Untangling misunderstandings

Jackson Browne e’ sul palco e ha gia’ cominciato a suonare. Sono le 21.00 o poco piu’ di mercoledi 27 maggio. La biglietteria del Teatro Sociale di Como ha funzionato male: c’e’ ancora gente che sta entrando, alcuni biglietti sono stati stampati doppi, alcune persone sono ancora fuori, in fila. I professionisti pero’, se c’e’ scritto che si inizia alle 21.00, alle 21.00 iniziano a suonare. Le chitarre e la batteria occupano l’aria. 

“Posso avere un pos*****?”

La mia compagna di viaggio, fan accanita da lustri, ha gli occhi lucidi e il corpo in fibrillazione.

“Cosa?”

“POSSO AVERE UN POOOOOSS??????”

Intorno a noi, seduti sulle minuscole seggiole di platea, si agitano persone di eta’ piacevolmente superiore alla mia. Capelli lunghi, o zero capelli, uniformi di jeans, magliette o camicie fantasia, aspetto comodo, un poco sciatto. Mi ci trovo benissimo in mezzo: evidentemente vesto sinistra- anche perche’ la roba di destra si ferma alla taglia 48. Mi ci trovo bene in mezzo probabilmente perche’ di destra non posso dirmi piu’, se non per alcune cose, di sinistra non son mai stata, se non sempre per alcune altre cose, e un pubblico confortevolemente riunito per ascoltare un sessantaseienne che canta da anni di diritti sociali mi mette a mio agio. Non so ancora se la mousse au chocolat e’ rimasta su – c’e’ là chiusura di corso in Cast Alimenti – ma, per il resto, me la godo.

“Non capisco….”  

Mi avvicino. La musica suona alta.

“VOGLIO UN POOOOS**** DI LUI!!!”

Mah. Faccio di si’ con la testa. Forse vuole un post sul concerto. Da quando R. ed io ci siamo conosciute, questo blog e’ diventato, tra le altre cose, un piccolo diario di viaggio, ci troviamo entrambe le tracce per legare i ricordi.

Le prime canzoni di Jackson Browne le ho ascoltate canticchiate da lei. Quelle da lui, le ho sentite nel viaggio da Brescia verso Como. Mi sento osservatrice esterna. Percio’ osservo. R.ha cominciato ad ascoltare Jackson a sedici anni. Le ha fatto compagnia durante le distonie dell’adolescenza, le ha insegnato l’inglese, l’ha consolata lungo le solitudini alterne della sua vita. Se vuoi capire R., devi passare dalle canzoni di Jackson Browne. Ad esempio, la prima impressione che si puo’ avere, di lei, e’ che sia timida o distaccata. Invece no. Si sente perpetuamente d’impiccio, per cui se ne sta alla larga, riccioli bassi, berretta in testa. Non chiede mai alla gente come sta, a meno che le interessi davvero,  perche’ Jackson le ha spiegato che “people ask how you’re doing because it’s easier than letting know how little they could care”. E cosi’ si e’ convinta che le frasi di rito si possano saltare e che in giro ci sia pochissima gente sinceramente preoccupata di come lei si senta. R. detesta lo small talk, alle cui regole si assoggetta di rado e a disagio, sospetto per lo stesso motivo.

R. e’ anche, di solito, molto gentile. Mentre la mia regola morale cardine ruota intorno al non fare agli altri cio’ che non voglio che gli altri facciano a me, ben ancorata a principi di umano egoismo, R. ricorda un monito di Jackson: “Go on ahead and throw some seeds of your own and somewhere between the time you arrive and the time you go may lie the reason you were alive but you’ll never know.” E cosi’ sparge semini in terra, per far crescere le piantine del suo orto, e sorrisi timidi che arrivano agli occhi con chi percepisce debole e in difficolta’. Coi forti e coi prepotenti si rintana in un mutismo elettivo e si accende una sigaretta.  ” Leave me where I am. I am not losing if I am choosing not to live this way”. Ma mica tutti la capiscono.

Ed e’ per questo che R. non si perde una nota del concerto, perche’ riannoda i fii dei ricordi,  verifica la propria coerenza, si accarezza la pelle d’oca che le spunta sull’avambraccio all’attacco di ” For a dancer”. A R.viene la pelle d’oca quando e’ davanti alla bellezza: una canzone, un quadro – ma gliel’ho vista anche mentre si sbafava   un Paris-Brest di Conticini. Anche un dolce puo’ essere un’opera d’arte. 

Usciamo poco prima di mezzanotte: Jackson Browne non si e’ risparmiato.  R. guida, ancora su di giri. Io dormo, in autostrada, dopo aver letto una mail in cui mi si diceva che si, che la mousse stava su, ed era pure buona. E queste parole sono  per R., che forse voleva un poster, ma ha avuto un post.

4 commenti to “Untangling misunderstandings”

  1. Accipicchia, tre ore di concerto! Le vecchie glorie stagionate sono le migliori (non tutte, eh, che secondo me per esempio i Rolling Stones sarebbero dovuti andare in pensione moltissimo tempo fa)!

  2. Eh….bisogna accontentarsi…meglio di niente no? E il post merita sicuramente più del poster…. :)))

  3. Ciao ho postato sul blog un viaggio ad Expo mi metti mi piace? grazie scusa viaggioslow

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