Ricetta per un bestseller. Invettiva.

Frequenza: sforna un libro all’anno, o anche due, e sommergi il mercato oppure fatti desiderare e pubblicane uno ogni tre, quattro anni, facendolo precedere da una campagna pubblicitaria costosissima ed efficace.

Canovaccio: copia-incolla la trama da uno dei libri precedenti, meglio se da quello che ha avuto più successo. Cambia il nome e l’aspetto fisico dei protagonisti principali, ambienta le vicende in quei luoghi che tutti vorrebbero vedere almeno una volta nella vita, utilizza come pretesto per innescare le azioni un quadro famoso, un libro famoso, un nome famoso di artista e ricamagli intorno un misteruccio, leggi tante guide di viaggio alla ricerca di particolari curiosi e meno noti ai più ma comunque risaputi, in modo che si possano verificare in loco. Lavora con i colpi di scena: uno per ogni capitolo almeno. E non dimenticarti di infilare qua e là qualche idea pseudo-ecoambientale o catastrofica, che va sempre di moda. Non svelare tutte le ragioni e le connessioni tra gli episodi: lascia che il lettore si ponga dei dubbi così magari non glieli potrai risolvere nemmeno in una prossima opera.

Personaggi: non caratterizzarli troppo, stai sul vago. Fai in modo che il cattivo diventi buono, che il buono ceda alle lusinghe della cattiveria, che le figure secondarie spuntino dal nulla, senza avere troppo senso, come se appartenessero ad un altro libro e che, alla fine del racconto, ci si possa dimenticare di loro. Infila qua e là gente che si comporta come tutti si aspettano che si debba comportare: una zingara che prende soldi per aiutarti, un custode di monumento che prende soldi per aiutarti…non è difficile trovare altri esempi.

Stile: usa tutti i clichè possibili ed immaginabili. Abbonda con la paratassi, con i luoghi comuni, con i particolari tecnici sugli oggetti in modo da catturare l’attenzione del lettore con queste minuzie cosicché non si accorga che hai fatto il copia-incolla di cui dicevamo prima. Utilizza traduttori pagati per rendere ancora più sciatta la tua prosa. Ad esempio puoi utilizzare un “drone” che ci sta bene di questi tempi, meglio ancora della playstation, oppure puoi scrivere:

Parecchi pedoni lanciarono una seconda occhiata al passaggio del trike, perplessi nel vedere un uomo alto più di un metro e ottanta in abito Brioni seduto in sella dietro una donna minuta” : nota l’effetto della parola trike, del riferimento ad un abito sartoriale di un taglio che tutti gli italiani dovrebbero riconoscere a prima vista e dell’inversione del ruolo machista. Tre piccioni con una fava.

Oppure pui dire: “Devo smetterla di avere un atteggiamento così snob a favore dei libri rilegati in pelle” si disse. “Gli e-book hanno davvero il loro perché.” e guadagnarti un premio per la peggior frase inserita in un libro nel 2013.

Conseguenze: siediti in poltrona e conta i soldi. Il tuo è un best-seller annunciato. E tu ti sei guadagnato a buon titolo un posto in mezzo a tutta la mediocrità che ci circonda, che tanto ci piace e ci fa sentire al sicuro. E per fortuna che, tante volte, gli e-book hanno un altro perchè e arrivano per le magiche vie della rete perché, per lo meno, uno può evitare di spendere 25 euro per questa porcata. Peccato per lo spreco di tempo.

“Inferno” di Dan Brown. Buona lettura a tutti.

25 Responses to “Ricetta per un bestseller. Invettiva.”

  1. e però tu te la vai a cercare: dan brown!

  2. allora, io ho letto il titolo e ho pensato: “vuoi vedere che parla di dan brown?”. poi ho letto le prime due righe di frequenza e le prime dieci parole di canovaccio e ho pensato: “ok, è dan brown”. ma perché, perché, perché? (come l’emoticon dell’omino che sbatte la testa contro il muro? ecco, quello). perché la letteratura non può fare a meno di queste sciagure? che poi, non so se hai notato: mi è cascato l’occhio sul fatto che “dall’autore de il codice da vinci” è stampato *direttamente* sulla copertina. non su una fascetta, no, direttamente sulla copertina. non esiste. a parte che il codice da vinci mi aveva suscitato già dall’inizio una riflessione sui rischi di romanzi nei quali il confine tra realtà e fantasia non è così ben marcato… va bene ok, la smetto, potrei andare avanti a parlare male di dan brown per ore ed ore. ah, ma hai notato poi come somigli drammaticamente ad emilio fede da giovane? ok, basta, davvero, la smetto.

    • adp, ho finito il libro perchè la lettura è talmente veloce che non sarebbe cambiato molto a lasciarla a metà e subito ho avuto volgia di scriverne ferocemente male. Ho dovuto aspettare un paio di giorni, per trovare il tempo. Aggiungo io due cose, posos?

      La mercificazione del libro, dell’arte, della musica, del vestiario, degli oggetti che possediamo fa parte del gioco. Tutto, in grande quantità, senza troppa fatica, sostenuto da un forte messaggio promozionale simbolico che crei il desiderio ed è fatta. Stanno sparendo le botteghe artigiane, per trovare un buon libro o devi rivolgerti ai classici o devi frugare e frugare tra i mille titoli, per assaporare le cose devi vederne poche e capirle, per godere di quello che fai te lo devi conquistare ogni giorno. C’è posto per tutto e c’è sicuramente posto per l’evasione e i momenti leggeri. Io credo però che questi dovrebbero essere intervallati da momenti più profondi, da iflessioni, da comprensione della tecnica che c’è dietro un’opera d’arte. Guareschi aveva un vocabolario limitato, e perciò comprensibile, ma un suo raccontino di Mondo Piccolo vale, ai miei occhi, più di tutti i Dan Brown messi insieme. Non c’è bisogno di leggersi Guerra e Pace per salire verso i luoghi in cui lavora chi ci sa veramente fare, in ogni campo. Però il luccicchio che ci sta intorno è accecante. Basta predicare, altrimenti sembro acida e vetusta. In realtà, ripeto, a me alcuni libri di Dan Brown sono pure piaciuti e leggo di tutto però in alcune cose so riconoscere diamanti e zirconi. In tante altre invece no e divento dozzinale, qualunquista, mio malgrado. La cosa positiva per chi riesce ad entrare in questi meccanismi è il guadagno facile e immediato. Vedi l’assurdo successo di Psy, ad esempio.

      Un libro “facile” ma non stupido per rifarsi: Christopher Morley, Il Parnaso ambulante.

      • per diamine, assolutamente d’accordo! predica, predica pure, credo che abbiamo davvero bisogno di un nuovo modo di “vivere” la cultura, e quella sana faziosità nel disconfermare questa modalità di mercificazione non va disprezzata, anzi. il vocabolario limitato di tanti scrittori nasce da una scelta ben precisa, a mio modo di vedere, e non dalla mancanza di formazione: saper adattare il linguaggio al contesto è importante, fondamentale. se il contesto è la vetrina dei bestseller di walmart però no, non ci siamo proprio. grazie della segnlazione, vado a curiosare!

  3. Concordo….su tutto…..però ammetto che sulla paratassi mi ha aiutato gugl

  4. no davvero: perché? io dopo Il Codice Da Vinci mi sono pure andata a leggere Angeli e Demoni e ho capito che poteva bastare…
    comunque sulla bruttura delle frasi ho un appunto: hai visto l’edizione originale? perché magari è il traduttore che è un cane…spesso succede

  5. Ah ah ah ! Hai ragione però è anche vero che il periodo storico/sociale che viviamo oggi chiede assolutamente sempre e solo questo: nella moda, i libri, la musica, i programmi tv , i film.Puoi applicare questa tua teoria su tutto..la cosa più triste è che spessissimo la si può adottare anche nelle relazioni sociali.Dan Brown o cmq le case editrici non fanno altro che darci quello che noi vogliamo (come massa intendo).Triste.ma vero

    • E noi faremo come i protagonisti di Fahrenheit 451 e ci terremo nella testa le cose belle e da lì non ce le potrà rubare, o sporcare, nessuno. Patty, che stai leggendo sotto l’ombrellone? Guarda che le vedo le tue foto….!

      • Mica tanto sotto l’ombrellone mannaggia…anche quì caldo proprio non fa però almeno qualche ventosa giornata di sole ce la regala…. or ora sto leggendo Sun Tzu “l’arte della guerra” ma sopratutto il manuale della mia nuova Canon (la mia prima reflex, son messa male)

  6. Sono a 1/3 del libro e la penso come te. La storia poi non è nemmeno lontanamente intrigante come il Codice e il format è così desolatamente uguale che avvilisce. Questo conferma ancora una volta la mia idea che gli scrittori (vale in particolare per loro ma potrebbe essere esteso a molta parte dei creativi) fanno 1 o al massimo 2 opere buone. Tutto il resto è mediocre se non pessimo o al limite una brutta copia del “capolavoro”. A parte poche eccezioni, ovviamente. Per questo leggo volentieri i best sellers ma non dò quasi mai una seconda chance all’autore che mi è piaciuto.

  7. i best seller hanno sempre uno strano effetto su di me, in genere repellente.
    Come tutte le cose, quando sono troppo popolari, troppo conosciute, mi allontano. Un po’ come quando una persona è troppo profumata: invece di attirare mi respinge.
    So di perdermi tante cose, perché best seller non sempre è sinonimo di sciatteria. E credo pure che qualche ora di divertimento si trovi anche in questi libri.
    Più che la mercificazione del libro a me ha fatto impressione l’intervista rilasciata tempo fa da James Patterson, il più prolifico autore al mondo. Se non ricordo male lui ha uno stuolo di oltre venti scrittori, la sera consegna loro il tema da svolgere e il giorno dopo assembla, sistema…
    Per curiosità ne lessi uno. E sì, era proprio una boiata pazzesca

  8. Devo dire che non leggo quasi mai i bestsellers o comunque quello che la pubblicità vorrebbe leggessi e che leggono tutti. Ma, se sarà il caso e se ne avrò voglia, lo farò quando oramai di quel libro lì non ne parla più nessuno.
    Sono un po’ snob, credo🙂 ma sicuramente voglio essere libera di leggere ciò che voglio io!

    Di Dan Brown ho letto i primi due libri e m’è bastato ma l’impressione che parlassi di lui già dalle prime tue righe l’ho avuta subito anch’io.

    Buon fine settimana, grazie
    ciao Ondina

    • Conosco almeno un’altra persona che ha il tuo stesso comportamento. A parte il caso di Harry Potter, che mi ha catturato e mi ha fatto pensare che, fossi stata ancora bambina, sarei letteralmente diventata una maniaca, per quanto osannati, strombazzati, criticati, discussi i bestseller di solito mi tengono compagnia giusto il tempo della lettura. Altre sono le parole che restano con me più a lungo, a volte senza andarsene mai.

  9. Mi avete convinto: non lo leggo. Ho così tanti bei libri da leggere e qualcuno da rileggere chi mi sembrerebbe di trascurare il buono e il bello, oltre che l’utile.

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