Posts tagged ‘blog’

gennaio 31, 2017

Perplessità

La fine del mese è arrivata e, con essa, il mio post. E’ molto probabile, visto quanto adesso trascuro questo luogo, che sia anche uno degli ultimi. Non mi piacciono i blog appesi e lasciati lì, senza nemmeno la parola fine a definirne i contorni: se e quando deciderò che questa esperienza avrà raggiunto la sua naturale conclusione, questo spazio sparirà, senza malinconie, senza tristezza, senza prolungati addii. Si chiuderà come accade ad un libro, come quando, giunti all’epilogo, si sospira, ci si pensa su, magari si rileggono alcuni passaggi e poi lo si ripone su uno scaffale, chissà fino a quando.

Di argomenti di cui scrivere ce ne sarebbero molti e pochi di essi confortanti, ma io non possiedo la necessaria conoscenza per evitare superficialità o inesattezze. Il mio sgomento davanti all’elezione di Trump, al nuovo delinearsi degli equilibri di forza in Europa, non lo posso dire in altro modo se non che mi provoca un’irrequietezza e la sensazione che qualcosa di molto grave possa succedere, nei mesi a venire.

Mi pare che si stiano acuendo eventi, sentimenti, pensieri che tirano indietro, come elastici forti, verso anni che furono, il cui pensiero avrebbe dovuto essere solo un ricordo doloroso di cui misurare le distanze incrementali. E invece stiamo percorrendo la strada a ritroso, indietro, verso l’involuzione delle conquiste civili. Gli uomini che odiano le donne sono ancora qui, più forti e numerosi che mai; i pezzi di terreno che si sbriciolano e ci inghiottiscono continuano a punirci per le nostre scelte di guadagno immediato cieco alle perdite future; il ricorso al sotterfugio e alla via più rapida e più conveniente per noi è sempre più spesso la scelta più ovvia, a scapito dell’integrità professionale; l’impoverimento economico e, soprattutto, culturale lo attesto prima di tutto su me stessa – sempre meno concentrata, sempre più lasca nell’accettare il compromesso e il chiacchiericcio di sottofondo – e ogni volta che leggo i giornali.

I giornali. Ma c’è da crederci, ai giornali? Le regie occulte che portano in primo piano eventi che servono solo a rinforzare e raccogliere pensieri inconsci che moltissimi di noi nutrono e allevano in segreto nella parte buia della coscienza sono potentissime e inarrestabili. Basterà la resistenza di chi non si arrende? Non lo so, ma me lo chiedo spesso, in questi giorni.

Qualche settimana fa sono stata invitata a teatro per due volte di fila: nel primo caso ho assistito ad un musical, uno di quelli che si sarebbe potuto tranquillamente evitare di mettere in scena. La seconda volta c’era Tullio Solenghi che leggeva e spiegava un canto dell’Odissea. La parola, vecchia di millenni, detta e ridetta, è ancora una volta tornata viva con forza nel buio della sala, e, con essa, la debolezza e la forza dell’uomo alle prese con se stesso e con il mondo.  E’ stata un’ora e mezza di luce, in un gennaio di perplessità. Ho, per l’ennesima volta ancora,  voglia di trovarmi un angolo e di rimanere lì, ad aspettare che il tempo passi, senza di me.

gennaio 15, 2015

Ehi, signori…c’è un errore…

C’è un errore di sicuro…questo blog, che nelle classifiche riportate a fondo pagina, angolo a destra, ha sempre vegetato stabile attorno alla sua ima media, adesso si ritrova balzato dal 1.860esimo al 139esimo posto delle classifiche blog multitheme e dal 6.160esimo posto al 1.536esimo della classifica generale dei Teads labs.

Impossibile: qui il traffico non è mutato (grazie a chi non demorde e torna a leggermi), la frequenza di post solo leggermente aumentata, grazie alle vacanze, ho qualche iscritto in più, ma non cosi’ tanti…cosa è? Un errore di calcolo? O ci sono un sacchissimo di blog spariti?

Comunque sia, ho fatto la foto alla statistica: capiterà mai più.

Tag:
dicembre 30, 2014

Anno che va, anno che viene

Prosegue, nell’assoluta pigrizia, questa pausa dal lavoro che si concluderà fin troppo presto: venerdi, sabato e lunedi rientro per il circo annuale degli inventari. Posto che vai, inventario che trovi. In questo, ancora nuovo, per me, è da molto – troppo – che non si fa e ce n’è bisogno. E poi dal 7 ricomincerò a ritmo pieno, in una lunga apnea che durerà fino alla primavera, tra ingorghi di traffico che peggiorano e abitudini ancora da trovare. Perlomeno ultimamente scrivo nel blog: le statistiche annuali di wordpress mostrano un calo considerevole della mia frequenza di pubblicazione da settembre: effetti collaterali del nuovo lavoro.

Nella lista delle cose da fare  nei prossimi mesi non ho aggiunto niente: sarebbe meglio, prima, accorciare ancora di qualche punto la megalista che ho steso qualche anno fa, nella speranza di arrivare ad azzerarla, prima che la vecchiaia mi colga.  E magari suonare il pianoforte molto più spesso di una volta al mese.

Quella dei buoni propositi è scarna: non ho mai avuto grandi illusioni sulla mia costanza nelle cose che sanno di buono. Ci sono solo due  voci: basta parolacce, quelle in azz e oni, specialmente. Non ho più l’età. E piscina in modo continuativo, se quella appena riaperta accanto a dove lavoro non si richiuderà di nuovo, come un riccio timido.

Per quel che riguarda invece uno dei miei argomenti preferiti, e cioè quello della formazione costante – alias “achecorsomiiscrivo” – sono dolentissima per la mia scelta del 2014. Mi ero infatti iscritta a questa cosa qui nell’inoltrato 2013, nella speranza di migliorare in modo galattico la mia scrittura. Sono partita con le aspettative a mille. Ho concluso con molta disillusione, perché non ho imparato niente di quel che speravo, ma altro, di cui avrei magari anche fatto a meno. Il risultato è stato il mio faticosissimo primo pseudoromanzo da chiudere in un cassetto e buttare via la chiave, perché mi è venuto come viene un soufflé quando si sgonfia. Se foste curiosi, un paio di ricerche rapide dal link che ho postato vi condurranno ad un famosissimo blog bollettino su cui qualche giorno fa è stata pubblicata una notiziola al riguardo. Ho incontrato gente simpatica, con cui è stato interessante ragionare, ma, insomma, la parte di me che ragiona con schemi causa-effetto, pago per imparare, mi applico e miglioro, ha sofferto moltissimo di frustrazione.

Così ho deciso che per un certo periodo di tempo, in attesa che mi riparta il pirlo delle certificazioni linguistiche che mi mancano, mi dedicherò solo a cose per le quali non nutro nessuna aspettativa o per le quali non ho formazione precedente al riguardo, vuoi per mancanza di inclinazioni particolari, vuoi perché mi ci sento talmente inadeguata che non potrà uscirne altro che qualcosa di buono, qualunque cosa sarà. A novembre perciò ho cominciato un corso di disegno, un’ora e mezza a settimana, nel quale produco sgorbi così miseri che ogni volta che li riguardo mi viene da ridere e durante il quale mi rilasso molto, per un meccanismo interno secondo cui il mio super-io depone le armi nei confronti della vita ogni volta che mi può concedere di essere spettatore e non attore. A febbraio, invece, udite udite, inizierò un corso di pasticceria di base per neofiti di 120 ore serali, che durerà quattro mesi, nella scuola fondata da Iginio Massari, che si trova a poche centinaia di metri da dove lavoro.

Prevedo un primo semestre durissimo, dal punto di vista dell’impegno, ma molto interessante.

E per ultimo tocca ai sogni di viaggio: ho già prenotato roba rapida, come un fine settimana a Palermo e uno a Parigi, ma le mie dita fremono tra le ricerche dei voli per una settimana ad un mare serio (Grecia, Sardegna?) in periodo di bagni e, ancora di più, per una in Giordania, destinazione Petra, se la situazione siriana non peggiora. Poi, dopo Petra, di grosso grosso avrei New York.

E poi una montagna di altri luoghi, come sempre. Tanto sognare non costa nulla.

ottobre 9, 2014

Sulla strada verso casa

Il quinto giorno da pendolare è terminato ieri sera, poco dopo le 19.15, nell’umidità lasciata da una giornata di pioggia. Se su cinque giorni, quattro sono arrivata in ritardo, pur avendo un margine di mezz’ora su due ore abbondanti, e senza avere possibilità di anticipare la prima parte del viaggio, posso considerarla una base statistica sufficiente per ritenere il giorno in cui tutto è filato liscio un’eccezione? Ciò mi porterebbe ad una disposizione d’animo meno bellicosa e affronterei la faccenda con più filosofia.

In ogni caso, in cinque giorni, quasi quattro ore di viaggio al giorno, ho: finito la biografia di Adriano Olivetti – e ponderato sulla possibilità che nella mia vita lavorativa ingegneristica io mi trovi ad avere a che fare con un imprenditore illuminato -, letto l’ultimo numero di Internazionale,  divorato Joy in the morning di Betty Smith – una goduria, dall’inizio alla fine – e attaccato A tree grows in Brooklyn, sempre di Betty Smith – che promette lo stesso livello di piacere del precedente. Se devo trovare un lato positivo in questo spreco immane del mio tempo libero, a parte il fatto triviale che lo faccio per guadagnare uno stipendio –  è che posso perdermi in un libro e trovare lì consolazione effimera.

Oggi e domani automobile, per alternare e per attaccarci altre deviazioni. Poi la settimana prossima si ripeterà l’esperimento treno+metro+bus. Ieri sera, mentre camminavo verso casa e verso la cena, ho incontrato M., che stava facendo un giretto in bici, che mi ha fatto compagnia e mi ha chiesto un nuovo post. Io ho dato un’occhiata alla mia monotona vita e non ci ho trovato nulla di interessante da raccontare, se non di come si vedono scorrere le rotaie davanti a sé se si sta seduti nel seggiolino in cima ad un vagoncino di una metropolitana automatica, ma questo a M. non l’ho mica detto, altrimenti l’avrei delusa. E’ convinta che la vita degli adulti sia molto più interessante di quella di una liceale. Io farei cambio al volo. Non la vedevo da qualche settimana: avevamo alcune cose da raccontarci per cui siamo arrivate al cancello di casa mia ciacolando del più e del meno. M. ha diciassette anni, quasi diciotto e, non so quanto consapevolmente, appartiene a quel gruppo di persone che cercano di diventare grandi preservando la propria unicità. Certo, parla come tutti gli adolescenti, indossa le sneakers e sogna l’iPhone, però non si veste di scuro, è in grado di comunicare in modo articolato e non monosillabico con gli adulti, se c’è in giro un bambino non lo ignora, anzi, è più probabile ci si metta a giocare insieme, ha una grande passione e ci si aggrappa come è giusto ci si debba aggrappare ai propri sogni per dare una direzione alla propria vita e non ha bisogno di appartenere ad un gruppo monocorde per sopravvivere e trovarsi un senso. Almeno, a me sembra che sia così, per quel poco che la conosco. Dato che difendere l’unicità di se stessi in un periodo della vita in cui non si è nemmeno molto sicuri di cosa esattamente si sia, visto che è tutto in ribollente divenire, richiede coraggio, energia e molto senso dell’umorismo e del tragico, faccio il tifo per lei. E spero che non cambi direzione.

Perché quello che arriverà dopo, cioè il fatto di diventare grandi, comporterà tutta una serie di cose positive, ma anche parecchie grosse rogne, ed è meglio arrivarci coi riccioli per aria, un cagnolino al fianco, una bicicletta come non le fanno più, la musica nel cuore e un se stesso con cui ci si trova simpatici. Altrimenti sai che palle.

settembre 27, 2014

Inversamente proporzionale. Blog appeal.

Regole statistiche (incomprensibili) per un blog:

meno scrivi, meno visite e commenti ricevi, meno articoli ti leggono, piu’ iscritti al blog raccogli.

Qualcuno se lo spiega?

settembre 19, 2014

Non voglio mica la luna…

A ben vedere è proprio strano, questo trascorrere soggettivo del tempo, che si trasforma in attese interminabili di minuti o in sparizioni fameliche di giorni e la misura scientifica di spostamenti calibrati delle lancette di un orologio perde di efficacia, davanti alla personale percezione dell’avanzamento. E accade che una settimana intera trascorra così rapidamente da non trovare il tempo per scrivere poche righe che registrino ciò che è accaduto. O di andare a fare la pipì, prima che divenga improrogabile urgenza anche essa. Ci sono periodi di corse, con il mondo che arriva addosso così rapido che non si riesce a distinguere i colori delle foglie degli alberi che si stanno adattando al cambio stagione o l’attimo di bellezza del cielo arrossato dell’alba. Ce ne sono altri in cui il proprio riflesso nei vetri della finestra rimanda un’immagine di attesa disperata di un inevitabile istante dopo il quale niente sarà più come prima e la consapevolezza di quanto sta per accadere diventa desiderio di perdersi nel buio del mondo esterno, sul quale la notte è già scesa. Ci sono frenate in auto su strisce pedonali sulle quali attraversano frotte di studenti diretti alle porte della scuola in fondo alla strada. Il loro passaggio richiama visioni di tempi lontani che catapultano indietro con tutta la forza della nostalgia il presente ad innumerevoli mattine delimitate da un banco nero e verdognolo, ma il desiderio del ritorno si perde dopo pochi chilometri di asfalto, annegato dalle logiche di un mondo di adulti, confuso e incerto, dove sopravvive chi trova scorciatoie e si nutre di debolezze altrui. Il narcisismo è più obnubilante di un intenso profumo. Nell’andirivieni continuo tra presente e passato, bisogna anche trovare il momento per pensare al futuro: al fine settimana in arrivo, alla riunione della prossima ora, ai desideri da realizzare, mentre le zanzare circumnavigano ossessive le braccia e il viso, mattina e sera, padrone di un settembre umido in cui fare scorta di vita prima della morte invernale, ultimo istante di un’estate mai sbocciata. Avere più tempo, più tempo per.

febbraio 12, 2014

Inconcludente

Sto così, in questi giorni. Inconcludente. Non finisco i racconti, non scrivo sul blog, metto via il ghiaccio prima che si sciolga del tutto sotto la rotula, apro e chiudo mille libri iniziandoli appena, ignoro gli ultimi tre minuti di nuoto, lascio a decantare il file di un lavoro noioso, al lavoro,  aperto per ore senza lavorarci. Faccio tante cose, ma non fino in fondo.

Le ore mi scivolano addosso come le gocce di pioggia che continuano a cadere. E io aspetto che arrivi il sole e tutto maturi sotto i suoi raggi o marcisca e si sciolga nella terra, divorato dall’umidità.