tutti. Cosa altro posso dirti? Ah, sì, ecco. Mi piace l’azzurro. Lo so, come ai bambini. Prima mi vergognavo, a dirlo, che avevo tutte le cose celesti e azzurre e a quadrettini bianchi e azzurri e allora ho fatto finta che non mi piacesse. Però adesso ho deciso che non mi importa più, e allora lo dico, e mi vesto d’azzurro, ho lo zaino azzurro, e le lenzuola azzurre…anche i calzini, guarda. E’ bello, l’azzurro. Se ho un ragazzo? Si, più o meno. Ci prendiamo e ci molliamo continuamente. Credo di amarlo, però litighiamo sempre. Lui non voleva che venissi qui, dice che magari conoscerò un altro e lo lascerò per davvero stavolta.  Ho anche un cane, si chiama Pippo. Cosa ti dico, adesso? Mah… Guarda, porto gli occhiali. Non vedo bene, devo per forza indossarli. Metterò le lenti a contatto, però, l’anno prossimo. Me lo ha promesso il mio oculista, che me le lascerà mettere. Non vedo l’ora. Sono brutta con gli occhiali, mi danno fastidio. E devo vederci bene, senza gli occhiali, perchè da grande lavorerò nello spettacolo e gli occhiali sono scomodi. E’ il mio sogno, lo spettacolo. Sì, lo so. Me lo dicono tutti che queste cose non succedono, o succedono solo a pochi. Ma io perchè non potrei essere una dei pochi? Abbiamo tutti diritto ad un sogno, no?

febbraio 18, 2014

Fango

Sto frequentando da alcuni mesi un corso di scrittura. Da quando ho iniziato ho smesso di scrivere per il puro piacere di farlo. Sul blog i post si sono diradati. Nella mia testa le frasi nuotano rarefatte in corsie che non portano ad alcun luogo. Pondero parole che mi sfuggono di mano e precipitano in stagni da cui non riesco a ripescarle.

Non hanno più voglia di giocare con me. Le mie storie hanno perso la voce.

Attendevo sillabe a cascate e raccolgo rivoli da fiacche polle.

Penso: “Voglio che mi leggano”. Prima era solo: “Scrivo. Chissà se poi qualcuno leggerà.”

Forse questo spazio fatto di nulla poteva bastare, senza chiedere altro. Qui c’era una parte buona di me che pare svanita, tra le chiacchiere vuote e le parole di altri, e soffocata, avvolta dal sibilo del dubbio e del confronto impietoso. Oppure solo io pensavo di averla intravista, ma era un’ ombra e nulla più.

Febbraio prosegue, difficile e piovoso.

febbraio 13, 2014

Un uomo e una donna in una libreria. Nuovo incipit

Tutta colpa di Snoopy ( vedere penultimo post prima di allertare la neuro)

Racconto originale qui, ma sta  subendo una rivoltata, come un calzino

 

“Il buio li avvolse all’improvviso, senza dar loro il tempo di reagire. Dal clangore di ferraglia capirono che la serranda era stata abbassata e allora gridarono, insieme, richiami ormai inutili. Si diressero verso l’uscita, a tentoni, ma la donna non conosceva bene la stanza: senza volerlo ostacolò il percorso dell’uomo e la forza del corpo in movimento di lui la spinse contro uno scaffale. Il sangue iniziò a colarle dal naso. La prima goccia si fece lenta strada verso il labbro, seguita subito dal torrentello caldo delle successive. Emise un gemito di dolore mentre la mano le scendeva di riflesso nella borsa a cercare un fazzoletto.

 

L’uomo si era fermato, dopo l’urto: le stava stringendo un braccio. “Si è fatta male?”, lo sentì chiedere. “Sì. No. Non è niente.”, rispose senza quasi accorgersene, divincolandosi, la voce attutita dal cotone del telo premuto contro il viso.

 

“Siamo chiusi dentro, vero?!”, aggiunse subito dopo e questa volta suonò stridula anche a se stessa. Da una finestrella rigata di pioggia, dietro le loro spalle, apparve un lampo di luce. Per un istante si guardarono negli occhi, poi tutto tornò scuro attorno.”

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