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aprile 8, 2014

Hasta cuando, Madrid?

Qui ci sono 25 gradi: il cielo è pulito e la luce avvolge la terra. Sul tetto del campanile del paese vicino all’azienda le cicogne sono diventate tre. E’ nato un piccolo che, tra poco, sarà pronto per imparare a volare. Il padre e la madre camminano fieri sul tetto, impettiti e maestosi. Alcuni capannoni sono stati riaperti, intonacati di fresco. Il traffico è intenso sulle strade che portano in centro a Madrid. C’è un blando ottimismo, tenuto a freno dall’ironia della cautela. Forse c’è ragione per sperare, forse sono solo la primavera e il sole che scalda le braccia nude.

Forse questa potrebbe essere l’ultima volta che vengo qui: ci sono un paio di lavori ancora in corso, prima di dire chiuso il progetto, ma le idee sono chiare e la strada è ormai nota. Qui ho trovato un progetto che mi ha messo alla prova e che mi ha entusiasmato. Credo di esserne uscita bene: gli errori saranno un monito per il futuro, i successi uno sprone. Qui ho conosciuto gente ospitale, collaborativa, ricca di voglia di vivere. Qui ho scoperto che si può essere un imprenditore e un gentiluomo insieme, ogni giorno: non credevo fosse possibile.

Le cose accadono, velocemente, molto più del previsto, e la testa non è ancora pronta a prendere decisioni: ballonzola tra i pro e i contro, prefigura possibilità, pondera opzioni. I giorni di Pasqua porteranno il mare: forse l’aria salmastra mi schiarirà le idee.

febbraio 3, 2014

Neve a Madrid

A Madrid nevica. Scende a falde piccole e bagnate: prima di sera si trasformerà in pioggia.

In aereoporto i turisti scattano fotografie ai fiocchi che cadono sulle ali degli aerei, sull’asfalto delle piste, sulle spalle di chi accudisce gli oggetti volanti, disponendosi intorno a loro, come sacerdoti che celebrano un rito.

I voli atterrano in orario, spesso in anticipo: il traffico è diminuito, le code si sciolgono svelte. Spuntano negozi attorno ai nastri trasportatori per acquisti di ultimi impulsi prima di uscire all’aria aperta, tra il traffico dei taxi, umidi di neve.

Mercoledì tornerò a casa sotto il sole: qui l’umore del cielo volge sempre al sereno, in poco tempo. Resta per poco imbronciato, si scioglie in nuvole piccole sulla terra riarsa dell’altopiano. Adesso però nevica e tutti guardano fuori dai vetri delle finestre e sorridono, perchè è spettacolo poco frequente. E pare ancora Natale.

settembre 11, 2013

Madrid e l’omaggio a una cantante

E’ scesa la notte a Madrid, accompagnata da un venticello fresco che, pian piano, ha raffreddato le temperature del pomeriggio caldo e ha sollevato i tovagliolini di carta sul tavolino esterno del ristorante. Tapas, questa sera, verso le dieci, come li spagnoli veri. Prima non si poteva. Prima c’e’ stato spettacolo.

E’ successo che questa trasferta – poco desiderata perche’ avrei avuto voglia di riprendere le mie abitudini, come un gatto, dopo le vacanze ma necessaria – e’ iniziata ieri con i saluti e la lista delle cose da fare ma, alla fine dell’elenco, un sorriso e una sorpresa. ” Domani si va a teatro”. Quando, all’inizio del progetto, il responsabile dell’azienda ci ha chiesto se ci avrebbe fatto piacere conoscere quanto possibile della cultura spagnola, nelle ore libere dal lavoro, abbiamo accettato con entusiasmo ma con poche aspettative. Non e’ passata volta in cui non ci abbia regalato piccole e grandi iniziazioni.

E’ un signore, di una certa eta’, di un’educazione dei tempi che furono, di una capacita’ comunicativa delicata. Una persona speciale, insomma, e anche i figli non sono da meno.

Questa sera, perciò’, siamo stati accompagnati al Teatro del Canal ad assistere ad un omaggio, declinato in flamenco, alla cantante Chavela Vargas. E’ stato coinvolgente, totalizzante.

Per un’ora e mezza, senza interruzioni, ho tenuto gli occhi puntati, dalla seconda fila peraltro, sul palco su cui sei musicisti, sei ballerini e l’interprete principale, Cecilia Gomez, hanno interpretato Cupaima, un omaggio alla cantante deceduta l’anno scorso e hanno raccontato la sua vita tormentata.

Ho nuovi spunti adesso: ho visto un flamenco non per turisti, ho da ascoltare e imparare canzoni che non conosco – e da riascoltare La Llorona-, ho da indagare sulla vita di altri artisti che orbitavano intorno alla cantante.

Questo per le prossime settimane. Lo tengo da parte per le sere autunnali. Domani invece sara’ un altro giorno di lavoro, spiegazioni, controlli e viaggi aerei ma pian piano arrivera’ venerdi sera: anche se per poche ore, mi aspetta il mare di casa nostra.

http://www.teatroscanal.com/espectaculo/cupaima-chavela-vargas-homenaje-danza/

ottobre 30, 2012

Pioggia a Madrid

Que llueva, que llueva
La Virgen de la Cueva
Los pajaritos cantan,
Las nubes se levantan.
¡Que sí, que no,
que caiga un chaparrón!
Que siga lloviendo,
Los pájaros corriendo
Florezca la pradera
Al sol de la primavera.
¡Que sí, que no,
que llueva a chaparrón,
que no me moje yo!
Maggio 27, 2015

E allora muoviti, muoviti!

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Nel fine settimana ho fatto un giro, ancora qui, perchè sono monotona e affezionata. Ci sono sempre tante cose da nuove da vedere e tante cose vecchie da salutare. Stavolta c’è stato il Père-Lachaise, con le sue tombe aggrovigliate sulla collina, Bellevile, col suo panorama e i suoi graffiti, La Sainte-Chapelle, con le vetrate restaurate che splendevano nella luce fissa della sera. Poi ancora il Marais, che festeggiava le conquiste dublinesi, il Museo d’Orsay, che è una sicurezza, il Museo Marmottan, che è stata una novità, il duplice pellegrinaggio in adorazione alla Patisserie  des Rêves, la scoperta delle praline di Chapon. E poi il ritorno a casa, quel tanto che basta per disfare la valigia e rifarla.

Sto trascorrendo una settimana movimentata. Lunedi sera è terminato il corso di pasticceria, dopo 120 ore, con un esamino finale, nel quale mi sono cimentata con la mousse au chocolat. Stasera consegneranno i diplomi e si sbaferanno i temi d’esame, ma io non ci sarò. Sarò, infatti, a Como, ad un concerto di Jackson Browne: arrivo tardi, alla musica moderna, e ci arrivo per le vecchie glorie.

Ci arriverò anche assonnata: ieri ho fatto tardi in pizzeria, in ottima compagnia. Vi ricordate del periodo in  facevo la spola tra il mio vecchio ufficio e Madrid? A distanza di un anno, ho rivisto uno dei protagonisti, in Italia per lavoro, con la collega con la quale ho condiviso il progetto. E’ stata una cena di chiacchiere, aggiornamenti, risate. Che belle persone. Che bel progetto. Chissà se me ne ricapiterà mai uno così piacevole – e massacrante – da fare e ricordare.

Domani, invece, si chiude il corso di disegno. Ho imparato poco, partendo da talento nullo e abitudine alle matite inesistente. Sono state ore di immersione in una dimensione di concentrazione rilassante con risvegli di frustrazione. Dubito che farò mai qualcosa di buono, ma da tanto volevo iniziare, e sono soddisfatta per averlo fatto. Lo sono molto di meno pensando che i miei sgorbi saranno messi in mostra, insieme agli altri, per testimoniare il lavoro dell’associazione. Secondo me l’unica ambizione dei miei fogli è quella di finire a fare gli inneschi del caminetto insieme alla diavolina.

Venerdi sera…- vorrei dirvi gran finale, ma non è ancora finita – cena di fine corso pasticceria in un ristorante stellato appena fuori Brescia. Non vedo l’ora, perchè sarà una scoperta piacevole. Ne uccide di più la gola che la spada, e io sarò tra loro. Non devo però pensare al fatto che sarà l’ennesima giornata di ore piccole, e io sono un ronfo, soffro, se vado contro natura.

Il gran finale arriverà nel fine settimana lungo: quattro giorni in Svizzera, tra Zurigo e il lago di Costanza: altri posti nuovi, altro giro.

Poi giugno sarà di gran riposo, a confronto.

aprile 11, 2015

Papere indiane da marcia

Certe volte, ci si deve adattare. In fila indiana, uno dietro l’altro, senza chiedersi dove si stia andando e perchè, si prosegue il proprio cammino, a ritmi forzati. I giorni passano, le ore lavorative si susseguono apparentemente diverse, ma tutte identiche adesso che so quali fili tirare, quelle di studio (stiamo parlando – ricordo, di pasticceria e, nel breve, di sfoglia e lievitati ,o, meno di frequente, di disegni a matita) capitano intensissime e divertenti, quelle libere alternano momenti vorticosi da liste di cose da fare a attimi di inerzia apatica.

Cinque giorni liberi, sotto Pasqua, come manna dal cielo, tre giorni lavorativi intensi e poi di nuovo un fine settimana tranquillo e di sole, prima di riaggregarmi al pulmino delle papere marcianti. Ho fatto in tempo a vedere La famiglia Belier – una bella risata – e tentare di guardare American Hustle (perchè guardare un film su inciuci statunitensi fine anni settanta quando ce ne sono tantissimi qui e freschi di giornata?) e un altro paio di robe così inutili che me ne sono già dimenticata il titolo. Sono riuscita a camminare un po’, a farmi una bella chiacchierata con un’amica che vedo poco, una con un amico che vedo altrettanto poco, a lavare chilate di roba, a giocare con piantine e semine da orto in terrazzo – quest’anno direttamente in cassetta, al posto dei gerani -, a leggere un paio di libri piacevoli, tra cui Amore, cucina e curry, a scrivere email ad amici che vedo poco – ah, Madrid, come mi manca, adesso – , a pulire qua e là e a recuperare il sonno perduto.

Sono quasi pronta a rimettermi in marcia, dietro le papere indiane. Prima però devo riparare un errore “gravissimo” dell’hd del mio mac. Oppure diventare neo luddista, e ricominciare ad usare carta, penna, calcolatrice ( e ipad).

Maggio 20, 2014

Hasta pronto

Due giorni, in una Madrid che sembra essersi poco a poco rimessa in moto, per passare le consegne. Poche ore per salutare tutti e ringraziare per un’esperienza di lavoro ma, soprattutto, di vita rara. É improbabile che mi ricapiti di collaborare con un gruppo di persone cosi’ gentili e capaci o di conoscere un altro imprenditore gentiluomo. Dare la notizia che tra dieci giorni cambio azienda non e’stato facile, le risposte delle persone sono state commoventi. Oggi sara’ difficile dire addio e credo non lo diro’. Ci sono molti modi per restare in contatto, ci sono tante maniere per tornare qui a fare un giro. Mi sento in una specie di limbo, in questi giorni. Troppe cose, tutte insieme, troppi arretrati – non lavorativi -, troppo poca quiete.