Elogio della libresca leggerezza

Da qualche mese sto frequentando un serissimo corso di scrittura. E’ un corso che divide nettamente le paciugate dalla letteratura. La lista di consigli di letture da cui si può imparare questo e quello, in cui si può ammirare quell’altro si srotola sterminata e mi mette soggezione. Anzi: mi paralizza. Io non riuscirò mai a scrivere così; più il tempo passa più me ne convinco. E scrivo sempre di meno. Se forse c’è la padronanza di grammatica, sintassi e vocabolario, manca il resto. Manca la disinvoltura e la purezza del genio. Così è, e ormai mi pare.

Fatto sta che, tra un pensiero e l’altro, un sabato a zonzo e quello successivo, imbrigliata nel solito tran-tran, questa settimana ho deciso che chi se ne importa, era ora di una boccata d’aria, un po’ di parole leggere, pagine che piacciono, catturano, vendono (e fanno guadagnare gli autori) e non lasciano altro in testa. Che poi, diciamola tutta, una cosa è essere ricordato dai posteri come un Maestro e dagli eredi come una botta di culo in famiglia, una cosa è tirarsi su il conto in banca nel presente. Difficile che uno voglia diventare scrittore per essere sepolto tra le urne dei grandi, molto più probabile che abbia volgia di farsi l’auto nuova, o un viaggio alle Seychelles.

Ho cominciato quindi con un Nicholas Evans – Solo se avrai coraggio – che mi è parso così obbrobrioso, talmente in peggioramento rispetto ai titoli precedenti, e di una pochezza tale che me lo sono sbafato in un’ora e mezza prima della nanna saltando anche alcune righe.

Il giorno dopo invece ho attaccato cose di tutt’altra fatta, roba che so che è leggera perché si autodefinisce tale, ma che, allo stesso tempo, è scritta coi sacri crismi che il genere impone. Stefania Bertola – Romanzo Rosa. E’ la storia di una bibliotecaria di mezza età che si iscrive ad un corso per imparare come si diventa autrici di romanzi rosa da edicola e supermercati (cavolo, me lo sono sempre chiesto anche io…e anche come si faccia ad infilarsi nel settore) e che scrive la sua prima opera di tal sorta.

L’ho divorato, ho sghignazzato, l’ho messo a confronto con quello che sto imparando dove si insegna a fare sul serio e alla fine ho deciso che mi piace tantissimo e che me lo terrò vicino, anche nei mesi a venire del corso, per ricordare a me stessa che a me piace sì scrivere, ma, soprattutto, che leggere è sempre stato un divertimento e non l’ennesimo modo per farmi venire l’ansia da prestazione.

7 commenti to “Elogio della libresca leggerezza”

  1. Parole sante! E’ bello scrivere, è bello leggere, ma scrivere e leggere come piace, altrimenti è un lavoro in miniera😉
    Anche a me Bertola è piaciuta molto: Ragazze mancine è proprio bello!

  2. uh! Quasi quasi lo leggo anch’io

  3. ma quanta bellezza in questa riflessione. volevo dirtelo così, che è più di un semplice like, ecco.

  4. devi essere te stessa, scrivere solo per te stessa, senza pensare di dover assomigliare a qualcuno, senza entrare in competizione con alcuno.
    e pensa solo a divertirti e volare con le tue parole.
    per farsi l’auto ci sono altri sistemi più facili, ma non è ciò che cerchi.

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