Last act in Palmyra

Uno dei gialli di Lindsey Davis ambientato ai tempi dell’Impero Romano, con protagonisti Marco Didio Falco e Elena Giustina – che a me stanno molto simpatici – si intitolava proprio così. “Ultimo atto a Palmira”. Io Palmira vorrei tanto visitarla, come pure Petra, e le piramidi, e i siti romani in Libia e tutta un’altra serie di luoghi dai quali, al momento, è meglio tenersi alla larga.

A Palmyra nei prossimi giorni non ci sarà un ultimo atto, ma solo un altro episodio: molti moriranno, antiche pietre crolleranno, tanti cercheranno il modo di sopravvivere, adattandosi, o scappare. Lì, come in altri luoghi.

Sembra strano, no, osservare quasi indifferenti le notizie sulle stragi e inorridire di dispiacere quando crollano vecchie colonne. Forse perché quelle colonne sono lì a ricordarci che un modo per sopravvivere al tempo esiste, anche se con qualche acciacco, e che si può vincere di mille secoli il silenzio che fa tanta impressione saperle minacciate. E’ come perdere pezzettini di speranza. E’ come capire che dietro le distruzioni ci sono furia e ignoranza: fanno paura, più della vista dei corpi dilaniati o delle colonne di profughi in fuga.

Non so. Io vivo nel mio mondo protetto e mi lamento delle mie cose. Penso per me, alle mie faccende. Ieri, ad esempio, c’è stata l’ultima lezione vera del corso di pasticceria: mignon. La settimana prossima faremo da soli una preparazione a scelta e poi ci saranno la cerimonia di fine corso e il buffet. Sono stanca: è stato impegnativo frequentare, per l’impegno che ha richiesto in tempo e attenzione. Sono malinconica: mi mancherà. Sono eccitata: ho imparato moltissimo e di cose pratiche. Io non sono mai stata una da cose pratiche, ma animale da scrivania. E’ bello scoprirsi imbranati, incapaci, pasticcioni, e, nello stesso tempo, imparare e provare e riuscire a migliorare. Sono ammirata: un ambiente serio, motivante, professionalizzante. Ce ne vorrebbero di più; forse smetteremmo di essere i pressapochisti d’europa. E poi….ecco, tre mesi e mezzo di dolcezze, difficili da dimenticare…

E poi c’è il lavoro, impegnativo a tratti, disteso ad altri, sempre in coda la mattina, e tanta tanta tanta pazienza da radunare, perchè le cose non cambiano abbastanza velocemente. E poi la mia casa e un’altra casa e le gambe distese a riposare al caldo di maggio che ha spalancato le finestre e accorciato le maniche. E poi c’è un viaggio in arrivo, proprio dietro l’angolo (prego notare che quest’anno sto viaggiando pochissimo, rispetto alla media recente).

Ed è tutto qui, poco più, poco meno, mentre altrove le pietre antiche temono, e i bambini piangono. E un altro giorno passa, senza che nulla muti.

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