Canada. Giorno 7. Cottages, silenzi e mirtilli

Malignant Cove. Ore 20.00.

Il cottage, minuscolo e ben tenuto, e’ nascosto alla vista della strada da un centinaio di metri di foresta e si affaccia, dall’alto di uno strapiombo non eccessivamente elevato, direttamente sull’oceano. Non si sente alcun rumore se non quello della risacca. Verde degli alberi, azzurro dell’acqua, rosa del cielo al tramonto fanno da scenario al tetto rosso e alle pareti lasciate a legno grezzo. Sul terrazzo, sempre in legno, sono disposte due sedie rosse anche esse e pure sul limite del promontorio altre due permettono di rimanere comodi ad osservare la meraviglia della natura.

Siamo arrivate ad Halifax poco prima dell’una, recuperato all’ufficio reclami una valigia enorme Air Canada che conterra’ la mia, alla quale hanno strappato nel movimentarla la cerniera ( essere minimalisti e’ meglio), ritirato l’auto che ci servirà nei prossimi giorni e fatto rotta, attraverso un paesaggio collinare, circondato dal mare e solcato da fiumi di acqua rossa d’argilla, fin qui. Ci siamo fermate a sud di Truro, sulla costa di una delle baie nelle quali termina quella di Fundy: alla base di un faro c’era il mercato dei coltivatori locali che in questo periodo sono impegnati nel raccolto dei frutti di bosco. Abbiamo comprato mirtilli e fragole in quantità’, marmellata, miele, sciroppo d’acero, succo di mirtilli blu e rossi, frutta e verdura – tra cui un peperone arancio. Stasera abbiamo cenato a pasta col sugo fresco, basilico e macedonia di mirtilli, fragole e limone.

Qui i cottages dei contadini e le seconde case vacanza si susseguono, uno piu’ carino dell’altro, a distanza, pero’, perche’ di spazio ce n’e’ in abbondanza. Colline e pianure a coltivo si sussegguono punteggiate da fienili in legno e silos.

Annotazioni: i cimiteri sorgono vicino ai centri abitati e ai campi di mais, senza zona di rispetto. Sono prati di erba verde in cui spuntano semplici lapidi, circondati da una staccionata o liberi, senza confini. Abbiamo incrociato un’area in cui si svolgono le scuole guida per gli enormi trucks che solcano la Trans Canadian Highway: mica facile parcheggiare o girare con mezzi cosi’. Le auto non hanno la targa anteriore. Ho il CPE, preso per botta di culo, e quando devo parlare, specialmente al telefono, sono felicissima di farlo in francese. Questo luogo bi-opzionale mi si addice ( domani sarebbe stato il grande giorno della PEI ma sara’ l’unico della vacanza in cui diluviera’. Dopo aver meditato a lungo, ho deciso di chiamare e spostare la prenotazione del traghetto: non sono mai sicura di riuscire a capire quando mi parlano, nonostante tutto). Durante il volo interno ci siamo lette alcune pagine – finalmente -sulla storia dello stato del Canada tanto per chiarirci un po’ le idee su come si e’ sviluppato. Non siamo sicure di aver capito, dalla cronaca Lonely Planet, esattamente cosa sia successo negli ultimi duecento anni se non che tra inglesi e francesi c’ e’ maretta, il multiculturalismo regna sovrano, gli autoctoni e i metis non hanno la quiete da secoli, nel nome del progresso.

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