Canada. Giorno quattro. Parentesi.

Ore 19.00 locali. Da qualche parte tra Quebec e Montreal, sul treno.

La giornata, dopo la stanchezza accumulata ieri, e’ iniziata piano e un po’ sottotono. Non so dare una descrizione precisa di quello che provo ma, al di la’ dei paesaggi sconfinati di ieri e della sensazione che si prova in luoghi in cui la natura domina – cosi’ come nelle selve centroamericane – qui mi sembra manchi un’anima pulsante che arrivi a penetrare la pelle. Quebec City e’ ben organizzata, pulita, rispettosa, tirata a lucido, gradevole alla vista ma rifa’ troppo il verso alle citta’ europee per sembrare reale. Forse sono solo troppo abituata a vedere intorno a me vestigia storiche che risalgono i secoli e qui pare che tutto sia iniziato solo poco tempo fa.

Fatta la valigia, depositata in stazione, le ore sono trascorse con lentezza tra la zona del porto fluviale, i negozietti di arte e souvenir, le bancarelle del mercato vecchio cariche di fragole, mirtilli, lamponi, sidro, birra, formaggi e verdure dell’Isola d’Orleans, cari ma cosi’ tirati a lucido da sembrare pronti per essere fotografati. Un’altra puntatina alla citta’ alta per l’ultimo giro e poi ci imbarchiamo sull’ultimo treno per Montreal. Suono terribilmente provinciale ma, a parte il check-in bagagli che ti obbliga a non avere tra i piedi in carrozza valigie ingombrati ma costringe ad anticipare l’arrivo in stazione, il treno si rivela un’ottima scelta, non velocissima ma confortevole. Tariffe scontate se comprate online in anticipo, sedili enormi e con spazio sufficiente per le zampe di una giraffa, silenzio, prese di corrente ma e’ il minimo, wifi gratuito e qui e’ la norma. Non me ne capacito. Si scorgono tratti del fiume San Lorenzo lungo il Chemin du Roi, vasti pascoli interrotti da paesini di cottage e fattorie, mentre il sole comincia a tramontare alla nostra destra.

Annotazioni del giorno: nessuna. Me le tengo per domani e guardo fuori dal finestrino.

2 commenti to “Canada. Giorno quattro. Parentesi.”

  1. “qui mi sembra manchi un’anima pulsante che arrivi a penetrare la pelle”….perfetta frase!!! Quelle poche volte che sono stato negli States (california – nevada – arizona) due volte,ho provato anche io questa tua sensazione,e ti diro’ di piu’,a volte certe location per quanto sono perfette, dove i nostri occhi non sono abituati a certe vedute,sembrano apparire finte senza un anima.E’ come se nelle cose manca lo scorrere del tempo sopra,manca l’antichita’ che noi europei siamo abituati a percepire in ogni angolo,soprattuto in italia.
    Bye!!!

    • E’ la mia prima esperienza di Nord America per cui le mie opinioni si creano e si si disfano giorno per giorno. Ieri, guardando dal treno le case, mi e’ sembrato che ci sia un senso di provvisorieta’, di possibilita’ di “prendere su “e cambiare posto se necessario senza troppe difficolta’.

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