Il bello di essere spagnoli

“Il bello di essere spagnoli di questi tempi – mi dice un collega venuto a prenderci in aeroporto ieri – ” e’ che se stai insieme ad una ragazza, sai che lei non lo fa per i soldi”. Ride, dice che la battuta gira su facebook e poi parliamo di musica, dei gitani andalusi che scappa a sentire appena puo’. Ha un passato da suonatore di chitarra professionista girovago e, puo’ darsi, anche un futuro perche’ il primo amore non si scorda mai. Non appena i figli saranno piu grandicelli ricomincera’ a viaggiare e a suonare. E’ un tipo che prende la vita con umorismo e si adatta, reinventandosi, ma mentre mi parla dei gitani gli leggo i suoni nelle parole non dette. Pazienza. Bisogna avere pazienza.

Dall’aereo guardavo giu’ verso la terra, poco prima dell’atterraggio. L’aria era limpida sopra Madrid e le righe dell’aratura dei campi creavano pezzature di verde nuovo, di marrone umido, di cinerino secco di vecchi coltivi, interrotte a tratti da paesini di case basse e chiare radunate intorno ad un campanile.

Ogni tanto, all’avvicinarsi delle citta’, si allargano a terra strade ordinate in rettangoli e divise da rotatorie ma, negli spazi che queste creano, non sorgono ne’ case ne’ capannoni industriali ne’ tantomento parchi. Sono aree di progettati insediamenti urbani rimasti solo sulla carta, interrotti dalla crisi. Ce ne sono molti in Spagna. Vicino all’azienda c’e’ una strada che svolta dalla principale, percorre tre metri imbiancati da uno stop e dalla linea di mezzeria e si interrompe in un campo incolto, come un punto interrogativo in una domanda rimasta a meta’.

Al telegiornale tengono banco le novita’ sui comportamenti fraudolenti dei membri della casa reale e da coloro che ad essi sono collegati per interessi economici comuni. Pero’ ieri hanno anche detto che ci sono tutti i segnali che fanno pensare che la crisi sia finita anche se i manifestanti a Puerta del Sol, trascinati via a forza dalla polizia ogni giorno, ancora non lo hanno saputo.

Quizas, ojala’… vedremo. Qui intanto fino alle dieci la luce indugia prima di lasciare il posto alla notte, senza fretta, tra un acquazzone e uno sbuffo di nuvole chiare, ignara dell’affanno degli uomini, persa nel suo cerchio di vita.

7 commenti to “Il bello di essere spagnoli”

  1. è troppo “sognare” una puerta del sol anche qui da noi, vero? è troppo?

  2. Da qualche tempo frequento anch’ io Madrid per lavoro.
    Mi torna, potrei aggiungerei qualche battuta che circola sui tedeschi, ma temo che ti chiuderebbero il blog.
    Vale !

  3. è c’è bisogno d’andare in spagna dove impiccano i cani agli alberi con tante brave ragazze polacche, rumene, jugoslave, moldave che ci sono in italia… son le italiane che hanno gravi problemi col maschio locale, anzi col babbo in genere, ora col nuovo papa poi (non) habemus papà😉

  4. A me pare, alla luce dei recenti fatti di cronaca, che siano più gli italiani maschi ad avere dei problemi con la donna che non il contrario. Ma mi sa che stiamo uscendo fuori tema.

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