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ottobre 27, 2014

Una porta parigina da aprire

Però ho trovato chiuso…

 

VDMI Paris

settembre 24, 2012

A Parigi non si è mai troppo piccoli (o troppo grandi)

Parigi non mi ha deluso nemmeno questa volta. La rive gauche regala altri negozi in cui perdersi e sficcanasare, scorci poetici e monumenti grandiosi, echi letterari ed artistici, il Museo Rodin e altre pasticcerie da scoprire, piene di cose buonissime e colorate.

Mi ha fatto conoscere anche due nuovi amici, Mai e Matteo: ci siamo scambiati pezzetti delle reciproche vite davanti ad un ottimo tè e ad una fetta di torta al cioccolato, che conteneva probabilmente il fabbisogno calorico giornaliero necessario ad un taglialegna.

Oppure ad una turista  in pausa prima di affrontare altri boulevards e la vista splendida sulla città avvolta dalle ombre della sera dall’alto dell’arco di trionfo, quando le auto che transitano lungo gli Champs Elyseées diventano due lunghissime linee di luce, una rossa e una bianca, intervallate dall’intermittenza dei semafori a metà della strada, quando la Tour Eiffel si staglia gialla nell’aria scura a destra e manda la buonanotte alla cupola di Montmartre, tonda sagoma a sinistra, quando le mille e mille persone ancora a lungo invadono le vie e i locali e i giardini tutt’intorno fino a dove lo sguardo riesce a distinguere i profili dei tetti d’ardesia.

A Parigi c’era ancora musica all’aperto in questo primo fine settimana d’autunno e dove c’è musica ci sono i bambini che ci si tuffano in mezzo per capire di che cosa è fatta e vedere, proprio da vicino, che effetto che fa.

giugno 26, 2016

Giugno 2016 (bis per i Floating Piers)

Nel delirio che si abbattuto in questi luoghi, di solito non usi a tanta notorietà e, soprattutto, non pronti a sostenerla, mi barcameno come posso. Nella percorso giornaliero feriale da mezza Valle Camonica a Brescia, zona stra-est, devo passare per forza da Sulzano.  Se parto presto la mattina e lascio l’ufficio alle 17.00 in punto,  stazionando come un bracco in punta davanti alla timbratrice, ho discrete speranze di percorrere, in entrambe le occasioni, in meno di un’ora e mezza i soliti 70 chilometri, scantonando per i paesini e le vie traverse. Se mi sbaglio con i tempi è la fine. La seconda settimana dell'”installazione” – ormai la chiamano tutti così –  potrebbe però essere, per noi oriundi, di molto peggiore di quella appena trascorsa.

La febbre dell’evento sale, sale, sale, alimentata dalla stampa, sostenuta dalle decisioni di chi si ritrova in mano una patata bollente (leggi= treni che non partono, folle che si accumulano, forze dell’ordine che presidiano, caldo che picchia, strade che si chiudono, zone rosse che si infrangono, navette che si inchiodano, parcheggi che rigurgitano) e non ha nessuno a cui passarla. Nemmeno un piatto in cui lasciarla cadere. Le aperture e le chiusure si susseguono con la stessa incertezza e lo stesso  alone di mistero che avvolge tutta l’Italia. Oggi si, domani no, stanotte forse, chissà. A volte è colpa del tempo:  di quando in quando vento e temporali abitano il lago. Sono come i cigni e i ratti che si appropriano della passerella: non seguono le regole, loro. A volte invece è esigenza di altro tipo che decide se si sale o no: meglio tenerne dei tratti preclusi per garantire al vip di turno la propria elitaria fruizione.

La mia opinione, ve lo dico subito, è che sia tutta una gran furbata. Un pontile galleggiante, come ce ne sono a bizzeffe, con costi spropositati, di un colore che non si può non notare e con un’operazione di marketing sensazionale alle spalle: non un’opera d’arte, forse un po’ di ingegneria. Il luogo in cui non si può non andare nel 2016.

Ora che – se non l’avevate capito da un paio di post fa – ho espresso la mia disapprovazione, vi dirò che ci sono andata lo stesso. Voglio dire: ci passo davanti due volte al giorno da mesi. Vi pare che non mi venga voglia di curiosare?! Anzi, ci sono stata ben una volta e mezzo: la volta piena la conto perchè ci ho messo i piedi sopra. La volta mezza la conto pure perchè ci sono arrivata, per tutta la sua lunghezza, a pochi metri, senza toccarla. Ed è stata, tra le due, quella che ho preferito.

La mattina dell’inaugurazione, R., che si è fatta prestare la barca dalla sorella (cui va eterna gratitudine), mi ha caricato su e se l’è remata tutta, avanti e indietro, alla distanza di due bracciate a nuoto. Se anche voi ve ne stavate lì e avete visto due tizie, di cui una molto grassa che faceva foto e una magra che faceva tutta la fatica, naviganti in una meravigliosa barca di legno di quelle classiche da pescatori, e restie a mollare la felpa in una giornata ancora poco convinta che fosse arrivata l’estate, ecco, eravamo noi. Ce la siamo goduta. Il lago è sempre uno spettacolo. Il lago dal lago e la terra dal lago ancora di più.

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Quel mattino, sempre con R., avrei dovuto partire per Parigi: quest’anno la nostra razione di fortuna l’abbiamo sprecata a Bruxelles e, vista l’aria che tirava, abbiamo deciso di fare le turiste a casa nostra.  Prima di armare la barca, però, ci siamo fermate in piazza ad Iseo, a comprarci due croissant appena sfornati da un pasticcere giovane e un po’ folle  di formazione francese, per consolarci. Nello zainetto avevamo anche ciliegie e acqua. La merendina l’abbiamo fatta con vista Floating Piers, zona Montisola, incuriosite dallo spettacolo dell’umanità che si riunisce in gregge. A mezzogiorno le acque cominciavano ad essere altrettanto frequentate dei pontili: ce la siamo filata a motore.

Giovedi, nel tardo pomeriggio, abbiamo invece deciso di unirci al gregge e, per non so quale combinazione tra conoscenza del territorio e sfacciato colpo di culo, la nostra attesa si è limitata ad una mezz’ora scarsa davanti alla fermata della navetta. Abbiamo perciò percorso, in compagnia della famiglia di una mia collega, tutta l’estensione arancio tra il vociare, il caldo che si faceva umido e scuro nella sera, i volontari che tentavano di ridurre i tempi di percorrenza della gente con ogni mezzo, la gente che faceva di tutto per ignorarli, le mise ridicole, l’artista che navigava su una chiatta a raccogliere ovazioni, La Capitanio 1926 (un vecchio battello lacustre) svegliata dal sonno, i sub di Iseo che hanno abbordato a nuoto la passerella e sono stati impietosamente ricacciati in acqua, il mal di mare, il ginocchio in fiamme dopo due ore di cammino su una superficie instabile, il pezzetto di tessuto da tenere per esperimenti scientifici (in che colore cangia se ci faccio pipì sopra?) il sudore appiccicoso, la conquista della navetta di ritorno, la doccia e il sonno profondi della notte, la voglia di tornare a vedere Montisola quando tornerà ad essere quello che è sempre stata, e cioè un posto in cui vivere e non lo sfondo caotico di una fotografia.

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Alla fine, la cosa più bella è sempre la stessa, con o senza passerella furba: il lago.

Offresi a caro prezzo consigli, segreti e scorciatoie per chi decida di tentare la conquista dei Floating Piers durante la seconda e (per fortuna) ultima settimana di apertura. Poi mi offrirò volontaria per aiutare a smantellarla.

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giugno 14, 2015

Foto ricordo

Visto che ho scritto poco, negli ultimi mesi, deposito qui qualche foto riassuntiva. Servono  per il muretto, di cui al commento del post precedente.

Veneziane – Marzo

Veneziane Marzo

 

Biscotti – Aprile

Biscotti Aprile

Pasticceria Salata – Aprile

Bignè Pasticceria salata Aprile

Cioccolato – Aprile

Cioccolato Aprile

Parigi – Maggio


Parigi Murales Belleville Maggio

Mignon – Maggio

Mignon Maggio

Torte – Maggio

Torte Maggio

Svizzera – Giugno

Lucerna Svizzera Giugno

Domani

Snopy in ufficio

gennaio 10, 2015

Puff.

In tre giorni il benessere accumulato durante il riposo nel periodo natalizio è sparito, sciolto come neve al sole, afflosciato come il copertone di una ruota di bicicletta a metà di una passeggiata. Iniziare a ranghi ridottissimi qualche giorno prima ha avuto perlomeno il vantaggio di rendere la ripresa meno brusca,ma, come da previsione, il pressappochismo di chi avrebbe dovuto garantire l’avvio in tranquillità di un bel progetto ha prevalso e il tardo pomeriggio di questi tre giorni si è trasformato in un frenetico, nervoso, deprimente tour de force.

Non ha giovato all’umore la cronaca di quanto accaduto in una delle mie città del cuore, così lontana, così vicina, il dispiacere per l’insensatezza di altre morti e per chi resta a piangerle, la preoccupazione per i giorni futuri, i pensieri su quel che è giusto e quel che è sbagliato nel mio microcosmo personale di leggi morali, tutte in discussione, tutte di nuovo da riformulare.

Gennaio è iniziato così. Speriamo non continui allo stesso modo.

dicembre 30, 2014

Anno che va, anno che viene

Prosegue, nell’assoluta pigrizia, questa pausa dal lavoro che si concluderà fin troppo presto: venerdi, sabato e lunedi rientro per il circo annuale degli inventari. Posto che vai, inventario che trovi. In questo, ancora nuovo, per me, è da molto – troppo – che non si fa e ce n’è bisogno. E poi dal 7 ricomincerò a ritmo pieno, in una lunga apnea che durerà fino alla primavera, tra ingorghi di traffico che peggiorano e abitudini ancora da trovare. Perlomeno ultimamente scrivo nel blog: le statistiche annuali di wordpress mostrano un calo considerevole della mia frequenza di pubblicazione da settembre: effetti collaterali del nuovo lavoro.

Nella lista delle cose da fare  nei prossimi mesi non ho aggiunto niente: sarebbe meglio, prima, accorciare ancora di qualche punto la megalista che ho steso qualche anno fa, nella speranza di arrivare ad azzerarla, prima che la vecchiaia mi colga.  E magari suonare il pianoforte molto più spesso di una volta al mese.

Quella dei buoni propositi è scarna: non ho mai avuto grandi illusioni sulla mia costanza nelle cose che sanno di buono. Ci sono solo due  voci: basta parolacce, quelle in azz e oni, specialmente. Non ho più l’età. E piscina in modo continuativo, se quella appena riaperta accanto a dove lavoro non si richiuderà di nuovo, come un riccio timido.

Per quel che riguarda invece uno dei miei argomenti preferiti, e cioè quello della formazione costante – alias “achecorsomiiscrivo” – sono dolentissima per la mia scelta del 2014. Mi ero infatti iscritta a questa cosa qui nell’inoltrato 2013, nella speranza di migliorare in modo galattico la mia scrittura. Sono partita con le aspettative a mille. Ho concluso con molta disillusione, perché non ho imparato niente di quel che speravo, ma altro, di cui avrei magari anche fatto a meno. Il risultato è stato il mio faticosissimo primo pseudoromanzo da chiudere in un cassetto e buttare via la chiave, perché mi è venuto come viene un soufflé quando si sgonfia. Se foste curiosi, un paio di ricerche rapide dal link che ho postato vi condurranno ad un famosissimo blog bollettino su cui qualche giorno fa è stata pubblicata una notiziola al riguardo. Ho incontrato gente simpatica, con cui è stato interessante ragionare, ma, insomma, la parte di me che ragiona con schemi causa-effetto, pago per imparare, mi applico e miglioro, ha sofferto moltissimo di frustrazione.

Così ho deciso che per un certo periodo di tempo, in attesa che mi riparta il pirlo delle certificazioni linguistiche che mi mancano, mi dedicherò solo a cose per le quali non nutro nessuna aspettativa o per le quali non ho formazione precedente al riguardo, vuoi per mancanza di inclinazioni particolari, vuoi perché mi ci sento talmente inadeguata che non potrà uscirne altro che qualcosa di buono, qualunque cosa sarà. A novembre perciò ho cominciato un corso di disegno, un’ora e mezza a settimana, nel quale produco sgorbi così miseri che ogni volta che li riguardo mi viene da ridere e durante il quale mi rilasso molto, per un meccanismo interno secondo cui il mio super-io depone le armi nei confronti della vita ogni volta che mi può concedere di essere spettatore e non attore. A febbraio, invece, udite udite, inizierò un corso di pasticceria di base per neofiti di 120 ore serali, che durerà quattro mesi, nella scuola fondata da Iginio Massari, che si trova a poche centinaia di metri da dove lavoro.

Prevedo un primo semestre durissimo, dal punto di vista dell’impegno, ma molto interessante.

E per ultimo tocca ai sogni di viaggio: ho già prenotato roba rapida, come un fine settimana a Palermo e uno a Parigi, ma le mie dita fremono tra le ricerche dei voli per una settimana ad un mare serio (Grecia, Sardegna?) in periodo di bagni e, ancora di più, per una in Giordania, destinazione Petra, se la situazione siriana non peggiora. Poi, dopo Petra, di grosso grosso avrei New York.

E poi una montagna di altri luoghi, come sempre. Tanto sognare non costa nulla.

ottobre 23, 2014

Trottola. Cronache degli ultimi giorni

Me la scrivo qui, questa cronaca, più per me stessa che perchè ritenga abbia un minimo di interesse per altr perchè quando, in un futuro lontano lontano, me ne starò a casa in pigiama a lavorare quando e come pare a me, dalle mie stanze, su che cosa ancora non so, ma lo scoprirò, ne sono sicura, la riguarderò e penserò: che pirla che ero e quanto sto bene adesso a casa in pigiama, che me lo tolgo, mi infilo un paio di jeans e faccio quattro passi al sole per andare a prendere il pane, e poi il prosciutto e poi torno e metto su una parmigiana e magari faccio pure una torta, e poi un pisolino, e poi dopo leggo in poltrona davanti al camino, quando cioè sarò in grado di vivere per lo più di rendita e di lavorare solo per il piacere di farlo (cioè mai):

– sabato mattina: ignoro la sveglia, dopo una settimana di levatacce a ore 6.00, e con calma salto fuori e sistemo alcune cose in giro e la prendo con la quiete e poi guido fino quasi a Brescia, poi prendo un treno e vado a Milano per non perdere per lo meno il pomeriggio di lezione di un corso che sto seguendo da quasi un anno di cui, forse, un giorno, scriverò anche qui, e torno a dormire in un posto quasi a Brescia verso le 22.00

– domenica mattina: riprendo il treno e ritorno a Milano per la stessa ragione di cui sopra; a ore 19.00 circa ceno (perchè la trovo pronta) nel posto quasi vicino a Brescia e poi cinema, grande evento, per una volta tanto. Film in programma: Helen Miller cuoca francese stellata alle prese con la concorrenza della cucina indiana. Comoda comoda in poltroncina, le luci si spengono e si parte. Poi dopo un quarto ‘ora ci si ferma perchè è saltato l’impianto audio. Capita praticamente mai, tranne in questi casi. Ne esco a 21.30, con due biglietti omaggio per l’inconveniente. Il problema è trovare il tempo di usarli.

Lunedi: sveglia a ore 6.00, in auto in Brebemi: corso ad Assago, per lavoro stavolta. Rientro a ore 19.30. Cena (la trovo pronta, solo da scaldare) e tracollo poco dopo.

Martedi: idem, con rientro un’ora dopo.

Mercoledi: torno a casa-casa, 18.30 perchè sono scappata da ufficio. Sto benone anche nel posto vicino a BS, ma a casa c’è la mia casa (e mio padre) e ogni tanto ho bisogno di tornarci. Cena con un ospite (la trovo pronta), zainetto da preparare con la logica del minimo indispensabile per lasciar spazio a altro, roba in lavatrice e un’annusatina in giro per controllare se il profumo di casa è sempre coerente a se stesso. Regalo di compleanno anticipato da parte delle zie.

Giovedi e venerdi: sveglia ore 6.00, soliti ingorghi ad andare e soliti a tornare.

Sabato e domenica: si prevede sveglia a ore 4.30 del mattino. Però stavolta è per un’ottima causa. Fine settimana di corsa a Parigi. Programma del sabato, scioperi permettendo: giro per santelle, cioè per i soliti negozi a fare provvista per l’inverno, qualcosa di nuovo e, se ci sta, la mostra di Hokusai al Grand Palais prima di cena (i biglietti ci sono, il ginocchio spero regga). Programma della domenica: festeggiamento del 42-esimo compleanno al Louvre nel senso che è sempre una festa quando riesco a trascorrere lì qualche ora. Si prevede rientro a casa casa per mezzanotte.

Ora, desiderio per il 43esimo anno di permanenza in questa vita: se potessi continuare a fare queste cose anche l’anno prossimo io sarei contenta; se poi riuscissi a farle un po’ meno a strangoloni, lo sarei ancora di più. Il genio è però saggezza e gioventù, quindi immagino che, ormai, sia andata. Meditiamoci su e se proprio è così, meglio affrontare la triste evidenza davanti ad un piatto di biscotti al cioccolato fatti in casa (non da me, ovviamente, la trovo pronta. E se specifico che la trovo pronta e mi vergogno pure a scriverlo è perchè sono femmina e una vita come quella su descritta i miei colleghi uomini la fanno senza porsi tanti problemi e senza nemmeno vedere che quelle che per me sono scorciatoie, che altri che mi vogliono bene mi hanno sempre permesso di prendere, per loro sono la strada principale).

biscotti al cioccolato