Come non detto. La guerra delle ramblas.

Come non detto. Il raffreddore, sparsi i microbi di cui al post precedente, e’arrivato anche da me. Ha colpito sabato mattina, all’alba, coi primi starnuti, poi ha preso possesso delle narici in aereo.  É stato preso alla sprovvista da una primavera anticipata in terra spagnola e dall’aria di mare. La’, sulle ramblas, nel caos di Piazza Catalunya, nei colori della frutta al mercato  della Boqueria, su una panchina del porto é stato sedato dal sole e dallo iodio e, abbacinato dai riflessi del cielo nel mare, per qualche ora si é ritirato per organizzare meglio il secondo assalto. La carica é avvenuta di sorpresa, nel primo pomeriggio, tra le vie fresche del barrio antico, tra gli artisti di strada, i locali che passeggiavano e i turisti seduti ai caffe’.

Ha colpito al ventre, vigliacco. Cagotto in suolo consacrato. Mi sono riparata nel chiostro della cattedrale: li’, proprio accanto alle 13 oche guardiane, c’era, o miracolo!, una latrina da campo. La permanenza nel sacro recinto del luogo di culto é durata non poco.  Sgombrato il terreno e innalzata una barriera di imodium ( minimalista, ma attrezzata e poi ho provveduto a ricostruire la scorta nella santa barbara. Dizionario essenziale: l’imodium si chiama cosi’ anche nelle farmacie spagnole),  la scoperta della citta’ é ripresa a ritmi piu’ lenti fino al tardo pomeriggio. In albergo il nemico é tornato alla carica, con brividi di febbre e scariche di starnuti, ma, ancora una volta, ho combattuto a colpi di jamon iberico, pimientos de padron salatissimi e branzino al forno in un ristorantino gallego. Qualcosa ho imparato durante l’anno e mezzo di trasferte a Madrid: so cosa ordinare! La notte é trascorsa senza eventi e cosi’ pure il mattino seguente, sotto gli alberi e le architetture oniriche del parco Guell.

Dalla terrazza si vedeva il mare brillare e il vento fresco scompigliava i capelli nelle foto. Le decorazioni a trencadis sorridevano sotto il sole; la salamandra posava paziente con centinaia di persone in foto ricordo. ( Le ho anche io le foto, sono una turista scontata, pero’ le posto dopo, sto ancora occupandomi delle ferite). Davanti alla Sagrada Familia, apoteosi surreale, e poi sotto l’arco di trionfo quel marrano ha ripreso l’assalto: il naso ormai chiuso, i fazzoletti consumati uno dietro l’altro, sono rimasta seduta e vinta, su una panchina del Parco della Cittadella a rimirare i bambini che si lasciavano incantare dalle bolle di sapone degli artisti di strada. Volavano nell’aria colorandosi di arcobaleno. ( Le bolle, non i bambini).  Sull’aereo di ritorno ho provato a distrarre il naso dai fazzoletti infilandolo in un fumetto (Snowpiecer per la cronaca: mi incuriosiva), ma tutto invano. La febbre é arrivata, insieme alla primavera.

5 commenti to “Come non detto. La guerra delle ramblas.”

  1. Non so chi abbia vinto la guerra tra te e il raffreddore. Quello che è certo, è che dalle schegge del combattimento sono usciti pensieri e colori vivissimi, bravabrava!!!

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