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marzo 22, 2016

Marzo 2016 bis. Da Bruxelles

Con il vivere per raccontarla, nel post precedente, scherzavo. Invece é successo davvero.

Bruxelles é sotto assedio, allerta massima, trasporti pubblici bloccati, stazioni chiuse. Ho camminato sotto il sole che illuminava i muri colorati con i personaggi dei fumetti verso la gare du midi questa mattina, tra gli ululati delle sirene. Il terminal degli autobus per Charleroi era inaccessibile. Abbiamo condiviso un taxi con una coppia spagnola, senza pensarci su troppo. L’ultimo chilometro verso l’aeroporto lo abbiamo fatto a piedi: tutto era bloccato. Il mio aereo, se partira’, é nel tardo pomeriggio. Qui in aereoporto quello che piu’ si sente é il silenzio: lontano il caos dell’andirivieni. Siamo tutti qui, sospesi, in attesa. Sperando.

Il concerto é stato bellissimo: Natalie Merchant ha emozionato al Cirque Royal. Ha parlato di tolleranza, anche. Dalla finestra di un appartamento del quartiere Marolles stamattina si diffondeva a volume altissimo Give peace a chance.

Ci pensero’ quando saro’ a casa.

PS. Io invece ho paura. E non sono Charlie. Sono io e basta. Con la mia vita piccola, le persone che mi vogliono bene e quelle a cui ne voglio. E le mie cose e le mie abitudini. Io sono questo, come ognuno di voi. Se mai ne usciremo, ora che é iniziata davvero, lo faremo in qualche altro modo. Quale, non so.

dicembre 1, 2015

Al lumicino

E’ sconfortante constatare che, in un mese, avrò scritto sì e no tre post, e confrontare le frequenze con quelle di quando, piena di entusiasmo, ho aperto questo blog.

Sconfortante, ma atteso: io parto sempre in quarta e poi, salvo poche sacre cose, cambio direzione una volta esaurito l’argomento e capito il meccanismo. A volte bastano pochi mesi, altre anni, ma così funziono e, tutto sommato, finché da un’esperienza ne nascono altre, con un effetto a catena di apprendimento e scoperte, mi sta anche bene così.

Questo, ad esempio, è stato l’anno della cucina. Non si è trattato, nel mio caso, di suggestioni modaiole, quanto di prossimità: l’azienda per cui lavoro adesso si trova a 500 metri dalla Cast Alimenti. Quale miglior occasione per imparare seriamente qualcosa di nuovo? Anche perchè oggi sono qui e domani chissà: su lavoro per me resta fisso l’argomento e mobile il contesto.

A dirla tutta, l’unico posto in cui mi vedo benissimo fissa è la mia stanza. Ci trascorrerei l’esistenza, nella mia stanza, uscendo giusto per qualche viaggio e una passeggiata: c’è il letto per leggere e dormire, la scrivania per studiare, gli armadi dei vestiti per ricordare come si stava da quasi magra, le mensole cariche di libri, i miei ricordi, il silenzio, la musica in sottofondo che arriva dal pianoforte, il lontano sussurrare del traffico di giorno, i miagolii dei gatti perduti di sera, la luce dei lampioni e della luna, l’immobilità del quartiere di paese durante la notte.

Ci starei magnificamente nella mia stanza. Davvero. Mi tieni a casa, papà?! Sai, tutte quelle storie sulle donne in carriera e la parità dei sessi da raggiungere, e le risorse intellettuali da sfruttare, eccetera, eccetera…tutte chimere, tanto non ce la faremo mai. Faccio posto ad altre: io ho una casalinga dentro di me che chiede solo di essere ascoltata.

Come? Come dici? Per la solvibilità della sua carta di credito? Ehm, ecco….ci devo ancora lavorare su…