Canada. Giorno 8. Bucati, naufragi e un faro.

Malignant Cove. Ore 19.30.

Scrivo seduta su una delle sdraio che si affacciano sull’oceano. Cumuli di nuvole bianche e basse lasciano intravedere il sole pronto per tramontare. Ha piovuto, questa mattina, e solo nel tardo pomeriggio il cielo ha cominciato ad aprirsi. La spiaggia sotto di me, sulla quale questa mattina sono scesa per passeggiare, ha perso meta’ della sua larghezza, mangiata dalle onde che si infrangono a terra – unico suono – con un’altalena ritmica di andate e ritorni.

Giunge sempre, durante un viaggio, un momento in cui sembra che, dopo essersi riempiti gli occhi di nuove immagini, non ci sia posto per altro. Sono attimi in cui i vestiti puliti sono meno di quelli sporchi, in cui si ha bisogno di dormire a lungo e svegliarsi senza il suono di un allarme, di prendersela comoda e fingere di essere uno del posto, che ha a propria disposizione tutto il tempo del mondo.

Oggi e’ stato il giorno di mezzo, lo spartiacque della mezza vacanza. Colazione lentissima, scoperta della spiaggia, bucato steso su una corda tesa tra due pini stillanti rugiada, doccia lunga e restaurante, pisolino di meta’ mattina, lettura di blog e giornali, pranzo. Poi, sempre con tutta la tranquillita’ possibile, abbiamo percorso il Mini Cabot Trail, fratello minore del vero Cabot Trail, fermandoci nei paesi di dieci cottages e una chiesa per vedere le barche a vela ormeggiate nei minuscoli porti o per osservare le cataste di gabbie per la cattura delle aragoste o per fotografare la costa. Nel punto piu’ esposto del percorso c’e’ il faro di Cape Saint George, oggi automatizzato, dipinto di bianco e rosso. La strada era quasi deserta, il tempo scorreva piacevolmente. Dopo il tramonto – me ne sto appollaiata qui ad aspettarlo, con la cerniera del pile tirata su fino al collo, perche’ rispetto a ieri la temperatura e’ scesa di una decina di gradi – ci sara’ la cena e poi a dormire, perche’ domani sara’ il grande giorno della Prince Edward Island, la casa di Anna. E se non sapete chi e’ Anna, domani ve ne daro’ una tale zuppa…

Annotazioni: dove la spiaggia e’ di sassi, qui i bambini costruiscono villaggi di pietra, con simboli inuit. Nel cottage ci sono alcuni libri, tra cui una raccolta di saghe locali. Malignant Cove deve il suo nome ad un vascello naufragato qui davanti. Trasportava soldati diretti a Quebec per combattere. Alcuni di loro si stabilirono qui e sopravvissero; altri cercarono di risalire fino a Pictou, morendo nella morsa del gelido inverno. La leggenda vuole che avessero dell’oro e molti hanno provato, inutilmente, a cercarlo su questa spiaggia. Vorrei assaggiare un’aragosta di queste zone, dopo le scorpacciate a Cuba, ma non devo pensare a come viene cucinata. Questo posto magnifico e’ inquinato: non si possono mangiare i molluschi raccolti in certe zone della costa. Ho fatto una foto ad uno scaffale di supermercato pieno di zuppe Campbell’s. Dubito che ne assaggerò’ mai una ma appartengono ai luoghi comuni sul nordamerica e mi sembrava simbolica. in compenso portero’ a casa due scatole di fiocchi d’avena Quaker all’acero e ai mirtilli rossi. Dubito che saranno buone ma anche queste appartengono ai luoghi comuni. Sono una viaggiatrice nata e cresciuta in una valle montana: resto provinciale fino al midollo. I tramonti sono bellissimi, cosi’ come le albe, in qualunque luogo del mondo.

2 commenti to “Canada. Giorno 8. Bucati, naufragi e un faro.”

  1. Macchè provinciale!…Io una guida come te la seguirei ovunque….anzi, hai mai pensato di fare la guida nel tuo Piano B?…

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