Canada.Giorno quattordici. Vecchie storie di mare.

Ore 20.30. Aeroporto di Halifax.

Scrivo dall’area esterna dell’aeroporto di Halifax: andremo ai gates per il volo notturno ma con calma, c’e’ tempo. Oggi ha piovuto, prima e ultima pioggia canadese: stiamo tornando a casa.

Halifax e’ una cittadina portuale, che si arrampica, insieme alla sua dirimpettaia Dormouth, su e giu’ per le colline: il centro storico si raccoglie intorno ai moli turistici mentre ai lati operano cantieri navali e banchine mercantili. Dopo aver curiosato per le vie e pranzato in un ristorante che serve “organic food” segnalato per il buon cibo – difficile dire cosa per i canadesi e’ buon cibo – abbiamo concluso il pomeriggio nel Maritime Museum Atlantic trascorrendo quasi tre ore ad ammirare imbarcazioni di legno, a leggere delle esplorazioni di Amundsen, a venire edotte, con reperti e locandine, su storie di naufragi. Il piu’ famoso che ha interessato la città’ e’ stato quello del Titanic: molte vittime sono state sepolte nei cimiteri locali e da qui sono partiti i soccorsi. E’ ben documentato anche il disastro del 1917: un’esplosione terribile che rase al suolo parte della citta’, dovuta ad una collisione tra due navi mercantili, una delle quali carica di esplosivi.

Il pomeriggio grigio e umido ha fatto da sottofondo ad una certa malinconia: le vacanze sono finite e lunedi si ricomincia con il solito trantran.

Annotazioni. Non siamo venute a capo del sistema usato per assegnare i numeri civici canadesi. Sembra un test di intelligenza, di quelli del tipo: “come continua la serie?”. Abbiamo bevuto per quindici giorni acqua al sapore di cloro e quella in bottiglia e’ pessima. Ma con tutte queste risorse idriche, e’ possibile che proprio l’acqua sia un punto debole? Le aragoste sono buone ma vederle vive e ammucchiate una sull’altra in una stretta vasca in aeroporto – si possono comprare – suscita una certa sensazione di disagio. Sempre a proposito di animali, al museo c’era un pappagallo parlante, in perfetto stile pirata. Poverino, in gabbia anche lui. La settimana in Nova Scotia c’e’ piaciuta molto di piu’ di quella trascorsa lungo il San Lorenzo, balene a parte. Meno ressa, piu’ liberta’, moltissimi angolini da ammirare e un cottage tutto per noi con una vista mozzafiato. Chi fa da se’ fa per tre. Per la prima volta quest’anno, per voli e auto, siamo passate da agenzia e non ci siamo arrangiate. Le prenotazioni dei voli sono state fatte separatamente: sia all’andata che al ritorno viaggi aerei su sedili separati. Peccato: la mia compagna di viaggio ha una spalla comodissima su cui appoggiare la testa per farsi una dormita. Molto meglio del cuscino da viaggio. E poi profuma e sta tranquilla: mica detto che i miei vicini non siano degli inquieti. Scivolata nella lusinga della valigia, dopo tre anni di minimalismo, me ne pento e me ne dolgo: molto molto molto meglio una sacca da cabina, poca roba leggera e lavabile. Lo spazio per i ricordini in qualche modo lo si trova comunque. Bene, ecco finito il resoconto del viaggio. Grazie a chi ci ha seguito da casa ed e’ venuto a sbirciare cosa stessimo facendo. Ci avete fatto compagnia, con le email e i messaggi paralleli che ci avete spedito. Nei prossimi giorni pubblichero’ un post con le foto migliori. Adesso invece devo decidere quale e quando sara’ la prossima meta.

4 commenti to “Canada.Giorno quattordici. Vecchie storie di mare.”

  1. No no e poi no !
    La prossima meta e’ gia’ democraticamente decisa dalla sottoscritta – o vi diseredo .

    Alla mia morte , per voi , niente scarponi vecchi e felpe bucate se non verrete a trovarmi !

    Vi lascio decidere quale compagnia aerea prendere per raggiungermi….vi sembra poco dopo un anno di attesa?

  2. Buon rientro!

    aspetto il reportage fotografico, grazie… di questo viaggiare insieme a voi!

    a presto
    .marta

  3. così si fa, quando un viaggio sta per finire bisogna pensare subito al prossimo

  4. Ti abbiamo seguito ogni giorno anche da Palma, buon ritorno e a presto!

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