Improvvisazione numero uno. Furto d’identità

Mi chiamo Karin, ho 17 anni. Faccio la terza all’artistico. Dovrei essere in quarta, sai, ma mi hanno bocciato, allo scientifico: non era fatto per me. E allora ho cambiato e adesso sono felice. Adesso a scuola va meglio. Io voglio lavorare nel mondo dello spettacolo. Mi piace l’alta moda, vorrei diventare stilista, mi piace recitare, vorrei fare anche l’attrice. Sai quel film, quello con Gene Kelly, quello in cui ballano sotto la pioggia? Ecco, quando l’ho visto ho capito che quello era il mio mondo, il luogo in cui voglio arrivare. Parlo un po’ strano, vero? E’ che sono italiana, ma anche un po’straniera. Il mio papà è spagnolo, mia madre è mezza norvegese e mezza irlandese e io sono un po’ tutto questo e anche italiana però. Sono nata qui, però a casa parliamo altre lingue e anche l’inglese e il tedesco e allora il mio accento, mi dicono, sembra quello di una straniera. E mi chiedono sempre da dove vengo. Si sente tanto? Però vorrei vivere in Irlanda: mia nonna vive lì e tutte le estati noi andiamo al nord, al mare in Norvegia, e poi da mia nonna. Adoro l’Irlanda, adoro stare da lei. Ho una sorella, più grande, ha i capelli rossi, beata lei. Vedi i miei? Sono biondi slavati, senza colore, e tutti lisci, lei invece è rossa. E riccia. E’  molto bella mia sorella. Anche lei è qui, stasera. E’ di là, nelle altre stanze: lei fa musica, io invece ho scelto questo corso, perchè sono anche timida, si vede, vero? Arrossisco spesso, me lo dicono tutti. Cosa altro posso dirti? Ah, sì, ecco. Mi piace l’azzurro. Lo so, come ai bambini. Prima mi vergognavo, a dirlo, che avevo tutte le cose celesti e azzurre e a quadrettini bianchi e azzurri e allora ho fatto finta che non mi piacesse. Però adesso ho deciso che non mi importa più, e allora lo dico, e mi vesto d’azzurro, ho lo zaino azzurro, e le lenzuola azzurre…anche i calzini, guarda. E’ bello, l’azzurro. Se ho un ragazzo? Si, più o meno. Ci prendiamo e ci molliamo continuamente. Credo di amarlo, però litighiamo sempre. Lui non voleva che venissi qui, dice che magari conoscerò un altro e lo lascerò per davvero stavolta.  Ho anche un cane, si chiama Pippo. Cosa ti dico, adesso? Mah… Guarda, porto gli occhiali. Non vedo bene, devo per forza indossarli. Metterò le lenti a contatto, però, l’anno prossimo. Me lo ha promesso il mio oculista, che me le lascerà mettere. Non vedo l’ora. Sono brutta con gli occhiali, mi danno fastidio. E devo vederci bene, senza gli occhiali, perchè da grande lavorerò nello spettacolo e gli occhiali sono scomodi. E’ il mio sogno, lo spettacolo. Sì, lo so. Me lo dicono tutti che queste cose non succedono, o succedono solo a pochi. Ma io perchè non potrei essere una dei pochi? Abbiamo tutti diritto ad un sogno, no?

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