E questo è quanto

Ci eravamo lasciati – dopo la parentesi delle foto di un viaggio in Italia, con mio padre e in camper alla scoperta della Reggia di Caserta e di Paestum, e di un’incursione aerea con R. in quel di Praga, che da tanto volevo visitare –  con un post in cui vi spiegavo che no, il blog non era ancora chiuso, ma languiva perché mi ero imbarcata in un’altra impresa delle mie, che mi stava assorbendo quel poco di tempo libero che ho.

L’impresa in questione, ridicola, visionaria e del tutto fuori dalla mia portata, è stata concepita a febbraio, dopo un paio di settimane di ripresa del nuoto. Chi mi legge da un po’ sa che ho un ginocchio fuori uso con cui non sono ancora arrivata all’armistizio e che, puntualmente, sfido in battaglia. Stavolta la faccenda è iniziata davanti ad un cartellone che compare periodicamente in molte piscina d’Italia e che da tempo aveva allungato la lista delle cose che vorrei fare prima di morire.

Dato che avevo bisogno di una motivazione fortissima per non mollare il nuoto o qualunque altra forma di pseudo movimento io riesca a fare, questa volta, contro ogni logica, ho deciso che era quella buona. Mi sono perciò iscritta, con la massima serietà e l’assoluta certezza dell’inadeguatezza, ad un corso FIN per diventare Assistente Bagnanti.

Due sere a settimana ci sono stati allenamenti per i quali non ero pronta e che mi lasciavano sfinita. Altre quattro volte a settimana entravo in acqua per conto mio, per ricostruire il fiato, imparare ad ignorare il dolore al ginocchio, combattere per far coesistere  un corpo da otaria con un sogno da delfino. Certe volte nuotavo malissimo, scoraggiata. Certe altre uscivo stanchissima, ma carica. E sempre, sempre, lenta, ma così lenta che anche il cronometro, dal chiodo in cui è appeso, rideva guardandomi soffrire. Il giorno in cui sono riuscita a fare una vasca in apnea gli incubi notturni, in cui la certezza che non ce l’avrei mai fatta mi perseguitava, sono terminati e hanno lasciato posto ad una lucida determinazione: se non quest’anno, il prossimo, mi sono detta.

Ho fatto del mio meglio, combattendo contro bronchite e disperazione per cause terze, e alla fine della settimana scorsa, ho ricevuto il mio brevetto. Non è nelle mie intenzioni lavorare come AB: vorrei però proseguire con il corso per ottenere le qualifiche di Istruttore. Prima o poi. Il giorno dell’esame pratico e teorico, che tanto avevo paventato, ero reduce da una settimana di quelle che nessuno vorrebbe mai trascorrere e l’ho fatto come se fossi fuori di me, a guardare un’altra persona rantolare nuotando.

La prossima settimana inizierò con mio padre un altro viaggio, tra operazioni chirurgiche, reparti oncologici, lente riabilitazioni e molta speranza: non sarà splendido come quello che abbiamo condiviso qualche settimana fa, ma, alla fine, ne sono sicura, torneremo insieme all’acqua. Al mare.

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5 commenti to “E questo è quanto”

  1. La mela non cade lontana dall’albero, volitiva tu e di sicuro agguerrito guerriero il tuo babbo, quindi, per stare in tema, …. in culo alla balena ad entrambi ed un fortissimo abbraccio

  2. Penso che tu sia stata bravissima a ottenere il brevetto, nuotando davvero controcorrente!
    Non mollare mai e un forte abbraccio da portarti dietro nel prossimo viaggio… il mare vi aspetta al ritorno!

  3. In bocca al lupo multipli per te e per il tuo papà

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