Colpi di coda.

Ho l’ufficio decimato, che nemmeno in pieno inverno. Fuori, nei prati, spuntano le primule e l’erbetta diventa verde. Ho visto i primi fiori rosa sui rami, nei pianori in mezzo alla pietra simona. Eppure l’influenza miete le sue vittime. Ci sono due ricadute e un nuovo contagio. I nasi colano, gli occhi si allargano lucidi, le tossi sconquassano i petti.

Un tipo che comanda – uno che non è mica una cattiva persona, anzi, ad avercene,  ma accanto al quale di solito mi trovo senza parole perché appartiene ad un universo maschile parallelo che pare fatto di utili, di rincorse dietro alle femmine, di frasi fatte, oggetti costosi e subito dimenticati e di soglia di attenzione cronometrata in centesimi – stamattina aveva clienti da portare in visita ai reparti.

Abituata come sono ad avere  rumore in sottofondo, tanto che il mio cervello riesce ad escluderlo quasi sempre, non mi sono accorta del silenzio del metallo, però se ne è accorto lui, che le macchine erano spente. Perché? Ha chiesto infilando la testa nel mio ufficio. E che ne so, non me ne occupo io, mi è venuto da rispondergli. Non lo so, mi informo, ho risposto. Se ne è andato perplesso e un po’ incazzato. Mica bello, far vedere ai clienti che il primo reparto del ciclo produttivo è fermo. Il silenzio è durato tutta la giornata, perché il personale era a casa a soffiarsi il naso e trangugiare tachipirine. Spiace dirlo, perché pare che sia lo sputo nel piatto in cui mangio, ma ne sono stata felice, di questo giorno di riposo acustico, un unicum di questi tempi di super lavoro. No, niente crisi dalle mie parti: per ora si resiste, tra gli alti e i bassi. Il proprietario pare sappia fare il suo mestiere.

Ogni giorno che passa io però sono sempre più lontana dalla condivisione delle logiche aziendali, di tutte le aziende. Gruppo, squadra, famiglia? Ma va là, solo quando fa comodo. Mi interessa solo il lavoro per il piacere di far andare il cervello e se il cervello è in letargo da molto, la poesia passa anche sulle condizioni al contorno.

Spero che nessuno mi abbia contagiato. Ho da fare, questo fine settimana.

3 commenti to “Colpi di coda.”

  1. ciao!…mi piace il tuo blog…racconta i tuoi pensieri con semplicita’…..buona serata!

  2. Anche a me piacerebbe fare un lavoro dove è necessario fare andare il cervello. Nel mio lavoro (perdonami, ma evito di dirti di che lavoro si tratta) è cosa assai sgradita ai superiori far vedere che sai usare il cervello. NOn gli piace. Buon fine settimana di sole!🙂

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