Da cosa si capisce che è ora di cambiare lavoro

Non impari più niente che non sia utile solo nel luogo in cui lavori da almeno due anni, se non di più. Significa che non stai assimilando competenze rivendibili in altri luoghi e quindi non stai crescendo professionalmente.

Il tuo stipendio è immobile da più di tre anni. Significa che sei cretina perché non chiedi l’aumento ma aspetti che siano gli altri a concedertelo perché riconoscono che sei brava. Significa cioè che potresti aspettare altri tre anni prima che accada.

Ti hanno detto,  tempo fa, che non vogliono bruciarti mettendoti  in posizioni di maggiore responsabilità prima che tu sia pronta ma non ti affidano incarichi che ti aiutino ad assumertele senza bruciarti, queste responsabilità, a meno che tu non glieli strappi dalle dita. Significa che non intendono dartele nemmeno in futuro, anche se in apparenza a te sembra di cavartela sempre benino. Nessuno ti rimprovera, infatti: non hai feedback negativi. Non hai feedback, anzi, a pensarci bene.

Ti assicurano spesso che hai in mano un incarico importante, essenziale, cruciale e che lo devi svolgere al meglio. Significa che cercano di motivarti perché sanno che quello che ti hanno rifilato a te non basta ma a loro serve. Tanto è vero che non hai mai arretrati nè carte sulla scrivania, a meno che non sia tu a decidere di lasciarle accumulare. E che hai molto tempo libero nell’orario lavorativo. Significa anche che devi  rassegnarti a fare l’operativa, come quando hai iniziato, pur con un inquadramento molto diverso, e che hanno bisogno di un cane da guardia mentre altri fanno strategia e accumulano esperienza.

Ti chiedono conto di ogni minima rogna anche se tu non ne sei la responsabile: significa che stai svolgendo bene il tuo incarico importante, essenziale, cruciale di cui sopra;  sanno infatti che riceveranno risposte corrette e rapide. E che ti sei trasformata in un’ottima segretaria che deve riferire, a richiesta, cosa succede, mentre altri decidono cosa deve succedere.

Ti danno per scontata. Ad esempio: si dimenticano di invitarti ad una riunione importante organizzata da giorni, che prevede la presenza di colleghi di divisioni estere. Hai collaborato a preparare il materiale della suddetta riunione senza saperlo ma intuendolo. Parlano di una cena che è stata organizzata da tempo, per il giorno prima della suddetta riunione, con te presente senza mai invitarti esplicitamente. Il giorno della cena ti chiedono se ci sei, a cena per l’appunto, e ti guardano male se rispondi che no, grazie, ma hai altri impegni. La mattina della riunione sollecitano la tua presenza, seccati perché sei in ritardo e la mettono sul ridere se rispondi che non eri stata invitata e che nemmeno avevi idea del giorno in cui la riunione si sarebbe tenuta.

Certe volte, sempre più spesso, è come se tu fossi invisibile. Ti chiedono un resoconto dettagliato entro la giornata, lo concludi entro la mattina e lo spedisci via email; ti chiamano dieci minuti prima dell’orario di uscita e ti chiedono a che punto sei. Alla risposta “lo dovresti sapere da quattro ore”, ti chiedono un incontro immediato per avere un quadro della situazione senza leggere la mail. Mentre parli, dopo neanche due minuti, chi ti ha chiesto il resoconto esce dalla stanza dicendo che ha un’altra cosa urgente da fare, e di continuare pure a riferire questa cosa ad un’altra persona presente. Peccato che la tal persona non abbia la minima idea dell’argomento e tu sai già che sarai riconvocata altre tre volte durante la settimana, come minimo, sempre per discutere della stessa cosa fino a quando scopriranno che era tutto nella mail che nessuno si è preso il tempo di leggere con calma.

Quando parli della tua situazione con qualcuno che la capisce ti vengono i conati di vomito, le lagrime agli occhi, la voglia di spaccare tutto e un’incredibile, totale, schiacciante stanchezza.

Ci sei già passata: sai cosa significa. Vuol dire che è ora o di rassegnarsi al fatto che sei arrivata al tuo punto morto o di levare le tende, nonostante certe comodità.

Perciò, per favore, pensaci bene e poi prendi una decisione, una volta per tutte. Sei ancora troppo giovane per trasformarti in una rompiballe inacidita.

19 commenti to “Da cosa si capisce che è ora di cambiare lavoro”

  1. Hai altre alternative papabili come asso nella manica?

    Se ti consola sono appena andata a riordinare le sdraio in spiaggia, con le lacrime che mi gonfiavano il gargarozzo, per non esplodere in una serie di insulti,(qui se li riprendi si offendono) e questo alle 7.15 del mattino….bell’inizio di giornata!

    Che dire per confortarti…. pensa al down shifting come faccio io in queste situazioni, e’ un paliativo , ma aiuta a tirare avanti se non hai alternative nell’immediato e nel frattempo semina CV in giro per il mondo che non si sa mai!

  2. Complimenti. Io sono circondata da gente che non aspira ad altro che ad accaparrarsi il posto fisso (magari statale) per poter finalmente spegnere il cervello. E con quelli si va a rotoli.

  3. prendo, traspongo, proseguo: i colleghi con esperienza a fianco a te cadono come birilli – ne saluti uno al mese – di fronte all’assenza di contratti per far spazio a neolaureati sottopagati con conseguente ridimensionamento delle velleita’ del gruppo; il capo non ti rivolge la parola da tre mesi e, se te la rivolge, lo fa per dirti che “in questo laboratorio sei sprecato, fossi in te andrei in una company” dopo dodici anni di (produttiva) ricerca; una giornata di lavoro in un altro gruppo con cui collabori vale dieci delle tue (come crescita, umore, interesse). mi fermo, che’ il post e’ tuo, ma andrei avanti per molto. andiamo, unarosaverde, mi sa che e’ davvero il momento di andare, che’ certi messaggi – a ciascuno il suo – arrivano a caratteri cubitali.

  4. Di solito mi ritrovo dall’altra parte della barricata e cercom credimi, di comprendere cosa potrebbe passare nella testa dei miei collaboratori per ciò che faccio/non faccio dico o non dico.
    Penso di essere carente nei feedback, ma forse sono solo esigente perchè dovrei darne di più.
    Certo che nel tuo caso c’è proprio da far rivedere i fondamentali ai tuoi capi.
    Cambiare, potendo, è spesso un’ottima scelta. Da ragazzo mi ero prefissato di non stare mai più di 4/5 anni in un’azienda.
    Ora ci sto da 15 e capisco che anche io qualche errore lo devo aver commesso.

    • Nel mio caso c’è da rivedere i capi più che i fondamentali con loro: non è personale, è abbastanza generalizzato come atteggiamento.
      Mai stata così a lungo in un posto: ogni tanto mi sembra di esserne intrappolata.

  5. mmmm qualcuna di queste cose la vivo anch’io…mi devo preoccupare?:\
    comunque in questi casi decidersi a cambiare mette sempre paura, per quello ti senti in trappola e aspetterai fino a quando non ne potrai più e quando quel momento arriverà (mi sa che ci sei vicina…) prenderai una decisione drastica e risolutiva: in bocca al lupo, sarà un tuffo nel vuoto ma necessario, come riprendere fiato dopo aver nuotato sott’acqua🙂

    • Piu’ che altro qui si tratta di veder comparire una ricerca di personale collimante col mio profilo. E non é che succeda spesso ultimamente :)))

        • Femmina, 41 anni, quadro, nessuna esperienza in altre aree aziendali che non siano la supply chain e nessuna intenzione per ora di scendere dopo lo sforzo immane fatto per salire. (E una crisi galattica nel settore manufatturiero.)
          Altius tendo, oppure mollero’ tutto tra un po’, ma i compromessi mi stanno stretti.

          • azz difficile da trovare, concordo…però quando mi è capitato di essere in crisi ho lasciato per andare a stare “peggio” in termini economici e di carriera perché la sola idea di continuare per la stessa strada mi faceva venire la nausea…quindi boh, al tuo posto io allargherei un pochino la ricerca. La cosa veramente tremenda qui da noi è che se sei donna già parti male, se sei over 30 anche peggio😦

  6. hai ragione. alcuni punti sono uguali ai miei per cui ho sofferto tutti i giorni.. a un certo punto me ne sono freganto altamente e si va avanti giorno per giorno pensando solo allo stipendio (devo dire alto per me stesso tuo inquadramento).. aggiungo un punto ai tuoi : i cosidetti promossi senza competenze a tuo discapito… pazzesco… questa è una cosa proprio che non tollero; io mi sono fatto un mazzo così per avere certi ruoli che non ho avuto e alti nulla eppure tutto bene.. allora dico che senso ha avuto il mazzo fatto?
    ho molte comodità adesso anche perchè con l’esperienza lavoro sempre meno in ufficio ma che due maroni..

    • Benvenuto qui. la comodità è una delle cose che mi tenevano ancorata al vecchio lavoro, con il grande vantaggio che tutto era molto facile e molto vicino a casa e il grande contro che era molto ma molto ma molto noioso. Da martedi scorso alcuni aspetti della mia vita sono peggiorati, in modo particolare il tempo “perso” in spostamenti, ma altre sono migliorate, ad esempio le giornate mi scappano via senza che me ne renda conto e ho di nuovo il cervello in funzione, dopo un lungo sonno. I promossi senza ragione apparente ci sono ovunque…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: