Ci vuole molta pazienza.

Il sei gennaio scorso Trenitalia offriva sconti convenienti: in meno di mezz’ora mi sono ritovata in mano tre biglietti di andata e ritorno: Venezia, Bologna e Roma.  Ed ecco perche’ ultimamente il sabato sono sempre in giro.

Stamattina sono partita presto, tutta insonnolita. Ieri ho fatto un altro colloquio, proseguimento di quello di venerdi scorso: ci sono andata talmente tranquilla e sicura che mi sarebbe interessato poco che mi sono pure divertita e ho cominciato a pensare che il posto abbia i suoi lati positivi, oltre che a quelli negativi legati, principalmente, a faccende di ordine logistico. Fatto sta che il lobo del mio cervello incaricato di gestire le mie pippe mentali verso le  quattro e mezza di stamattina ha pensato fosse giunta l’ora di occuparsene, anche se é direi molto prematuro e ridicolo preoccuparsi per una cosa che con buona probabilita’ non andra’ da nessuna parte.

Il risultato e’ stato che sono salita sul frecciaqualcosa abbastanza rincitrullita e pronta ad addormentarmi nelle tre ore e qualcosa di viaggio prima di arrivare nella capitale. La carrozza é stata pero’ invasa da una ciurma di bambini rumorosissimi accompagnati da altrettanto rumorosi e irrequieti genitori: non c’e’ stato un secondo di silenzio fino all ‘arrivo, nemmeno quando la mia solita ormai fedelissima compagna di viaggio é partita in quarta, marciando decisa fino ai loro sedili, per chiedere pieta’ oltre che rispetto. Essendo la tizia in questione piuttosto quieta e timida di natura, certe cose non sono da lei, ma, dopo tre ore di esasperazione, il levarsi di canti a voci smodate ha fatto precipitare gli eventi. La tenevo per la giacchetta, ma si é divincolata. Aveva l’approvazione di meta’ dei passeggeri – quelli che non facevano parte del gruppo – ma lo sforzo non é servito a niente. Spiace pensare che queste cose capitano spesso da noi mentre sono eventi rari all’estero, specie nei paesi del nord.

Mi é rimasta turbata per quasi tutto il giorno: si é rilassata poco al Pantheon, ha sorriso con parsimonia a Trastevere, ancora grugniva tra le colonne di San Pietro ( anche perche’ ho rivelato tutta la mia ignoranza violentando un paio di francobolli da cartolina. La filatelia segue regole precise che io ignoro). Per fortuna, a pomeriggio inoltrato, in zona Campo dei Fiori, abbiamo incontrato le vetrine della pasticceria De Bellis. Ne é uscita, dopo un incontro con una crostatina alle fragole e un meraviglioso cornetto fritto, completamente trasformata. Prima di tutto ha tirato su in un modo magistrale la curva glicemica, poi si é messa a discutere di limoni mano di Buddha con il pasticcere ( a proposito, qualcuno sa dove si possono comprare?) e, alla fine, ha deciso di procurarsi li’ la colazione di domani. Il quartiere brulicava di turisti e di piccioni che si litigavano i resti del mercato, il sole era spuntato dalle nuvole, la giornata volgeva al termine e tutto é bene quel che finisce in zucchero.

Sono sul treno verso casa, adesso, in una carrozza priva di maleducati, per fortuna.

Mi aspetta una domenica mattina all’Ikea – roba che mi piace fare, il giro semestrale all’Ikea -, un pomeriggio quieto e una settimana che iniziera’ a Madrid, per soli due giorni, ma col maglione di cotone. La’ é gia’ arrivata l’estate, ole’!

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6 commenti to “Ci vuole molta pazienza.”

  1. ole’ girodolone…….mi sarebbe piaciuto vedervi! ..mi sono persa la R che con fare bellicoso si dirige verso I maleducati (I genitori, naturalmente, che non sono stati in grado di insegnare la buona educazione e soprattutto il RISPETTO ai loro figli)

  2. e non parliamo di quelli che si attaccano al telefono e parlano ad alta voce. Per alcuni bisognerebbe proprio inventare un potenziometro da piazzare sul collo, una manopolina per regolare il volume

  3. cosa sono i limoni mano di buddha?!?

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