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giugno 29, 2014

Oleandri di montagna

Nella zona minima di giardino su cui si affaccia la finestra della mia stanza crescono oleandri rosa. Erano di altri colori, quando sono stati piantati, ma hanno deciso, crescendo che è meglio uniformarsi al gruppo. Sono ormai abbastanza alti da aver superato con il tronco la grondaia dei garages abusivi dei vicini, che nessun tribunale farà mai abbattere, e di anno in anno guadagnano centimetri: i fiori sono ormai all’altezza del io sguardo, quassù, al piano rialzato.

É una mattina iniziata presto, ma con molta calma: l’aria è umida delle piogge di ieri, il bucato non si asciuga e lo sto spostando dentro e fuori dal terrazzo, in funzione degli umori del cielo. Ieri è stata giornata di grandi pulizie, di quelle che iniziano in una zona e si allargano nelle altre richiamate dalla polvere, dagli sbaffi di sporco, dal cibo da cucinare perché la data di scadenza si avvicina o è magari stata superata, dal ferro da stiro, dall’inquietudine che mi assale quando vedo quante cose possiedo e quanto è difficile tenere pulite superficie occupate da oggetti. Il minimalismo ressite sulle posizioni raggiunte negli scorsi anni, ma non fa passi avanti. Oggi dovrebbero essere ore più contemplative: ho ancora alcune attività sulla lista che sto man mano spuntando, ma forse un’oretta per leggere la trovo. D’altronde, tra lunedì e venerdì adesso non ho proprio la possibilità di fare molto altro che non sia manutenzione minima ai luoghi in cui abito.

Il fine settimana scorso è stato parigino e spensierato: sabato si è perso tra passeggiate nei quartieri intorno a Les Halles, a scoprire i passages, nel negozio di spezie di Bruno a inventariare odori e cercare miscele da noi rare, e nel Marais,  a far scorta di te e ad osservare la gente che ci si riversa ogni giorno, nel piccolo museo archeologico sotto Notre Dame a capire come è nata Parigi, nelle strade della Rive Gauche più a ovest, eleganti e silenziose: chilometri e chilometri a piedi, scoperte e ritrovamenti di quanto già noto. La sera si è conclusa davanti ad un cous cous di Hamadi, tra il caos di Paris Musique: in ogni angolo c’era qualcuno che suonava e le note di uno si confndevano con quelle di un altro, in una cacofonia allegra e inondata di birra e cocacola. Domenica la stanchezza e il caldo hanno avuto la meglio e i ritmi di avanzamento sono stati più lenti e meno frenetici, accompagnati dalla dolcezza delle creazioni di Philippe Conticini, che non deludono mai (ohhh, il gran cru alla vaniglia e il Paris-Brest…).

La settimana che arriverà sarà di nuovo intensa, in ufficio, tra le aspettative dei nuovi colleghi e il tentativo di mettere ordine nel caos della novità di un sistema da scoprire che sta mostrando le sue debolezze e le sue opportunità. Venerdi sera però, sole permettendo, Verona e la sua stagione estiva del teatro romano mi aspettano. Sarà l’Otello di Battiston e, se ci sarà il tempo, una mattonella gelato in centro. Un fine settimana casalingo lo posso accettare, uno iato per riprendere fiato e consegnare ai giorni che arrivano il mio mondo privato pulito.

L’oleandro montano è immobile nella quiete del mattino: forse anche lui sogna il mare.

giugno 20, 2014

Attenta a quello che desideri…

…potrebbe avverarsi!

Mi annoiavo, in ufficio, e non avevo molto di interessante da fare. Per questo ho cambiato. Adesso non ho un attimo di tregua, ho persino i super corsi di formazione, e nel tardo, pomeriggio, quando riesco a uscire, lascio montagne di cose da fare e crollo addormentata appena arriva il buio. Ho voluto la bici e adesso pedalo e va bene cosi’.

Per un po’ di tempo saro’ in arretrato in ufficio, a casa, nel tempo libero e probabilmente anche in altri luoghi che adesso non mi vengono in mente. Per il fine settimana, pero’, mi prendo una pausa e torno di nuovo a esplorare Parigi, poi una tirata lunghissima fino ad agosto.

Au revoir…

settembre 22, 2013

Numeri

40 i secondi tra una soffiata di naso e l’altra nei due giorni di picco del primo raffreddore della stagione fredda.

15 i minuti per la minestrina di riso e zucchine, necessaria ieri sera per il conforto durante la malattia (ero messa male: le minestrine sono la mia ultima scelta in fatto di cibo)

30 minuti per preparare il pranzo della domenica: zucchine tonde ripiene su letto di sugo di pomodoro e poi ci ha pensato la pentola. E anche se la minestrina di ieri era buona, il pranzo di oggi valeva molto di più, soprattutto perchè si è chiuso con tre assaggi di semifreddi di un rinomato pasticcere della Franciacorta  (sto guarendo e dovrei creare un tag “pasticceria”)

2 i giorni di sospensione dal mondo difficile, ore piene di tranquillità, musica, pisolini

32.000 fotografie che ho sto ricaricando sull’ipad dopo l’upgrade a IOS7 (non avevo più lo spazio per fare il backup!); ieri sera ho anche installato un nuovo super modem-router che forse mi renderà meno antipatica Alice.

4,5 euro al mese l’offerta lampo di Poste mobile di questa settimana: 150 minuti di conversazione, 150 sms e 1 GB al mese e, de veramente sarà così, le mie spese per il cellulare subiranno un drastico ridimensionamento. Adieu, per ora a Vodafone e a Tim.

5 minuti di infusione per il tè agli agrumi comprato a Parigi: una merenda domenicale, con fette di pane abbrustolito fatto in casa spalmate di marmellata di mele e cannella, per allungare  il più possibile questa giornata (con ‘sti discorsi di cibo mi sembra di essere chottomatteo!)

10 minuti per comprare gli ingressi per due concerti dello Stradivarifestival a Cremona (Capuçon e Brunello) nel nuovo auditorium

2 i chili di porcini freschi che domani mi porteranno. Comprati, ahimè, anche quando andavo nei boschi a cercarli per i fatti miei, nemmeno inciampandoci mi accorgevo di loro

3 l zucche mantovane che aspettano di essere tagliate e ridotte a pezzetti per l’inverno: il compito è dei più spiacevoli. Qualcuno conosce un sistema rapido per togliere la buccia conservando integre le falangi?

2 lunghe telefonate ad amiche che vivono lontano per tenere i fili annodati

1 sera in pizzeria, tra poco, con la mia profe di inglese di due anni fa e la mia compagna di viaggio

11 le corde di un oud momentaneamente parcheggiato nella mia camera. Qualcuno sa suonarlo? E’ una grossa rogna…

50 i fazzoletti stesi ad asciugare, dopo lavaggio a caldo in atmosfera di Napisan che i prossimi giorni dovrò stirare

75 i millilitri di echinacea messicana in soluzione alcolica che ho ingollato in cinque giorni. In 5 giorni un raffreddore passa con o senza medicine.

Buona serata a tutti

agosto 21, 2013

Canada. Giorno 6. Spiegazioni.

Ore17.00 locali. Stazione di Ottawa in attesa del treno per Montreal.

Stamattina ho trascinato fin qui la mia recalcitrante compagna di viaggio con l’unico scopo di visitare il Museo della Civilizzazione. Certo, sarebbe stato bello riuscire a vedere anche la National Art Gallery e passeggiare per il centro citta’ ma ho dovuto accontentarmi di ammirare il Parlamento dalla sponda opposta e un pezzetto del canale Rideau, che d’inverno ghiaccia e diventa una lunghissima pista di pattinaggio, dai finestrini dell’autobus perche’ me ne e’ mancato il tempo.

A me piace andare per musei. E’ un’attivita’ che pratico fin da piccola e, a parte certe visite lunghe piu’ giorni in cui alla fine ho anche un po’ il senso del vomito, uno dei modi piu’ diretti che ho per dare collocazione storica, artistica e antropologica ad un Paese e’ quello di perdermi per le stanze di un’esposizione.

La stazione di Ottawa e’ fuori citta’ e si perdono circa 40 minuti per raggiungere Gatineau, dall’altro lato del fiume. Li’ c’e’ questo Museo in cui sono esposti manufatti delle popolazioni autoctone, antichi e moderni e ricostruite con maquette scene tipiche della vita canadese, dalla colonizzazione del luogo da parte degli europei a pochi anni fa.

Le sale riservate alle popolazioni locali sono quelle che ho trovato piu” interessanti: totem, abbigliamento, attrezzi per caccia e pesca, canoe, miti e leggende ben spiegati ed esposti con un percorso simile a quello del Museo di Quai Branly di Parigi che accoglieva la stessa tipologia di reperti senza dimenticare l’esposizione dei conflitti tra etnia e dei soprusi perpetrati ai loro danni da parte dei colonizzatori.

In serata saremo a Montreal, ceneremo e poi faremo la valigia: domani mattina si vola verso Halifax e da li’ in auto fino ad un cottage sulla costa di Antigonish. La seconda parte del viaggio sara’ dedicata all’esplorazione della Nova Scotia.

Annotazioni. I negozi e gli edifici in generale hanno due file di porte parallele, pesantissime da spingere e tirare, immagino pensate per isolare dal freddo. Ci stiamo rinforzando i pettorali e i bicipiti. I treni sono confortevoli ma in ritardo, lenti – pero’ hanno ancora la sirena come quelli dei vecchi film western – e con procedure di imbarco macchinose quasi come quelle degli aeroporti. Ci sono muffins con ogni ingrediente: stiamo facendo il pieno. I due dollari nuovi non vengono riconosciuti dalle macchinette: chiederemo rimborsi per quelle che ci vengono indebitamente fagocitate. I passaggi tra il caldo esterno e il gelo dell’aria condizionata dopo pranzo sono letali per l’apparato digerente, altro che vendetta di Montezuma.

agosto 12, 2013

Ambizioni. Un viaggio tira l’altro.

Voyage autour du monde
Questa illustrazione è da qualche settimana magneticamente appiccicata ad un fermalibri metallico nella mensola sopra il mio letto. L’ho comprata ad una bancarella del mercatino della Bastiglia a Parigi, qualche settimana fa. Mi sembrava ben augurante, con le sue suggestioni di antichi viaggi.

In questi giorni, rinfocolati dalla visione del film The way back, dalla riorganizzazione delle fotografie di un viaggio Mosca-San Pietroburgo compiuto nell’estate 2007, dalla lettura di un paio di articoli su Archeo di agosto e sul Corriere di questa mattina, mi frullano in testa  due progetti chimerici: La Transiberiana e La Via della Seta.

Fantastico, rimugino, chiudo la valigia, leggo, faccio decluttering liberatorio in solaio e sul Mac, in attesa del giorno della partenza.

E allungo la lista. In ordine sparso, tra luoghi dietro casa o all’altro capo del mondo, scrivo un elenco che muta forma, correndo dietro alle provocazioni dei sogni. Probabilmente farei più presto se scrivessi, sempicemnte, “Il Mondo”.

E voi, stesi sulla spiaggia, intrappolati al lavoro agostano, zigzaganti tra treni, traghetti e aeroporti, rimasti felici a godervi la pace della vostra casa e del vostro quartiere svuotato, che mete bramate?

  • New York -musei:  Moma –  Met – Whitney
  • Boston Museum Fine Arts
  • Venezia Gallerie Accademia; Guggenheim, Palazzo Ducale
  • Sicilia –  altre zone archeologiche Campania
  • Milano Poldi Pezzoli Brera
  • Firenze Gallerie Accademia Bargello Pitti
  • Roma Museo Archeologico
  • Londra: Museo Petrie
  • Egitto (Museo Cairo e Nilo)
  • Petra
  • rivedere Atene e Grecia in generale isole comprese
  • Vietnam e Angkor Wat
  • Cina (Xian esercito terracotta – Pechino Città proibita – Yunnan)
  • India, Nepal, Nuova Zelanda, Australia
  • Città sparse: Trieste Aberdeen Helsinki  Arras Irlanda Vienna Salisburgo Praga Budapest Danzica Stoccolma
  • rivedere Bretagna e Normandia
  • rivedere Guatemala e altra zona del Messico – Cile – Perù
  • Scozia, Inghilterra e Irlanda in auto
  • Via della Seta, Transberiana, (San Pietroburgo da rivedere)
  • Cammino Santiago Primitivo a piedi

PS: aggiunta per amnesie. Giro in Andalusia, La Digue nell’ arcipelago Seichelles, TGV Parigi-Londra…

ottobre 1, 2012

Incontri e madeleines

Vicenza era umida di pioggia e perfetta nelle geometrie mentre ne percorrevo le vie centrali con la comoda tranquillità di una passeggiata del sabato.

Oggi esco a fare due passi, sembrava mi stessi dicendo la mattina, mentre paragonavo alla giornata che stava iniziando i viaggi delle ultime settimane e quelli che mi aspettano a breve e decidevo cosa indossare. Portafoglio in una tasca, cellulare, fazzoletto e chiavi dell’auto dall’altra, un ombrellino rosso tra le mani: avevo voglia di semplicità. Mentre guidavo mi sono ricordata di questo suo post e mi è venuto da ridere e ho pensato che, anche solo per un aspetto, non avrei corso il rischio che pattylafiacca mi guardasse e mi dicesse: “Tu menti!”.

Il mio terzo incontro tra bloggers è iniziato in Piazza dei Signori sotto uno scroscio ed è proseguito all’asciutto in un fiume di chiacchiere che scorreva naturale, curioso, privo di forzature e con la voglia di scoprirsi e di riconciliare l’immagine che ci si fa di una persona attraverso quello che scrive di se’ con quanto si percepisce dal vedersela di fronte e ascoltarne la voce. Prima la sostanza e poi l’apparenza.

Avremmo potuto proseguire per ore, credo, a scambiarci pezzi delle nostre esistenze ma ci siamo fermate all’inizio del pomeriggio con l’intenzione di riprendere, da dove ci siamo interrotte, la prossima primavera.

Pochi passi sul Corso Palladio ed ecco il Teatro, piccolo e perfetto, che cambia viso e umore in un gioco di suoni e luci e le raccolte gallerie di Palazzo Leoni Montanari e poi a casa, nella serata autunnale, a vedere un film, “Il ragazzo con la bicicletta”, che fa da contrappunto a certe discussioni della giornata appena trascorsa, sulla fatica di crescere e sul sollievo, una volta diventati grandi, di sapere che ce l’abbiamo fatta.

La domenica trascorre sonnacchiosa, con una passeggiata lungo il fiume in un pomeriggio avvolto da sole, parentesi tra il grigio di questo periodo, che illumina il verde che si sta facendo rosso, giallo, marrone, e un esperimento di cucina, una recherche della Parigi appena lasciata e una lontano eco delle conchiglie del Cammino di Santiago. Una breve pausa tranquilla, prima di riprendere il viaggio.

settembre 20, 2012

Io non faccio niente

No, non è vero. Qualcosa forse faccio ma niente di nuovo o di eclatante. Rileggevo però quello che scrivevo l’anno scorso qui e quello che stanno facendo, tra gli altri minimalisti, lei e lei e lei , mi sembra di non fare nulla, in confronto.

Sto digitalizzando, con assoluta calma, da settimane, molte – troppe – fotografie e poi sarà il turno di qualche migliaio di negativi, non appena mi deciderò sul metodo da utilizzare. Al momento oscillo tra due ipotesi: compro un Reflecta RPS 7200 PRO, scansiono i negativi e poi lo rivendo. Vado da un fotografo e gli delego il lavoro. Boh. Se qualcuno ha consigli si faccia avanti.

Due settimane fa ho scritto ad un insegnante di spagnolo che conosco e con cui ho già frequentato corsi per chiedergli se mi aiuta con qualche lezione privata a studiare per il Dele di livello C1. Non mi ha ancora risposto nè io sento l’urgenza di sollecitarlo.

Mi sono informata per un corso di disegno – faccenda in cui sono negata. E’ da tempo che mi piacerebbe capire se sono proprio senza speranza o un paio di oggetti riconoscibili potrei arrivare ad abbozzarli anche io ma, con gli impegni di lavoro a Madrid dei prossimi mesi, finirebbe che perderei metà delle lezioni. Ho rimandato al prossimo anno.

Leggo, poco e piano, la sera prima di andare a dormire romanzi e saggi e la mattina, con occhio più vispo, i quotidiani on line. Niente di particolarmente gravoso. Sperimento ricette che propongo a cavie umane che, per ora, sono sopravvissute. Tengo pulita me stessa, faccio bucati e li stiro e, grazie al mio santo padre, pure la casa non se la passa male.

Zoppico sempre quindi di sport nemmeno l’ombra: se ne riparlerà in primavera dell’anno prossimo, dopo un altro probabile giro di artroscopia.

Altro non mi viene in mente. Proprio un tran tran senza scosse.

Quindi, in conclusione, direi che l’autunno inizia in tutta calma.

Ah, no. Dimenticavo. L’unica cosa che faccio è approfittare degli ultimi fine settimana di tempo mite per andarmene a zonzo. In questo ambito non conosco requie per ora. Sono una trottola turistica. Domani notte sembra, per esempio, che dormirò di nuovo a Parigi.

Poi arriveranno il freddo e il buio e allora mi accorgerò che avrò tantissimo tempo libero per andare in letargo. Bonne nuit, paresse.