Paris, encore

Ho deciso. Da grande faccio la weekend planner. Ho un avvenire nel campo. Propongo combinazioni per tutti i gusti e per tutte le disponibilità finanziarie anche se preferirei non dovermi occupare delle flange estreme: di voi a cui va bene dormire per terra e di voi che pernottate solo negli alberghi con troppe stelle. In entrambi i casi non mi troverei a mio agio a sperimentare. Per tutti quelli che stanno in mezzo, ecco un esempio di itinerario intenso, turistico ma non troppo, curioso e gastronomico, ideale per chi già conosce i monumenti più importanti della città e i suoi musei e vuole solo andare a zonzo e ficcare il naso in quelli che restano solo se c’è brutto tempo.

Arrivate da CDG, estorcete un biglietto extraurbano e un carnet da dieci corse alle macchinette automatiche e balzate sulla RER. Nella canicola mattutina che picchia già alle dieci, raggiungerete in una mezz’ora e con un paio di cambi una fermata nei pressi di Montmartre. Scendete e fatevi largo tra chi tenta di vendervi un iphone 5 o un samsung nuovo di zecca per cifre inferiori ai 250 euro. Non è mai una buona idea. Proseguite per duecento metri ed entrate al Marché Saint Pierre, un isolato di negozi di tessuti, alti cinque piani, e di mercerie in cui potrete trovare qualunque cosa, facendovi largo tra le signore francesi intente a soppesare i pregi e le virtù di ogni rotolo. Se vedete qualcosa che vi piace, una stoffa stampata in un modo inconsueto, originale rispetto a quello che trovate nel vostro paese d’origine, non resistete, portatevene a casa uno scampolo e date spazio alla creatività. Sarà il vostro souvenir, non scontato, non comune.

Uscite dai vicoli  che è quasi mezzogiorno e, fatti pochi passi, tirate su il naso per ammirare la basilica Sacre Coeur, raggiungibile assiepati sulla funicolare o dopo ascensione di duecento scalini (la seconda: il ginocchio beneficiava di una rarissima violazione alle mie ferree regole sui medicinali, cioè di una compressa di Tauxib, e gli sembra quasi di essere un’articolazione sana), pigliate fiato mentre osservate la città ai vostri piedi e poi scendete giù, verso le piazze dei pittori, ad ammirare i turisti che ammirano le opere degli artisti. Poi di nuovo scendete, verso Pigalle, verso il metrò e fate rotta ad est,  fermandovi a Rue de Montorgueil, a farvi tentare e a cedere alla tentazione dei dolci e dei salati dell’antichissimo Stoher, delle boulangeries e delle fromageries. Lasciate ogni cosa in albergo, dopo esservi riposati una mezz’oretta, mentre il sole ancora splende, perdetevi nel Marais, infilate il naso nei negozietti, senza comprare o comprando qualcosina qua e là, come un flaconcino  di sapone di marsiglia aromatizzato alla lavanda che vi farà compagnia col suo profumo nel prossimo viaggio, o il tè da Mariages Fréres e da Le Palais du The, il cui suo sapore di bergamotto – siete tradizionalisti e scontati – starà con voi per tutto inverno,una tazza ogni domenica, nei pomeriggi freddi e lenti.

Guardatevi intorno, in alto e in basso, decifrate le scritte sopra le entrate dei vecchi negozi, sbiadite dal tempo, infilatevi nei portoni dei palazzi, se si può, e scoprite i giardini freschi, nascosti e raccolti del Palazzo degli Archivi poi tornate, col tramonto intorno a voi, verso il Centre Pompidou, e fermatevi ad ascoltare gli artisti di strada e a osservare il tetto di un palazzo attraverso una bolla di sapone.

Cenate, una cosa veloce, una fetta di quiche lorraine che si scioglie in bocca, ad esempio, poi ripartite, verso la Senna, per quattro passi mentre si fa sera sulle acque e i più si attardano tra la sabbia di Paris Plage.

Ecco, questo è  per il sabato ma pure per la domenica ce n’è d’avanzo, specialmente se, in un altro cedimento alle tentazioni, si indugia tra le bancarelle del Marchè Bastille, per procurarsi pane fresco, formaggio e ciliegie, poi si ripassa davanti all’ormai nota Pâtisserie des Rêves a rendere grazie al genio di Conticini e poi ancora si arriva ai giardini del Trocadero, per sbafare al fresco, sotto enormi platani, davanti al metallo amichevole della Tour Eiffel mentre la città si prepara ad accogliere l’ultima tappa del Tour e il sole picchia forte sui boulevards e sulle spalle di indigeni e turisti, in un pomeriggio d’estate.

Ve lo prometto:  il lunedi il rientro al solito tran tran sarà terribile.

Paris collage

4 commenti to “Paris, encore”

  1. Che poi la cosa più bella, dopo esserci tornato per anni, è fingerti di essere uno del posto e veramente girare per vicoli e piazze tra le strade secondarie magari è anche meglio. Io di recente mi sono perso tra Montparnasse, le Marais e le Beaubourg dove non c’è niente di più bello che assistere agli spettacoli di strada! Ma la cosa più bella in assoluto è scoprire un concerto d’organo di sera in quella meraviglia di Notre Dame, con tutta la suggestione che ti radica veramente con le radici in quel di Paris!

  2. ogni volta che sento pararlare di Parigi…..sospiro….

  3. appena tornata, ne ritrovo tutte le emozioni….

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