Evidenza

E’ nelle piccole cose che sono contenuti i segnali. E anche se fingiamo di non accorgercene, stanno lì, indicatori silenziosi dello stato di salute di un luogo. E di quanto a esso collegato.

“Make it rough, but make it”, mi ha insegnato un coach aziendale statunitense. Fallo, fallo in una forma provvisoria, ma agisci, altrimenti, se aspetti di avere i dettagli perfezionati, posticiperai ogni volta l’inizio dell’azione. E’ un’indicazione sensata, bisogna smuovere la montagna. Quando però il tutto è avviato, quando le cose barcollano su gambe esili e non ci si deve più preoccupare di tenerle su, allora sono le piccole cose che meritano attenzione. Bisogna fare la polvere, non pronunciare parole inutili, prendersi cura della vernice scrostata, riordinare e raggruppare i file nelle cartelle, definire procedure di controllo, trovare gesti di incoraggiamento, insegnare metodi, pulire i vetri, rendere accogliente un ambiente con poco, due tendine alle finestre o 6 bottiglie d’acqua sempre pronte.

E quando dopo molto tempo le piccole cose ancora giacciono trascurate, i rubinetti rotti e le serrature scassate non vengono riparati, lo scheletro degli scarafaggi morti giace zampe all’aria sulle moquette macchiate lungo i cammini che vengono ogni giorno percorsi, quando gli scatoloni si accumulano, l’asfalto si buca e non viene riparato neppure sulla soglia, la programmazione di una giornata semplice è sempre affidata al caso, quando l’aria fritta ammorba di parole vuote uno spazio privo di azioni concrete, allora le piccole cose urlano, con le loro voci esili che pian piano salgono fino al soffitto e riempiono le orecchie, tutta l’evidenza della precarietà. E tutta la mancanza di cura.

E allora non fa niente se la cosa è avviata, se sta in piedi e produce utile, se si barcamena tra le onde: sono solo le piccole cose che strillano l’evidenza anche agli occhi di chi non ha mai voluto vedere prima. Rough, not perfect. Non perfetto. Mai brillante. Mai all’eccellenza.

2 commenti to “Evidenza”

  1. io ci combatto ogni giorno, con questo bisogno di perfezione che “gira a vuoto”, e che di fatto è molto meno affidabile, dell’imperfetto, ma puntuale e costante come goccia cinese.

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