D’in su la vetta e dentro la coda

Tra la settimana di infornate di biscotti, quella dedicata al cioccolato, e quella nella quale affinare le – scarse – capacità decorative, ho celebrato il 25 aprile nel luogo sbagliato, sulla sommità della Torre di San Martino e Solferino, ricordando un’altra liberazione, precedente, in una sorta di sfasatura temporale nella quale l’unica costante è la conta dei morti e il colore del sangue che ha impregnato la terra.

A vedere i vigneti da lassù, o la riva del Garda, o i campi verso sud, nel silenzio profondo di un pomeriggio coperto, non ci si riesce ad immaginare la carneficina, specialmente se si decide di non entrare nell’ossario, lì accanto,  evitando di turbarsi l’umore con il ricordo della nostra natura mortale.

E se l’acqua del mare, sulla riva, che avvolge piedi e caviglie in una morsa fredda rinvia col pensiero a chi in acqua ci finisce al largo, di notte, durante una fuga disperata che non terminerà nemmeno una volta toccato terra, sono gli eventi piccoli della mia vita a influenzare il mio umore, a condizionare l’andamento del giorno. Non certo le stragi, i terremoti, gli orrori, tangenti ma lontani, troppo lontani per altro che non sia dispiacere borghese e gratuito di chi assiste da dietro uno schermo.

Il lavoro…quello c’è sempre, sempre uguale a se stesso, e in modalità pilota automatico, ormai. Ho imparato a farlo da tempo. Stiamone fuori, che ci sto dentro già abbastanza io, fosse solo per le ore che passo imbottigliata nel traffico ogni santa mattina. Che se la gente sapesse un pizzico di come funziona la teoria delle code, magari eviterebbe la furbizia di utilizzare la corsia, quella di destra che incanala in un’altra direzione, per poi arrivare al punto di snodo e via, con una sterzata pretendere l’immissione a sinistra, incuneandosi tra i parafanghi altrui con gli occhiali da sole sul naso e l’aria di chi la sa più lunga. Perché quello subito dietro frena, e  quello dietro prima di lui frena pure, e quello dietro dietro… anche e così via fino a quando il processo si amplifica come un’onda e dal fondo ecco che arrivano altri furbi a ripetere la manovra e tu puoi anche spegnere il motore, perchè se ci sono venti pirla così in venti minuti, per percorrere 20 chilometri ci metterai 50 minuti. E’ così che funziona, ogni mattina.

A volte vorrei chiudere occhi e orecchie, a volte vorrei trovarmici in mezzo, a dove c’è bisogno davvero di dare una mano, per fornire un senso ad un’esistenza che molto senso non ha, nello spreco di un’utilità potenziale persa dietro a minuti pensieri di creatura piccola, a volte penso che sono davvero troppo stanca, per le ondate che tornano a colpire la mia barca e che sono stufa di sgottare, fatica di Sisifo infinita, per stare a galla.

Nel senso, per uscire dalla poesia, che certe volte ho tutto il diritto anche io di salire su, sulla torre, radente il muro perchè soffro di vertigini, e col sudore da strizza che cola sulla schiena, e di dichiarare che basta, che il livello di dolore ha raggiunto il limite sopportabile nel lustro e di mandare affanculo qualcuno, o il mondo intero, già che ci siamo, senza sentirmi uno schifo di persona per questo.

E se la frequenza di aggiornamento di questo blog continuerà a calare, come negli ultimi tempi, immaginatemi:

a) troppo impegnata a fare cose per trovare il tempo di scriverne, pur usufruendo ancora di un giorno a settimana libero, seppur non richiesto;

b) troppo impegnata a girare come un criceto stremato sulla mia ruota per avere voglia di scriverne;

c) troppo impegnata a decidere se ha senso o no tenere aperto un blog se lo si tiene così. Detesto i blog abbandonati. Gramigna che infesta un web già infestato di suo, come l’ortaglia di un giardiniere scadente.

Scegliete l’opzione che preferite: sono vere tutte e tre.

8 commenti to “D’in su la vetta e dentro la coda”

  1. Ti dico quello che penso [poi fanne quello che vuoi😉 ]
    risposta ad a): e va bene così, se anche lo scrivere qui diventasse un “obbligo” morale sarebbe un ulteriore peso ai tanti che già ci opprimono. No no, meglio aspettare tempi migliori e nuova voglia di scrivere😉
    risposta a b): è davvero indispensabile che il cricetino rimanga sulla ruota e non ne scenda..? Ci sono dei bellissimi fermaruota cromati e glitterati in giro, very fashion..😉
    risposta a c): è un pensiero che viene un po’ a tutti, quando per un po’ non riescono a scriverci. Sì, ha senso lo stesso. Ha senso per quello che ci hai scritto finora (e che tutto è tranne gramigna), ha senso per te e lo avrà in futuro se vorrai guardarti indietro e ritrovare appunti dei i passi che ti hanno portata lì (le mollichine di pane). Ha senso perchè è bello che ci sia, questo spazio. E non si offende mica, se lo lasci un po’ in standby.. ma quando vorrai sarà bello ritrovarlo lì, rispolverarlo e magari dargli aria nuova, ma trovarlo ancora lì, come un vecchio amico che non senti da tempo e poi ritrovi.
    Un abbraccio.

    ila

  2. Per il resto (che è la parte più consistente).. Difficile trovare le parole che possano esserti utili e non fastidiose, che lo so che quando si sta così i commenti son vissuti come un’intromissione da parte di chi non può capire, perchè non sta calzando le nostre scarpe.. A volte questo strano mondo virtuale è uno spazio di sfogo in cui si possono incrociare i percorsi di persone che non sappiamo nemmeno che volto abbiano, ma possono darci parole di conforto, dimostrarci la loro presenza, il loro sostegno, il loro affetto. E so quanto questo possa aiutare. Le parole di questo tuo ultimo post sono pesanti, quello che comunichi è un dolore che non riesce più a essere contenuto. Non so come esserti di aiuto, ma hai bisogno di dare una svolta, come dici tu “di trovare un senso”, al posto del continuare a dirti che non ha senso. Ora capisco perchè ti ammazzi di corsi e di attività extra. Ti auguro con tutto il cuore di capire quale strada percorrere. Ma ti prego, non ci rinunciare, la voce che senti dentro chiede solo di essere ascoltata. Dagli altri, ma prima ancora da te stessa. Ti abbraccio forte, e sappi che ci sono.

    ila

    • Ilaria,
      prima di tutto grazie per il commento. Anzi, i commenti. Mi dispiace averti turbato: sappi che per me scrivere significa dare corpo e consistenza alle emozioni. Immagino, non ne sono sicura, che tu sia molto giovane: mi pare di percepirlo da come scrivi. Forse mi sbaglio, non lo so. Se nell’adolescenza noi non siamo altro che emozioni, enfasi e tragedie, per fortuna poi ne usciamo e attraversiamo la giovinezza, fino all’entrata in età adulta, imparando come fare a smussare gli angoli, contenere le ondate, prendere distacco dalle cose. In questa fase ogni cosa ci è d’aiuto: c’è chi confida nello sport, chi nella psicosomatica, chi nella religione, chi in se stessa e basta, chi nelle gratificazioni sessuali, chi nell’apprendimento, chi nel denaro, chi nell’indifferenza. La maggior parte di noi, poi, arriva verso i 40-45 anni con una discreta percezione di ciò che si è e di ciò che si vuole. Successivamente, forti di questa consapevolezza, si impara – viene naturale – a dire si, no, basta, ancora con maggior cognizione rispetto a prima. E a disinteressarsi sempre di più dell’opinione che le altre persone hanno di noi. Viene naturale, inconscio. Questo per dirti che succederà anche a te e anche tu, prima o poi, capirai che nella vita c’è gioia così come c’è dolore: non ci si può illudere che ci sia equilibrio. E se non si impara a riconoscere e a confrontarsi con entrambi, e ad esprimerli, non si riuscirà mai ad essere forti. E’ per questo che se sto male, scrivo che sto male. Se sto bene, scrivo che sto bene. In questo consiste la mia libertà di espressione e il modo in cui io affronto la vita. Per altri è diverso. Questo post non è una richiesta di aiuto: ti ringrazio per averlo pensato e mi scuso per il disagio che possono averti dato le mie parole. E’ solo una constatazione verso un mittente specifico.
      Non sto morendo, non sto assumendo farmaci o droghe, non sono sull’orlo della catastrofe, non sono pronta per la psicoterapia nè tanto meno sono muta verso le esigenze del mio corpo e del mio spirito. Anzi, sono molto generosa con me.
      Per me vivere coerentemente con me stessa significa imparare. E’ l’essenza del mio essere. E’ per questo che studio, e nelle ore serali spesso sono impegnata in attività che mi tengono il cervello vivo e stimolano la mia curiosità: senza, sarei perduta. Lo faccio da sempre. Quello che tu percepisci come un “ammazzarmi di corsi”, per me è divertimento, occasione di crescita.
      Se mai…sigh! parliamo della fatica quotidiana di andare a lavorare ma…a parte per pochi fortunati, ahimè, questo tocca a tutti…a meno che io non scopra davvero come fare a vivere di rendita…!!! Per cui il criceto è meglio faccia andare ancora un po’ le zampine, se vuol prendere uno stipendio. Poi è un criceto che si lamenta tanto, ma a ruota ferma si annoia a morte. Appartiene alla specie dei criceti sparati fuori da un cannone!

      Questo è già un blog in stand-by: da due o tre post a settimana, la frequenza è diminuita di molto durante l’ultimo anno. Da tempo qui mi racconto e mi è sempre piaciuto farlo. Ultimamente ne ho perso un po’ la voglia. E’ una fase della vita, come tante altre. Non significa che non scrivo più. Non so se ha più senso per me scrivere qui. Ecco, tra fare le cose e fare le cose bene passano mille rivoli, fiumi, mari. Sto riflettendo su questo, ma senza turbamenti. Perchè dovrei perdere queste parole che ho depositato qui lungo gli anni? Ci sono metodi informatici che permettono di prendere tutto questo e scaricarselo in un pdf o in un ebook per futura memoria, non solo quello che scrivo ma quello che hanno scritto coloro che sono passati di qui. Dovessi chiudere il blog, lo farei anche scomparire dal web, per una questione di chiudere un capitolo per bene, ma non lo perderei. Quello mi dispiacerebbe.

      Grazie ancora per i messaggi e per la mano tesa. Un abbraccio a te.

  3. Cucciola io non sono piu’ una adolescente, da un bel po’, ma devo dire che mi hai turbata non poco con la frase “….salire su sulla torre…..” mammamia sapeva di pensiero suicida!!!!!…adesso me la rileggo comunque:
    a) uscire dalla ruota e’ sempre possibile, talvolta I criceti scappano….semina nel mondo altri CV
    b) mandare a fanculo persone e/o situazioni talvolta e’ meglio di 10 scatole di Prozac
    c) per quanto attiene il blog ….poco ma buono, pero’ per cortesia, non scioccante o mi farai venire un infarto!!!!!
    Io ti bacio
    Nico

    • Nico! Suicidio da una torre?! Impossibile! Non riuscirei nemmeno ad avvicinarmi al parapetto dal terrore per la paura del vuoto! Se mai dovessi, sara’ da terra! E non mi sfiora neppure l’idea per il momento.
      Pero’ ogni tanto mi incazzo anche io, z come nel prozac, con meno effetti collaterali.
      Il giorno che scendo dalla ruota e’ per non risalirci piu’, anche perche’ la sede successiva sara’ un’amaca.

      Ricambio il bacio, aggiungo un abbraccio e un saluto al mare.

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