1 Dicembre 1923

Alle 7.15 stamattina nella valle suoneranno le campane. Alle 7.15 novanta anni fa rimbombo’ il fragore dell’acqua che, rotta la diga, si incanalo’ lungo il torrente e prese forza, spazzando via i paesi e piu’ di trecento persone. Era una tragedia annunciata, anni prima di quella del Vajont. Non fu di alcun insegnamento, come molte altre tragedie. La vita di un uomo conta solo per chi lo ama e lo perde. Le leggi universali che governano il cosmo ignorano le piccole turbolenze che accadono sulla superficie del nostro pianeta. Le campane suoneranno lo stesso e continueranno a farlo fino a che il disastro del Gleno rimarra’ nella memoria e non sara’ cancellato dal passare dei lustri per chi pianse, per chi mori’, per chi perse ogni cosa in un mare di fango, per chi decise di costruire senza criterio, per chi chiuse gli occhi senza impedirlo, per una giovane donna incinta il cui corpo gonfio d’acqua fu trovato chilometri dopo, irriconoscibile, cosi’ come la valle nel mattino livido in cui il muro schianto’.

6 commenti to “1 Dicembre 1923”

  1. http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_del_Gleno
    Scusa mi sono permessa di fare una piccola ricerca perchè non sapevo di questa disastro dovuto, guardo caso, alla negligenza umana.

    un abbraccio
    .marta

  2. Non sapevo di questa tragedia, ora vado a leggere il link che Trame ha gentilmente postato.
    A me nota era quella del Vajont e di Stava: le due realtà sono gemellate da quando, accaduto il fattaccio a Stava (TN), i generosi abitanti della zona del Vajont sono andati ad aiutare il paese di Tesero.
    Per chi può interessare, il link è questo http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_della_Val_di_Stava e “fortunatamente” il tutto è successo all’ora di pranzo di una giornata estiva. Ovvero quando i tanti turisti degli alberghi erano fuori, ecc.. Poteva essere ancora peggio.
    Ma credo che, leggendo anche le varie cronache sarde, non abbiamo affatto imparato da queste tragedie.

    • E a me mancava quella di Stava. Insomma, siamo circondati. Questa fu un’altra strage annunciata: mia nonna e la mia prozia c’erano; dai loro racconti e dalle foto d’epoca trasparivano le dimensioni del disastro.
      Con una passeggiata abbastanza facile, per sentieri, si raggiunge ciò che rimane della diga: si passa in mezzo allo squarcio e ci si sente piccolissimi, accanto ad un muro minaccioso che si affaccia su un precipizio su una valle stretta. Dietro scorre un ruscello di acque fresche e le montagne sono bellissime e in pace.

  3. Anche io ignoravo questa tragedia, e pure quella della val di Stava. Qui nella mia Valle probabilmente siamo stati benedetti da un errore progettuale: una diga è stata costruita negli anni ’50 a formare un invaso per produrre energia elettrica, ma (fortunatamente?) è stata ancorata a un versante instabile e non ha mai passato il collaudo. Così non è mai stata riempita, se non per un decimo della sua capienza, e ora si stanno spendendo fior di milioni per ridurne un pochino l’altezza. Putroppo è vero: dalla storia non impariamo mai niente.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Beauregard

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