Un uomo e una donna in una libreria. Quinta parte

“Certo che no!”, replicò Teresa, “non ho tempo per queste cose”. Giovanni la guardò perplesso. “Cosa cercava di là, allora?”. “I Promessi Sposi, per mio figlio. Lo stanno leggendo in classe.” Lo vide allontanarsi e poi tornare, dopo poco. “Eccolo. I Promessi Sposi. ”. “Come ha fatto a trovarlo così velocemente? Ci fossi riuscita io, non sarei rimasta intrappolata qui”. “Anche i libri usati, qui, sono in ordine alfabetico: era sotto la M.”  Proseguì vedendo lo sguardo interrogativo negli occhi di lei. “Di Manzoni.” Teresa alzò le spalle. “Come facevo a saperlo?”. Giovanni rise. “Ha ragione! Ognuno è libero di disporre i libri come gli pare! A casa mia li metto vicini per collana. Mi piace avere le altezze tutte uguali: sono un po’ fissato con queste cose, io. Sono uno che raddrizza i quadri storti. Un mio amico invece li avvicina per colore:  tutti i rossi, tutti i gialli, tutti i bianchi…” Se l’uomo pensava che lei fosse stupida, non lo diede a vedere, pensò Teresa, che prese in mano il libro, vide che era ben tenuto e costava 4.000 lire: si dispiacque una volta di più di non averlo trovato subito lei stessa e pagato. A quest’ora, le 19.45, sarebbe stata quasi a casa. Doveva trovare il modo di avvertire, a casa, piuttosto.

“Cosa fa, per divertirsi, Teresa?”. “Mi scusi?” Giovanni si era accomodato nella poltroncina accanto, alcuni libri sulle ginocchia. “Cosa le piace fare? Se non legge, come occupa il tempo? Su, non mi guardi così: le ore qui saranno lunghe fino a domani mattina e se non legge, possiamo parlare un po’, prima di provare a dormire. Spero non abbia fame: non c’è niente da mangiare in questo posto.”

“Domani mattina?” la voce di Teresa salì di nuovo. “Come domani mattina? Non penserà che rimarremo qui fino a domani mattina? Aaaiiiiiuuuutoooooo!”. Ricominciò ad urlare accanto alla porta e a battere sul metallo. “Meglio chiuderla, quella porta. Imbarca freddo.”, disse Giovanni tranquillo. Pareva che, dopo i calci, si fosse svuotato di ogni angoscia e fosse pronto a trascorrere la notte in quello stanzone, pieno solo di libri, freddo e con quelle due poltroncine scomode in cui sedersi. Chissà se aveva un accendino di Valerio in borsa: potevano fare un falò, con tutta quella carta, per scaldarsi.

 “Allora,  cosa fa per divertirsi se non legge?”. Giovanni non mollava. “Non ho molto tempo per divertirmi. Lavoro, ho un figlio e un marito da lavare e stirare, ho una casa da tenere pulita, cucino…”. Vide che le sorrideva, comprensivo. “Guardo la televisione: i telegiornali, un film la sera, mentre lavoro a maglia. Ascolto la radio: mi piace l’opera.”

Giovanni annuì, amichevole.“ E il sabato e la domenica? Cosa fa il sabato e la domenica?”. “Se non piove, una passeggiata con mio marito, la spesa; ogni quindici giorni vado dal parrucchiere, incontro lì due amiche e no, non me lo chieda! Lo so che sta per chiedermelo: nemmeno lì leggo, non mi piacciono le riviste: parliamo. Abbiamo sempre qualcosa da dirci.”

  “E quando è in vacanza? Come trascorre il tempo sotto l’ombrellone?”, Giovanni insisteva.

“Certo che lei è curioso, Giovanni! Non andiamo al mare, non spesso. Torniamo al paese: i miei e i genitori di mio marito vivono ancora lì. E’ sugli Appennini. Diamo una mano in casa. Camminiamo. Ci piace camminare.”

“Anche a me piace, sa. Un passo dopo l’altro e mi perdo nei pensieri. Tutte le idee si mescolano, si intrecciano, perdo il filo e quando torno a casa, alla fine, scopro che si sono sistemate da sole, mentre ero occupato a guardarmi intorno! É strano, come ci funziona il cervello, non crede?”

“Non lo so. Non ci ho mai pensato. Crede davvero che rimarremo qui questa notte?”. Teresa pensò che si sarebbe rimessa a piangere. Era stanca, aveva voglia di casa sua, dell’odore delle sue pareti, del viso del figlio, delle mani larghe del marito che la accarezzavano sulla guancia, ogni sera, quando tornava dal lavoro. “Con il corpo temo di sì”, rispose Giovanni indomito, “ma con la mente potremmo andare in qualunque altro luogo. Che ne dice di un viaggio in Oriente, magari su un tappeto magico?”, le propose sventolando Le Mille e Una Notte, preso da una pila sul bancone centrale. “O forse preferisce un giretto su Saturno col mio amico Lucky?!”. Era così gentile, nel tentativo di farla sorridere che Teresa gliene fu grata, ma, nello stesso tempo, si indispettì. Come poteva rimanere così calmo? Non aveva un posto in cui tornare? “Che sciocchezze! Quante stupidaggini si scrivono nei libri. Io li ho sempre trovati molto noiosi”. Si alzò di scatto e si avvicinò una volta ancora alla porta. Riprese a picchiare,  ma con meno convinzione, stavolta. “Aaaaaaiiiiuuuutoooooo!”

“Chi grida? Chi c’è lì dentro?!”, rispose una voce d’uomo. Giovanni e Teresa, per un attimo, rimasero muti, increduli. Poi cominciarono a parlare, contemporaneamente.

One Comment to “Un uomo e una donna in una libreria. Quinta parte”

  1. e vabbé, volevo aspettare la fine per mandarti il link, ma stavolta è proprio chiamato.
    a te, goditelo quando hai un attimo di calma che dura un quarto d’ora (l’audio non è strettamente necessario perché è senza parole, ma merita):

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