Archive for ‘Spagna’

maggio 20, 2014

Hasta pronto

Due giorni, in una Madrid che sembra essersi poco a poco rimessa in moto, per passare le consegne. Poche ore per salutare tutti e ringraziare per un’esperienza di lavoro ma, soprattutto, di vita rara. É improbabile che mi ricapiti di collaborare con un gruppo di persone cosi’ gentili e capaci o di conoscere un altro imprenditore gentiluomo. Dare la notizia che tra dieci giorni cambio azienda non e’stato facile, le risposte delle persone sono state commoventi. Oggi sara’ difficile dire addio e credo non lo diro’. Ci sono molti modi per restare in contatto, ci sono tante maniere per tornare qui a fare un giro. Mi sento in una specie di limbo, in questi giorni. Troppe cose, tutte insieme, troppi arretrati – non lavorativi -, troppo poca quiete.

aprile 8, 2014

Hasta cuando, Madrid?

Qui ci sono 25 gradi: il cielo è pulito e la luce avvolge la terra. Sul tetto del campanile del paese vicino all’azienda le cicogne sono diventate tre. E’ nato un piccolo che, tra poco, sarà pronto per imparare a volare. Il padre e la madre camminano fieri sul tetto, impettiti e maestosi. Alcuni capannoni sono stati riaperti, intonacati di fresco. Il traffico è intenso sulle strade che portano in centro a Madrid. C’è un blando ottimismo, tenuto a freno dall’ironia della cautela. Forse c’è ragione per sperare, forse sono solo la primavera e il sole che scalda le braccia nude.

Forse questa potrebbe essere l’ultima volta che vengo qui: ci sono un paio di lavori ancora in corso, prima di dire chiuso il progetto, ma le idee sono chiare e la strada è ormai nota. Qui ho trovato un progetto che mi ha messo alla prova e che mi ha entusiasmato. Credo di esserne uscita bene: gli errori saranno un monito per il futuro, i successi uno sprone. Qui ho conosciuto gente ospitale, collaborativa, ricca di voglia di vivere. Qui ho scoperto che si può essere un imprenditore e un gentiluomo insieme, ogni giorno: non credevo fosse possibile.

Le cose accadono, velocemente, molto più del previsto, e la testa non è ancora pronta a prendere decisioni: ballonzola tra i pro e i contro, prefigura possibilità, pondera opzioni. I giorni di Pasqua porteranno il mare: forse l’aria salmastra mi schiarirà le idee.

marzo 10, 2014

Come non detto. La guerra delle ramblas.

Come non detto. Il raffreddore, sparsi i microbi di cui al post precedente, e’arrivato anche da me. Ha colpito sabato mattina, all’alba, coi primi starnuti, poi ha preso possesso delle narici in aereo.  É stato preso alla sprovvista da una primavera anticipata in terra spagnola e dall’aria di mare. La’, sulle ramblas, nel caos di Piazza Catalunya, nei colori della frutta al mercato  della Boqueria, su una panchina del porto é stato sedato dal sole e dallo iodio e, abbacinato dai riflessi del cielo nel mare, per qualche ora si é ritirato per organizzare meglio il secondo assalto. La carica é avvenuta di sorpresa, nel primo pomeriggio, tra le vie fresche del barrio antico, tra gli artisti di strada, i locali che passeggiavano e i turisti seduti ai caffe’.

Ha colpito al ventre, vigliacco. Cagotto in suolo consacrato. Mi sono riparata nel chiostro della cattedrale: li’, proprio accanto alle 13 oche guardiane, c’era, o miracolo!, una latrina da campo. La permanenza nel sacro recinto del luogo di culto é durata non poco.  Sgombrato il terreno e innalzata una barriera di imodium ( minimalista, ma attrezzata e poi ho provveduto a ricostruire la scorta nella santa barbara. Dizionario essenziale: l’imodium si chiama cosi’ anche nelle farmacie spagnole),  la scoperta della citta’ é ripresa a ritmi piu’ lenti fino al tardo pomeriggio. In albergo il nemico é tornato alla carica, con brividi di febbre e scariche di starnuti, ma, ancora una volta, ho combattuto a colpi di jamon iberico, pimientos de padron salatissimi e branzino al forno in un ristorantino gallego. Qualcosa ho imparato durante l’anno e mezzo di trasferte a Madrid: so cosa ordinare! La notte é trascorsa senza eventi e cosi’ pure il mattino seguente, sotto gli alberi e le architetture oniriche del parco Guell.

Dalla terrazza si vedeva il mare brillare e il vento fresco scompigliava i capelli nelle foto. Le decorazioni a trencadis sorridevano sotto il sole; la salamandra posava paziente con centinaia di persone in foto ricordo. ( Le ho anche io le foto, sono una turista scontata, pero’ le posto dopo, sto ancora occupandomi delle ferite). Davanti alla Sagrada Familia, apoteosi surreale, e poi sotto l’arco di trionfo quel marrano ha ripreso l’assalto: il naso ormai chiuso, i fazzoletti consumati uno dietro l’altro, sono rimasta seduta e vinta, su una panchina del Parco della Cittadella a rimirare i bambini che si lasciavano incantare dalle bolle di sapone degli artisti di strada. Volavano nell’aria colorandosi di arcobaleno. ( Le bolle, non i bambini).  Sull’aereo di ritorno ho provato a distrarre il naso dai fazzoletti infilandolo in un fumetto (Snowpiecer per la cronaca: mi incuriosiva), ma tutto invano. La febbre é arrivata, insieme alla primavera.

febbraio 27, 2014

Per quelli che approdano qui cercando informazioni sul Cammino di Santiago

Arrivate qui cercando informazioni sul Cammino di Santiago: siete tanti. Leggete soprattutto la lista del mio zaino. Spero vi sia utile. Mi piacerebbe saperlo, ma non lasciate mai un commento o una proposta o una critica. Peccato: la vostra esperienza potrebbe servire ad altri. Io vi penso: è questo il tempo  in cui si programma il Cammino per la bella stagione e, come ogni anno, le visite ai miei post a tema salgono. Vorrei poterlo camminare anche io. Ho ancora voglia di ripercorrerlo a piedi anche se adesso non posso. Non so se potrò farlo mai più.

Spesso però lo ripercorro nella mente: capita, come in questo caso,  quando incontro frasi di libro moderno che ridicono cose antiche, e che descrivono quello che io stessa provai. Sono di una donna che ama scrivere storie: la leggo da molti anni e anche grazie a lei ho trovato la strada per una lingua affascinante.

Le incollo qui, non tradotte, per me stessa, perchè questo è diventato per me un luogo in cui fissare avvenimenti e sensazioni. Li rileggerò, quando i ricordi si perderanno nell’oblio e avranno bisogno di frecce gialle per dare loro una strada.

“…En algunos trechos la ruta era un sendero de mulas, en otros, sólo un delgado rastro culebreando en la naturaleza. Una transformación inesperada se operó en los cuatro falsos peregrinos. La paz y el silencio los obligó a escuchar, mirar los árboles y las montañas con otros ojos, abrir el corazón a la experiencia única de pisar sobre las huellas de millares de viajeros que habían hecho ese camino durante nueve siglos. Unos frailes les enseñaron a guiarse por las estrellas, como hacían los viajeros en la Edad Media, y por las piedras y mojones marcados con el sello de Santiago, una concha de vieira, dejados por caminantes anteriores.
En algunas partes encontraron frases talladas en trozos de madera o escritas en  desteñidos trozos de pergamino, mensajes de esperanza y deseos de buena suerte. Aquel viaje a la tumba del apóstol se convirtió en una exploración de la propia alma. Iban en silencio, doloridos y cansados, pero contentos. Perdieron el miedo inicial y pronto se les olvidó que huían. Escucharon lobos por la noche y esperaban ver bandoleros en cualquier recodo del camino, pero avanzaban confiados, como si una fuerza superior los protegieria…”

Isabel Allende – El Zorro Comienza la leyenda

febbraio 3, 2014

Neve a Madrid

A Madrid nevica. Scende a falde piccole e bagnate: prima di sera si trasformerà in pioggia.

In aereoporto i turisti scattano fotografie ai fiocchi che cadono sulle ali degli aerei, sull’asfalto delle piste, sulle spalle di chi accudisce gli oggetti volanti, disponendosi intorno a loro, come sacerdoti che celebrano un rito.

I voli atterrano in orario, spesso in anticipo: il traffico è diminuito, le code si sciolgono svelte. Spuntano negozi attorno ai nastri trasportatori per acquisti di ultimi impulsi prima di uscire all’aria aperta, tra il traffico dei taxi, umidi di neve.

Mercoledì tornerò a casa sotto il sole: qui l’umore del cielo volge sempre al sereno, in poco tempo. Resta per poco imbronciato, si scioglie in nuvole piccole sulla terra riarsa dell’altopiano. Adesso però nevica e tutti guardano fuori dai vetri delle finestre e sorridono, perchè è spettacolo poco frequente. E pare ancora Natale.

novembre 21, 2013

Roba che bolle in pentola

Madrid, un’altra volta ancora, l’ultima quest’anno. Se ripenso all’inverno scorso, all’inizio di questo progetto e poi alle sue fasi culminanti tra gennaio e marzo, mi sembra trascorso moltissimo tempo e mi chiedo come sia stato possibile reggere il ritmo di trasferte continue, mantenere la concentrazione, tenere sotto controllo molteplici aspetti del problema. Eppure l’ho fatto e, ricapitasse, ce la farei ancora perchè quando sei in mezzo alla tempesta è entusiasmante cavalcarla. E’ la bonaccia che mi frega.

Qui ormai conosco il luogo: l’incognito ha assunto nomi e declinazioni. Le cose ancora da limare sono poche e poco importanti. Ce la fanno benissimo da solie domani notte tornerò a casa.

Lì invece mi aspetta un ribollir di vini, una materia in fermento e trasformazione. Ho nuovi progetti in corso e nuove idee per la testa. Potrebbe essere – quasi temo a scriverlo perchè sembra di sfidare la sorte ed offendere gli dei con pretese non alla portata di un mortale – la posta di un’altra pietra del piano B, una pietra bella grossa che serve a passare un guado. Magari il ponte verrà giù, magari reggerà e raggiungerò l’altra riva. Chi lo sa. Il viaggio è lungo, duro e divertente. L’importante, se la pietra cadrà, è non prenderla sulla testa.

Perdonate il post sibillino: meglio andarci piano coi propri sogni.

Buona giornata

settembre 11, 2013

Madrid e l’omaggio a una cantante

E’ scesa la notte a Madrid, accompagnata da un venticello fresco che, pian piano, ha raffreddato le temperature del pomeriggio caldo e ha sollevato i tovagliolini di carta sul tavolino esterno del ristorante. Tapas, questa sera, verso le dieci, come li spagnoli veri. Prima non si poteva. Prima c’e’ stato spettacolo.

E’ successo che questa trasferta – poco desiderata perche’ avrei avuto voglia di riprendere le mie abitudini, come un gatto, dopo le vacanze ma necessaria – e’ iniziata ieri con i saluti e la lista delle cose da fare ma, alla fine dell’elenco, un sorriso e una sorpresa. ” Domani si va a teatro”. Quando, all’inizio del progetto, il responsabile dell’azienda ci ha chiesto se ci avrebbe fatto piacere conoscere quanto possibile della cultura spagnola, nelle ore libere dal lavoro, abbiamo accettato con entusiasmo ma con poche aspettative. Non e’ passata volta in cui non ci abbia regalato piccole e grandi iniziazioni.

E’ un signore, di una certa eta’, di un’educazione dei tempi che furono, di una capacita’ comunicativa delicata. Una persona speciale, insomma, e anche i figli non sono da meno.

Questa sera, perciò’, siamo stati accompagnati al Teatro del Canal ad assistere ad un omaggio, declinato in flamenco, alla cantante Chavela Vargas. E’ stato coinvolgente, totalizzante.

Per un’ora e mezza, senza interruzioni, ho tenuto gli occhi puntati, dalla seconda fila peraltro, sul palco su cui sei musicisti, sei ballerini e l’interprete principale, Cecilia Gomez, hanno interpretato Cupaima, un omaggio alla cantante deceduta l’anno scorso e hanno raccontato la sua vita tormentata.

Ho nuovi spunti adesso: ho visto un flamenco non per turisti, ho da ascoltare e imparare canzoni che non conosco – e da riascoltare La Llorona-, ho da indagare sulla vita di altri artisti che orbitavano intorno alla cantante.

Questo per le prossime settimane. Lo tengo da parte per le sere autunnali. Domani invece sara’ un altro giorno di lavoro, spiegazioni, controlli e viaggi aerei ma pian piano arrivera’ venerdi sera: anche se per poche ore, mi aspetta il mare di casa nostra.

http://www.teatroscanal.com/espectaculo/cupaima-chavela-vargas-homenaje-danza/