Canada. Giorno 6. Spiegazioni.

Ore17.00 locali. Stazione di Ottawa in attesa del treno per Montreal.

Stamattina ho trascinato fin qui la mia recalcitrante compagna di viaggio con l’unico scopo di visitare il Museo della Civilizzazione. Certo, sarebbe stato bello riuscire a vedere anche la National Art Gallery e passeggiare per il centro citta’ ma ho dovuto accontentarmi di ammirare il Parlamento dalla sponda opposta e un pezzetto del canale Rideau, che d’inverno ghiaccia e diventa una lunghissima pista di pattinaggio, dai finestrini dell’autobus perche’ me ne e’ mancato il tempo.

A me piace andare per musei. E’ un’attivita’ che pratico fin da piccola e, a parte certe visite lunghe piu’ giorni in cui alla fine ho anche un po’ il senso del vomito, uno dei modi piu’ diretti che ho per dare collocazione storica, artistica e antropologica ad un Paese e’ quello di perdermi per le stanze di un’esposizione.

La stazione di Ottawa e’ fuori citta’ e si perdono circa 40 minuti per raggiungere Gatineau, dall’altro lato del fiume. Li’ c’e’ questo Museo in cui sono esposti manufatti delle popolazioni autoctone, antichi e moderni e ricostruite con maquette scene tipiche della vita canadese, dalla colonizzazione del luogo da parte degli europei a pochi anni fa.

Le sale riservate alle popolazioni locali sono quelle che ho trovato piu” interessanti: totem, abbigliamento, attrezzi per caccia e pesca, canoe, miti e leggende ben spiegati ed esposti con un percorso simile a quello del Museo di Quai Branly di Parigi che accoglieva la stessa tipologia di reperti senza dimenticare l’esposizione dei conflitti tra etnia e dei soprusi perpetrati ai loro danni da parte dei colonizzatori.

In serata saremo a Montreal, ceneremo e poi faremo la valigia: domani mattina si vola verso Halifax e da li’ in auto fino ad un cottage sulla costa di Antigonish. La seconda parte del viaggio sara’ dedicata all’esplorazione della Nova Scotia.

Annotazioni. I negozi e gli edifici in generale hanno due file di porte parallele, pesantissime da spingere e tirare, immagino pensate per isolare dal freddo. Ci stiamo rinforzando i pettorali e i bicipiti. I treni sono confortevoli ma in ritardo, lenti – pero’ hanno ancora la sirena come quelli dei vecchi film western – e con procedure di imbarco macchinose quasi come quelle degli aeroporti. Ci sono muffins con ogni ingrediente: stiamo facendo il pieno. I due dollari nuovi non vengono riconosciuti dalle macchinette: chiederemo rimborsi per quelle che ci vengono indebitamente fagocitate. I passaggi tra il caldo esterno e il gelo dell’aria condizionata dopo pranzo sono letali per l’apparato digerente, altro che vendetta di Montezuma.

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