Fatterelli in climax

Ho incrociato uno dei cagnolini del quartiere, qualche giorno fa. Ero in auto e stavo svoltando a destra, su una strada che incrocia la vecchia statale. Lui stava arrivando dalla stessa traversa, scodinzolando in mezzo alla carreggiata. Si è fermato allo stop, ha guardato più volte a destra e a sinistra e poi ha attraversato, proseguendo la sua esplorazione sull’altro lato. Un animale di cui fidarsi.

Sabato sera, a Fano, c’era il saggio di fine anno della  scuola di ballo locale e ragazzi di ogni età, nei costumi di scena, si esibivano sulla platea dell’anfiteatro prospiciente il mare. Sulle gradinate e sulla passeggiata si era radunata una piccola folla di parenti, amici, turisti curiosi. Tra essi c’era una famiglia di cinque persone: madre, padre e tre figli maschi il più piccolo dei quali, di un anno e mezzo, ha preteso e ottenuto di essere messo a terra e, al ritmo della musica, ha cominciato a ballare. Piegava morbido e a tempo le gambine ancora instabili a ritmo di musica, oscillando qua e là: sul viso portava stampato un sorriso felice e a tratti rideva, guardando il padre che lo tratteneva per il colletto, per evitare che gli scappasse giù, in mezzo ai ballerini, preso dall’entusiasmo delle note. Piangeva disperato se tentavano di prenderlo in braccio e andare via. Sembra che, fin da neonato, la musica abbia esercitato su di lui questo effetto travolgente. Era bellissimo vederlo muoversi contento. Dopo quattro o cinque canzoni è crollato, tra le braccia della madre, esausto per la troppa gioia.

C’è stata una rissa nel parcheggio dell’azienda davanti a cui lavoro che ha coinvolto persone che, in gradi diversi di conoscenza, mi sono note. Il tam tam del gossip ha messo a fuoco le linee guida della faccenda così come ve le riporto. Due tizie hanno scoperto che stavano condividendo lo stesso uomo. Si sono date appuntamento e, appena l’hanno visto arrivare, una delle due gli “ha fatto il chiodo” all’auto. Il tipo ha reagito, mollando uno sberlone. Ne è nata una collutazione: lui picchiava lei mentre l’altra tentava, all’inizio, di difenderla; poi si è allontanata. Lui ha già avuto precedenti per violenza, con un’altra donna da cui ha avuto figli e con questa stessa che comunque continua a frequentarlo. Un altro tizio è passato accanto ai tre e, pur vedendo l’uomo a cavalcioni della donna intento a picchiarla, ha tirato dritto un po’ perchè ha sottostimato la gravità della situazione, un po’ per evitare di essere coinvolto, come una volta sembra gli sia già capitato, a far da testimone in un’infinita causa civile. La ragazza picchiata ha rilasciato un’intervista alla televisione locale, mostrando i lividi, denunciando l’aggressione e l’indifferenza dei passanti.  Ne nasceranno denunce e contro-denunce. Per quanto la violenza, in ogni sua forma, sia una delle manifestazioni umane che più mi ferisce e che più condanno, per quanto altro, di non noto, ci sia stato nelle dinamiche di questo triangolo e nel modo in cui si sono svolti veramente i fatti, quando rifletto su tutta questa vicenda, donne incluse, l’unica sensazione chiara che riesco a percepire è il disagio che provo davanti alla miseria  umana.

7 commenti to “Fatterelli in climax”

  1. come si fa quando si monda la verdura, teniamo il buono di questo post e scartiamo la parte marcia….

  2. più ci penso, e più mi convinco che, se mai riusciremo, ci vorranno anni, decenni, prima di riuscire a superare questo qualcosa che si è instillato nella testa umana per consentire che possa proseguire una relazione con una persona da cui subisci violenza. senza esagerare: questa sarebbe (sarà?) una delle più grandi rivoluzioni culturali e sociali che la storia abbia mai avuto.

    • Serve spiegare alle persone (donne) cosa significa sana autostima ma se poi tutto il sistema ( e a volte esse stesse) fa di tutto per convincere queste persone che non valgono nulla… la vedo impossibile.

      • no, dai, impossibile mi rifiuto di pensarlo. nel diciannovesimo secolo non era neanche lontanamente immaginabile dare del tu ad un genitore, in alcune zone d’italia con conseguenze assurde in caso di mancanza di rispetto. oggi è solo un lontano ricordo. in questo caso la salita è molto più impegnativa, ma è un dovere morale, etico, universale compierla. non tirarti indietro. come spinta iniziale posso iniziare a darti due consigliucci ad hoc per i tuoi colleghi di qualche post fa….

  3. A me sembra assurdo che se scopri che il tuo ragazzo ti mette le corna con un’altra la prima cosa che ti viene in mente è metterti d’accordo con lei per rigargli la macchina…ma sei cretina?!?!
    E soprattutto se sai che l’uomo è violento, che fai, lo istighi, lo provochi?? Ovvio che se trovi una che ti riga la macchina come minimo un pochino di sangue al cervello ti vada…cosa volevano dimostrare le due geniali signore?
    Ottima anche la reazione dell’altra che aveva accettato di partecipare alla bravata ma poi quando si è messa male se ne è lavata le mani, in fondo lui stava picchiando la sua rivale, chi se ne frega, giusto?
    Che brutto mondo, che brutta gente. Davvero come dici tu: che miseria umana.

    p.s. Con tutto ciò non intendo minimamente giustificare la violenza sulle donne (sugli uomini, sui bambini, sugli animali e sulle piante😀 ) ma solo mettere l’accento sull’incipit della storia e buttare lì una citazione da La Fontaine: chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

    • Concordo con te. La provocazione e’ stata imprudente, la reazione esagerata ma presumibile e pericolosa. Dall’inizio alla fine, inclusa l’ignavia, questo episodio mi ha lasciato una sensazione di disagio e, non so perche’, di solitudine. Mia, non loro.

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