Posts tagged ‘pistacchio’

giugno 14, 2015

Foto ricordo

Visto che ho scritto poco, negli ultimi mesi, deposito qui qualche foto riassuntiva. Servono  per il muretto, di cui al commento del post precedente.

Veneziane – Marzo

Veneziane Marzo

 

Biscotti – Aprile

Biscotti Aprile

Pasticceria Salata – Aprile

Bignè Pasticceria salata Aprile

Cioccolato – Aprile

Cioccolato Aprile

Parigi – Maggio


Parigi Murales Belleville Maggio

Mignon – Maggio

Mignon Maggio

Torte – Maggio

Torte Maggio

Svizzera – Giugno

Lucerna Svizzera Giugno

Domani

Snopy in ufficio

luglio 5, 2014

É tutta colpa della luna

Ieri sera Verona, Teatro Romano, dopo una cena breve in citta’ – sempre bella, Verna –  e un gelato al pistacchio, con il timore della pioggia e una settimana pesante alle spalle. L’Otello messo in scena da Battiston e dagli altri attori – forse é Iago il vero protagonista di quest’opera – é una sintesi di un paio d’ore del dramma originale. La scenografia e i costumi sono essenziali: conta solo la parola, che si avvolge e crea il dubbio, che offusca l’amore – ma era amore? – e fa montare la collera, la violenza – e poi svela l’intrigo, ma tardi, quando il sangue é stato versato e si spegne, mentre altro sangue scorre. L’assassino scappa, uccidendosi, incapace di sopportare il peso della colpa. Solo la parola, solo il dubbio scatenano l’azione. La critica sui giornali di oggi non é positiva, i rumori di sottofondo troppo rimbombanti in un audio non ben calibrato, i pareri discordi…ma io ieri ho assisto alla trasformazione dell’uomo in bestia, attraverso l’incantesimo della parola, e alla fine avevo voglia di piangere per l’insensatezza di molte cose. E se il teatro serve a rappresentare la vita, a farci rispecchiare in esso con l’aiuto della linea che divide palco e platea, per aiutarci a guardare con maggiore distanza noi stessi e se si torna a casa con la sensazione di aver ascoltato parole eterne, allora, per me, questo basta a dire che ieri ho avuto molto. La luna guarda giu’, ma la colpa e’ solo dell’uomo. E grazie agli attori.

PS. Vi segnalo anche questo post:

http://carzedolblog2012.wordpress.com/2014/07/04/otello/

maggio 11, 2014

Fare la festa al pavone.

Scrivo da un B&B immerso tra gli ulivi e i mandorli , in mezzo alla Valle dei Templi. Davanti a me le colonne del tempio di Giunone e di quello della Concordia sono illuminate e si  stagliano sulla collina. I giganti di pietra del tempio di Zeus dormono sotto un cielo sereno. Oggi li ho conosciuti, quelli che giacciono, mutilati dall’uomo e consunti dal tempo, e quello che in piedi, ricostruito, occupa il posto d’onore al Museo Archeologico. Il sole scottava tra le rovine; la coppa gelato enorme, buonissima, é stata un pranzo perfetto, seguito da una pennichella che ha interrotto la visita nelle ore piu’ calde. Ho ripreso le esplorazioni nel tardo pomeriggio, quando il calore si era ingentilito e la luce giocava tra le colonne aumentandone il fascino. La sera si é chiusa, come ieri, con un’insalata greco sotto il portico di questa villa, e con un cannolo ( la terza pasta della giornata: prima c’era stato un cannolo mignon, un bombolone mignon e mezzo bigne’ gigante ripieno di ricotta e pistacchi). I brutti sogni e i pensieri legati ai giorni scorsi pian piano scivolano e, se tornano nelle ore del giorno, lo fanno con sempre minore intensita’. Gia’ ieri eri avevano cominciato ad impallidire e a ritirarsi davanti ai mosaici della Villa del. Casale. C’e’ qualcosa, nelle testimonianze che trvalicano il tempo, che mi fa sentire piccola, un puntino in un universo di spazio infinito e al tempo stesso circolare, che mi fa venire voglia di meritarmi la vita.

 

non so pero’ come l’omicidio di un pavone possa essere giudicato al momento della resa dei conti. Qui, in questa tenuta, avevano avvertito che cani, uccelli, anatroccoli e gatti giravano liberi tra gli ospiti e che il gallo avrebbe annunciato l’alba. Quello di cui avevano taciuto, alla conferma della prenotazione, é che i pavoni emetto un grido stridulo, come quello dei gatti in amore, secco, di gola, alto e continuo, tutto le volte che passa qualcuno sul viale, che si ode una voce, che arriva un’auto, che si apre una porta, che gicola l’anta della finestra. Il pavone c’e’. Vede e commenta. Non si perde un pezzo della vita piccola sotto gli ulivi. Apre la coda all’ombra dei mandorli, sale le scale e si infila nelle stanze trascinandosi le penne lunghe come uno strascico. E commenta, con altri della sua specie, ogni minuscolo avvenimento. Il pavone, insomma, fa un casino del diavolo. Per fortuna domani mattina parto, verso Ragusa, verso il barrocco e il pavone avra’ forse salva la vita, a meno che, come stanotte, alle quattro non si metta a far versi. Ho un coltellino  victorinox con me. E so come usarlo.