Sul territorio

 Non so se ci avete fatto caso, ma, da qualche tempo a questa parte, l’uso scorretto del “piuttosto che”, quello smodato del “ma anche no”, quello categorico dell’ “assolutamente si, assolutamente no”, quello onirico del “chilometro zero”, sono stati affiancati dal complemento “sul territorio”. C’è gente presente sul territorio, analisi sul territorio, esigenze del territorio, diffusione capillare sul territorio, insomma, c’è un esercito che calpesta i prati e le vie del territorio che quasi me la immagino, questa moltitudine di persone fuori, all’aria aperta, a offrire servizi ai quattro cantoni e a pattugliare le contrade, che nemmeno i cercatori di funghi. Poi quando ti serve davvero qualcosa ti ritrovi da solo sul marciapiede a pigolare, come la goccia d’acqua della pubblicità: “c’è nessuno?”. L’uso delle frasi fatte mi innervosisce.

 Mi faceva notare un’amica, lunedì sera, una cosa alla quale non avevo mai pensato. In estate, le persone che hanno un figlio portatore di qualche handicap sono sole, solissime, ancora più sole che nel resto dell’anno: asili chiusi, strutture chiuse, scuole chiuse, grest interdetti, specialisti in vacanza…il medico le ha suggerito: “stavolta si prepari, signora, non faccia come l’anno scorso”, come se si potesse decidere in anticipo quando e come tuo figlio starà male e avrà bisogno di aiuto.  Territorio deserto.

  Territorio paludoso, anche, ma di questo non ha colpa nessuno: piove e continua a piovere, e l’estate se ne sta andando umida e appiccicosa. La prima settimana di ferie si è srotolata in grandi manovre antimuffa nel seminterrato, per arginare i danni del passare del tempo, con l’aiuto di una vaporella e di tanto bicarbonato di sodio, in una giornata a Padova a parlare di libri da dietro il bancone della bibliotecaria – e a giocare ad immaginare  di fare un altro lavoro  per una mezza giornata -, in una in quel del Tentino, che riconosci subito dopo il cartello che segnala la fine della provincia di Brescia perchè improvvisamente le strade sembrano messe meglio, le vie sono più pulite e i gerani crescono più luminosi – e dove lo strudel fatto in casa è un’opera d’arte.

 Sta finendo in lavoretti domestici di bucati stesi al chiuso perchè pare di essere in ottobre e di cosine da fare qua e là per le quali non ho altro tempo se non in questi rari periodi casalinghi. Sul territorio impazzano le sagre e le mostre mercato, ma io la sera, occupo il territorio del letto e non mi schiodo più:  leggo, non moltissimo perché crollo addormentata subito, però leggo e mi ricordo di quando lo facevo con voracità come se fosse l’unica cosa che mi importava al mondo. Lo era: i libri provocano assuefazione, specialmente se sono belli, e dal territorio ti strappano via per condurti in mille altri luoghi, magari senza pioggia per tre giorni di fila.

9 commenti to “Sul territorio”

  1. Bellissimo post: complimenti! Tra l’altro il “piuttosto che” oltre che un uso scorretto sembra sia diventato “modale” e sempre piu’ spesso si sente nei commenti sia alla radio che alla televisione : ma e’ possibile che nessuno lo faccio presente? Buon sabato,65Luna

  2. ” lo faccia…” scusa! 65Luna

  3. Bellissimo post, avrei voluto scriverlo, invece preferisco leggerlo. E viverlo.

  4. sul piuttosto che io ne ho già parlato e sono molti quelli che si oppongono a questo uso smodato.
    Pensavo che le frasi fatte, i luoghi comuni, le decontestualizzazioni lessicali fossero prerogativa di gente che ha fatto pochi studi, persone che cercano di darsi un tono…invece no, è una malattia che colpisce tutti, senza distinzioni. Ma sulla bocca di chi ha avuto occasione di studiare queste sono proprio stonature

  5. una sagra piuttosto che un concerto sul territorio? ma anche no! (ok sparami, mi offro come vittima sacrificale perché questo scempio cessi. a tutti quelli che mi propongono “il primo piuttosto che il secondo” rispondo “ah, quindi il primo non ti piace?” e ottengo in cambio sguardi bovini. branco di ignoranti!!!)

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