Panorami urbani

Alle 7.30 questa mattina il cielo sopra Brescia ricordava albe caraibiche. Sullo sfondo giallo e grigio del cielo si spennellavano tinte rosate che attraversavano la piana, da lato a lato.

Le nuvole parevano pettinate con lo spazzolino delle sopracciglia e si sgranavano ritorte tra piccoli sbuffi. Una di loro se ne stava allungata in verticale, al di sotto delle altre, e assomigliava ad un’arpa, un’ala d’angelo, una vela gonfia, un pennacchio da bersagliere. La tangenziale, piena ma scorrevole, ne offriva visuali diverse, curvandole intorno verso sud est.

Abbassando lo sguardo, invece del mare, si vedevano soffi a forma di fungo che uscivano dalle ciminiere, carichi di vapore acqueo e particolato di molteplice natura.  Piu’ sotto si allungava la citta’, tremula in lontananza, e i campi sopravvissuti al cemento, inzuppati di PCB. In auto un rametto di calicantus del mio giardino profumava l’abitacolo, guscio provvisorio tra me e il fuori.

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