Quando eri tu la musica

Come si fa, ditemi voi, a trovare musica in un ufficio che si affaccia su un reparto di macchine utensili rumorosissime che tagliano pezzi di metallo sedici ore al giorno, in cui suonano i telefoni in continuazione, in mezzo al quale dal piano superiore vanno e vengono incessamente su e giù per una scaletta decine di persone passandoti sui piedi, per così dire, in cui ronza una stampante laser e sbatacchiano due stampanti a rullo ruminandosi chilometri di carta, in cui le persone sono sempre arrabbiate e pare stiano gestendo solo loro i problemi più grossi del mondo, in cui il rumore di fondo, alla fin fine, è sempre e solo quello dei soldi, anche se ben schermato.

Giovedi sera ero a Verona, a godermi un concerto al chiuso di Uto Ughi poi, nella quiete di una notte che pareva veramente di primavera, ho passeggiato fino all’Arena illuminata da cui provenivano operistici gorgheggi, godendomi un gelato artigianale e il piacere della musica ricevuta. Ieri sera ho ascoltato all’aperto tre cori alpini: uno è blasonato, in zona, ma mi ha fatto sbellicare dalle risate perché far cantare canzoni rock in inglese ad un coro vocalmente statico come un masso di granito sulle forme del canto alpino significa cadere nel ridicolo; uno era ospitato, dal milanese, ed è stato piacevolmente divertente; uno – che in realtà erano due ma questa  è una lunga storia –  lo conosco bene e non ha tradito la fiducia, anche se alle ultime canzoni ci sono arrivata tremando dal freddo.

Domani torno nell’ufficio di cui alle prime righe ma, se il risultato sarà simile a quello di venerdì, prevedo ore lunghe e affollate di cacofonie. Buon inizio settimana a tutti: a me è sparita l’ispirazione letteraria al pensiero di altri cinque giorni in mezzo al frastuono.

8 commenti to “Quando eri tu la musica”

  1. ti capisco, e riconosco di avere una gran fortuna: mentre lavoro al pc, poter tenere acceso lo streaming della radio o la musica di sottofondo (ache se a volte con poca buona pace dei miei colleghi, ma sono convinto che in fondo in fondo non siano così scontenti). non è poca cosa, coprire le cacofonie del mondo lavorativo…

    • No, niente radio nè musica mentre lavoro o mentre studio: sono abituata così e preferisco il silenzio. Sono molto infastidita dal frastuono degli uffici aperti e dallo sforzo continuo che richiedono per concentrarsi su compiti importanti. I rumori di un’azienda che produce con centinaia di macchine utensili fanno impazzire, se ci fai caso. devi imparare ad escluderli dal tuo cervello ma, a sera, ti accorgi che questo è stancante.

  2. Forza forza che il lunedì è passato: ora è tutta discesa!

  3. io non sopporto la musica in ufficio, soprattutto la musica degli altri. Non sopporto la musica negli ambienti pubblici e purtroppo, ormai,c’è dappertutto.
    Piuttosto…preferisco il rumore. E quindi giovedì è andata bene?

    • Si: parrucchiere, palestra, ristorante, supermercato, parcheggio (anche se quella dei parcheggi di Brescia è radioclassicabresciana e, tutto sommato, scelta migliore di altre) ci sono note ovunque ma io vivo in una cittadina in cui, mattina e sera, il rumore che si sente è quasi solo quello del canto degli uccelli e delle voci degli abitanti del quartiere e questo rende ancora più fastidiosi gli altri rumori.
      Giovedì è andata all’asciutto (spostato al Teatro Filarmonici), è stato molto piacevole. Inoltre Piazza Bra illuminata e tranquilla, sul far della mezzanotte, invita alla distensione. Adesso, sempre dalle tue parti, mi aspettano due commedie del Bardo.

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