Vita

Sabato, intorno alle 17.30, stazione di Milano Lambrate.

Aspetto il regionale per Brescia rimestando pensieri e riordinando sensazioni. Da qualche settimana sono esposta a persone e situazioni che invitano al rimescolio: ribollo come il mosto nei tini. Il risultato è una pausa di insonnia, di solito intorno alle quattro di notte, nella quale mi risveglia il brulicare delle idee che si assopisce solo un’ora dopo. Il brodo borbotterà sopra il fuoco fino a quando solleverà il coperchio e usciranno allora forme definite di nuovi equilibri. Sono curiosa di sapere come saranno.

Non fa freddo: è stata una giornata di inverno gentile; salgo al binario senza fretta, prolungando il più possibile la sensazione di ore di vacanza dalle cose da fare. Una donna bionda, altezza e corporatura media, mi sorride, mentre ci allontaniamo dal sottopassaggio verso una panchina. “Speriamo non cambino il binario, altrimenti poi dobbiamo correre” – mi dice con un accento dell’est europa mescolato ad una cadenza inequivocabilmente bresciana.  Scambiamo due parole, capisco che ha voglia di raccontare e chiedo da dove venga e cosa faccia. Dal modo in cui risponde lascia intendere intelligenza. Mi parla di Ucraina e Siberia. Mi dice che meglio sarebbe essere russa perché lì almeno il lavoro è garantito. La fine del sistema comunista ha lasciato campo libero alle disfunzioni di quello capitalista su una terra povera e il risultato è stato il disordine.  Il sapore della libertà stride con la consapevolezza che esso non sia utile o sufficiente. “Prima mi vergognavo” – continua – “a dire che faccio le pulizie, poi ho pensato a mio figlio, che ho lasciato là quando era piccolo e al fatto che dovevo lavorare perché lui stesse bene.” “Perché si vergognava? Non c’è niente di male nell’andare a fare le pulizie”. Le chiedo ingenua. “Perché prima dirigevo un albergo e ho una laurea in ingegneria”. Mi risponde, rassegnata ma con un tono di fierezza nella voce che lascia spazio all’intuizione di cambiamenti sofferti. Poi arriva il treno e la ricerca del posto ci separa, con un saluto rapido. E questo breve dialogo si aggiunge al rimestìo dei pensieri, con un pensiero su quanto sarebbe probabile l’esatto opposto, lo scambio dei ruoli, il passaggio dal colore al grigio, dal benessere allo stato di necessità.

PS Ieri pomeriggio l’esposizione agli inviti al rimescolio dei pensieri si è tramutata in sovraesposizione. Prevedo una settimana lavorativa di maggior dissociazione corpo-mente rispetto al solito. É un grazie, naturalmente.

PPS Ieri sera ho visto al cinema Blue Jasmine che ha avuto, a mio parere, tre grandi meriti. Prima di tutto è un film di Woody Allen senza Woody Allen, cosa che me lo rende più facile da tollerare. In secondo luogo mi sono ritrovata distante anni luce da ognuno dei protagonisti e dal loro modo di concepire la vita e la cosa mi ha rassicurato abbastanza. Terzo, ancora più importante dei primi due, l’interpretazione di Cate Blanchett mi è parsa superlativa.

One Comment to “Vita”

  1. Cate Blanchett è sempre superlativa. Prendila in “Babel”, prendila come Galadriel, prendila soprattutto in Notes on a Scandal, è sempre il massimo.

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