Pioggia; maschere. E addii.

Protetti da una maschera  e da una giacca damascata si può essere ciò che si vuole; ci si può fingere veneziano del settecento ed essere nato e cresciuto in Russia. Si può posare accanto al caffè Florian per gli obiettivi dei turisti umidi di laguna venuti a sfidare i temporali e l’acqua alta: è un gioco di apparenza di trine e merletti. Bisogno di aria. Bastano pochi passi, a sinistra di un campo, oltre un ponte in legno per ritrovarsi nella solitudine di una città prigioniera dell’acqua. I panni stesi si avvitano intorno ai fili, sferzati dal vento dei canali; le barche salgono a filo delle banchine; alle fondamenta nuove l’ocra delle facciate si dilava sotto le gocce. Silenzio. Poi di nuovo la folla che si imbottiglia tra le calli strette e si apre a Rialto, si asciuga nelle chiese e nei musei, si strizza sotto un tendone che sgronda, calpesta coriandoli zuppi e grovigli di stelle filanti. E poi ancora silenzio e solitudine, poco più oltre, in fondo ad una calle stretta che si perde nel labirinto che è Venezia. C’è un pizzico di tristezza nella finzione  sopra le righe del  Carnevale.

Perché Giorgione ha dipinto nella Tempesta una donna  nuda dalla vita in giù e con un telo bianco che le circonda le spalle?  Sta allattando un bambino. Perchè il telo non le copre il grembo lasciandole scoperto il busto? Perchè nei negozi, se non protesti, ti fanno pagare il doppio? Perché quasi tutti i souvenir sono uguali a quelli che trovi a Firenze, a meno del nome? Perché un biglietto di sola andata di vaporetto costa sette euro? Venez

ia regala domande e squarci di grigio e rosa al primo fine settimana di viaggi.

Venezia 1 marzo 2014

Per me l’inverno è finito ieri, sotto la grandine, con le gambe immerse nell’acqua, con la stanchezza di ore giocate a perdersi. É ora di ricominciare a visitare il mondo.

Domani, invece, devo dare un Addio  ad un amico che ha guardato in faccia la sua malattia fino all’ultimo momento, senza averne paura. Ha lasciato, ultimo di ricordo di sè, il coraggio di chi non si arrende. Adesso sta già andando, per le montagne, come solo gli alpini sanno fare.

Venezia Carnevale 2014 Addio

5 Responses to “Pioggia; maschere. E addii.”

  1. 😦
    Che tristezza e che dolore…
    Ti abbraccio
    Ondina
    Ps. Il “mi piace” è unicamente per vicinanza

  2. due settimane fa una cara amica ci ha salutato, prima di andarsene, inviandoci un messaggio di congedo. una grande tristezza, ma anche una bellezza infinita, quel saluto che ci ha riempito l’animo e ha sostituito un anonimo funerale e parole vaghe recitate da uno sconosciuto.
    buon viaggio al tuo amico, ovunque sia, e un abbraccio di vicinanza.

  3. Ora è salito sull’ultima montagna e da lassù vede tutto.

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