Fare la festa al pavone.

Scrivo da un B&B immerso tra gli ulivi e i mandorli , in mezzo alla Valle dei Templi. Davanti a me le colonne del tempio di Giunone e di quello della Concordia sono illuminate e si  stagliano sulla collina. I giganti di pietra del tempio di Zeus dormono sotto un cielo sereno. Oggi li ho conosciuti, quelli che giacciono, mutilati dall’uomo e consunti dal tempo, e quello che in piedi, ricostruito, occupa il posto d’onore al Museo Archeologico. Il sole scottava tra le rovine; la coppa gelato enorme, buonissima, é stata un pranzo perfetto, seguito da una pennichella che ha interrotto la visita nelle ore piu’ calde. Ho ripreso le esplorazioni nel tardo pomeriggio, quando il calore si era ingentilito e la luce giocava tra le colonne aumentandone il fascino. La sera si é chiusa, come ieri, con un’insalata greco sotto il portico di questa villa, e con un cannolo ( la terza pasta della giornata: prima c’era stato un cannolo mignon, un bombolone mignon e mezzo bigne’ gigante ripieno di ricotta e pistacchi). I brutti sogni e i pensieri legati ai giorni scorsi pian piano scivolano e, se tornano nelle ore del giorno, lo fanno con sempre minore intensita’. Gia’ ieri eri avevano cominciato ad impallidire e a ritirarsi davanti ai mosaici della Villa del. Casale. C’e’ qualcosa, nelle testimonianze che trvalicano il tempo, che mi fa sentire piccola, un puntino in un universo di spazio infinito e al tempo stesso circolare, che mi fa venire voglia di meritarmi la vita.

 

non so pero’ come l’omicidio di un pavone possa essere giudicato al momento della resa dei conti. Qui, in questa tenuta, avevano avvertito che cani, uccelli, anatroccoli e gatti giravano liberi tra gli ospiti e che il gallo avrebbe annunciato l’alba. Quello di cui avevano taciuto, alla conferma della prenotazione, é che i pavoni emetto un grido stridulo, come quello dei gatti in amore, secco, di gola, alto e continuo, tutto le volte che passa qualcuno sul viale, che si ode una voce, che arriva un’auto, che si apre una porta, che gicola l’anta della finestra. Il pavone c’e’. Vede e commenta. Non si perde un pezzo della vita piccola sotto gli ulivi. Apre la coda all’ombra dei mandorli, sale le scale e si infila nelle stanze trascinandosi le penne lunghe come uno strascico. E commenta, con altri della sua specie, ogni minuscolo avvenimento. Il pavone, insomma, fa un casino del diavolo. Per fortuna domani mattina parto, verso Ragusa, verso il barrocco e il pavone avra’ forse salva la vita, a meno che, come stanotte, alle quattro non si metta a far versi. Ho un coltellino  victorinox con me. E so come usarlo.

One Comment to “Fare la festa al pavone.”

  1. L’arte serve proprio (anche) a ridimensionare i nostri piccoli problemi di ordine pratico, secondo me. In bocca al lupo per la nuova avventura!

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