Riboh. Occhio che è lungo, però questa volta la risposta mi serve alla svelta.

“Cosa voti? Per chi voti?”

Strano ma, fino a poco tempo fa, nessuno me lo aveva mai chiesto. Adesso me lo chiedono tutti, così, di punto in bianco, per sapere che parte farò nel definitivo disfacimento di questo Paese ridicolo che tutto avrebbe per essere un luogo in cui si può vivere bene e che tutto fa per rovinare se stesso. Una volta chiedere per chi si vota era una domanda rara. Era come parlare di soldi: in questo paese nessuno sa quanto guadagnano gli altri. Si opina, si presume, si favoleggia, si smentisce, si aspetta la guardia di finanza sotto casa. Vi dirò che non ho nulla in contrario alla pubblicazione della dichiarazione dei redditi per ogni cittadino italiano, così ci capiamo subito su come la penso.

Nel caso del credo politico comunque il tabù era meno forte e, oltre un certo grado di conoscenza, l’intimità creatasi o la foga nel sostenere le proprie idee durante i dibattiti lasciava uscire la dichiarazione. Voto sinistra, sono di destra, tanto di sinistra, al di là della destra. Così, una volta chiarito, le concioni alle cene tra amici o le chiacchiere al bar potevano riprendere, scevre dall’ombra del dubbio. In questo caso, per quanto mi riguarda, non vi dirò come la penso e non perché non voglia, quanto perché non saprei da che parte collocarmi.

Vi riassumo la faccenda: ci fossero ancora, voterei liberali. In mancanza, ho votato per anni un noto partito secessionista del nord di cui condividevo le idee parzialmente perché, tra i tanti partiti di cui condividevo le idee parzialmente, mi ero illusa che fosse composto di  persone che avevano voglia di rimboccarsi le maniche e darsi da fare, in modo onesto, per dare una sistemata qua e là. A distanza di tempo ho chiaramente capito che è stato un voto sprecato. Mi sono sempre suonati fastidiosi certi inni volgari e razzisti ma ho anche sempre pensato che servissero per raccogliere consensi in una certa fascia della popolazione e raggiungere così i luoghi in cui si possono cambiare le cose che non funzionano. Quando si vive in una valle montana a 50 km da una città e per raggiungere questa città ci si impiega più di un’ora in auto e un’ora e mezza in treno perché l’unica strada da cui ci si arriva è in condizioni pessime, e poi arriva qualcuno che dice “i soldi che guadagna la Lombardia ce li teniamo in Lombardia e mettiamo a posto le strade” una ci crede e si aspetta, poco tempo dopo le elezioni stravinte, che arrivino in massa pachere e asfalto per coprire le buche, luci per illuminare le gallerie buie in cui ogni anno qualcuno perde la vita, e piani logici per varianti che non vengano chiuse dopo pochi anni perché il terreno cede e l’acqua si infiltra.

Ecco, io avevo sperato ma, a distanza di anni, i posti presi dai rappresentanti del partito secessionista sono gli stessi prima occupati da altri e per arrivarci si sono seguite le stesse logiche, se non peggiori perché mascherate da proclami di onestà, di favori reciproci e raccomandazioni. Il denaro si spreca, le opere non vanno avanti, l’ignoranza e l’incapacità di chi occupa queste poltrone è spesso palese e la situazione degli immigrati, che non sono più gli italiani del sud, minaccia ormai passata in secondo piano, ma gli stranieri, è esplosa senza che il territorio fosse pronto a gestirla. E’ inutile pensare che si possano rispedire le persone a casa propria ed è anche profondamente ingiusto. Se avessi preso altre decisioni, tempo fa, forse sarei io la straniera in un Paese diverso dall’Italia, come lo sono stati per decenni gli abitanti di questa valle che partivano per la Svizzera, il Belgio, l’America. I corsi e ricorsi storici delle ondate migratorie verso nord, verso sud, verso est, verso ovest sono vecchie quanto la storia dell’uomo. Invece di combatterle, forse dovremmo accettarle e provare a organizzare mentalmente noi stessi, in primo luogo, e poi le nostre infrastrutture per accogliere e crescere insieme. Questo non implica che si debbano accettare l’aumento della criminalità o l’assistenzialismo immotivato, né per chi arriva, né per chi è nato qui ma, tra una persona e un delinquente ci sono chilometri e chilometri di distanza. Se l’occasione fa l’uomo ladro sarebbe meglio lavorare sul diminuire le occasioni che non sul riempire le carceri.

In ogni caso, non voterò più quel che rimane del partito secessionista del nord anzi, spero che stia tirando le cuoia e diventi solo un ricordo, visto che ha perso, ai miei occhi, anche i pochi motivi che aveva di esistere. Tale cambio di pensiero mi ha ripulito però mi ha anche lasciato davanti un bel vuoto. E adesso che faccio? A votare ci vado perché con la fatica che abbiamo fatto per avere il diritto di voto, non vedo perché dimostrare che non ce ne facciamo niente. Scheda bianca non la voto, perché non mi va che qualcuno scelga per me. Detto ciò, il dubbio resta.

Se mi siedo e rifletto per quel poco che so di politica -perché, lo confesso, l’argomento mi ha sempre annoiato a morte – metto a fuoco tre punti cardine. Sono stereotipati ma sono gli unici che ho.

Il primo è che, per certi versi, ho uno stile di vita tipico di una persona di destra: educazione borghese, tenore di vita piccolo borghese, pochi abiti, stile classico, ma firmati perché a me piace così, uno pseudo suv che ha sei anni e ne deve fare altri quindici prima che lo cambi, a meno che uno non decida che gli euro4 non possono più circolare, un lavoro da quadro in azienda, una incrollabile fiducia nell’utilità della meritocrazia e della proprietà privata.

Il secondo è che, per altri versi, credo di avere idee di sinistra.  Dico credo perché, quando parlo con chi viene dal mio stesso ambiente, mi accorgo che c’è sintonia di pensieri sulle cose di cui sopra ma c’è un immediato irrigidimento da parte del mio interlocutore quando dico, ad esempio, che la Chiesa dovrebbe puntare allo spirito e non al potere; che adozioni e fecondazione artificiale dovrebbero essere permessi a chiunque abbia un certo equilibrio psicologico indipendentemente dal suo stato di famiglia – e mi sembra già di essere severa, in questa selezione psicologica che introdurrei, dato che montagne di balenghi si riproducono quotidianamente per via naturale; che oltre al genere femminile e a quello maschile c’è anche quello neutro, così come in molte lingue anche in molte caratteristiche antropologiche e che perciò gli incroci da questo assunto derivanti possono essere molteplici, variabili e con pari dignità, diritti e doveri rispetto a quello di riferimento tra uomo e donna; che la sanità di base e la scuola di base devono essere pubbliche e funzionanti, ma veramente funzionanti e con retribuzioni decenti per chi ci lavora, e che quelle private possano essere un’alternativa, non la regola. E, prima ancora di occuparci di queste riforme, ci sarebbe da sistemare non solo sulla carta e nella pubblicità la faccenda della disparità di trattamento tra uomo e donna e non me ne frega niente se le donne comandano in casa. Le donne comandano in casa perchè fa comodo agli uomini così non devono sbattersi loro in faccende che paiono a basso valore aggiunto – e non lo sono – e confinate nello spazio. Fuori casa le donne hanno margini di azione limitatissimi. Le donne devono, se ne hanno le capacità e le competenze, poter comandare anche fuori ma non perchè sono donne ma perchè sono capaci. E devono avere, a parità di mansione, la stessa busta paga. E i bambini continueranno a farli le donne, meglio rassegnarci tutti, e facciamo in modo di accelerare il rientro al lavoro, se è questo il problema, creando infrastrutture e reti sociali che possano aiutarle. E basta usare termini come “cazzo, figa, troia” e bestemmioni alle riunioni di lavoro. Non fa manager, non fa uomo vero: fa tristezza. Scusate, sto deragliando ma era tanto che non vi ammorbavo con i miei ragionamenti femministi. Volevo dire che sono convinta però che la sinistra italiana non avrà mai, con le persone che la rappresentano oggi, il coraggio di attuare queste riforme quindi non la voto.

Il terzo è che, da ingegnere, ho più fiducia nei tecnocrati che nei politici ma no, non voglio votare Monti. L’avrei fatto, forse, prima della campagna elettorale. Negli ultimi mesi il tecnocrate si è trasformato in politico, contagiato anche lui da questo morbo incurabile di paraculismo, dibattiti, battutine e presenzialismo. Io credo che una persona, prima di avere accesso alla gestione della cosa pubblica ad un certo grado, dovrebbe aver avuto esperienze  a gradi minori e crescenti. Se deve gestire le infrastrutture forse sarebbe meglio se fosse un ingegnere edile di comprovata esperienza che sappia però di amministrazione aziendale. Se deve fare il ministro della salute sono sicura che sarebbe buona cosa se provenisse dall’ambiente e magari avesse diretto un’azienda sanitaria per qualche tempo, dimostrando di saper far quadrare i conti senza uccidere i pazienti. Potrei fare altri esempi: il concetto, nella mia testa, è che prima si inizia con il piccolo, nel privato, poi si passa al pubblico, sul territorio, poi alla regione, poi allo stato, bilancio di esercizio alla mano come principale presentazione  cardine della campagna elettorale. Non importa che sia laureato o no: certe persone passano anni sui libri ma non imparano niente, altre, dall’osservazione della realtà, apprendono moltissimo. L’importante è che sappiano fare. Nella mia testa il tecnocrate lavora e risolve a bocca chiusa. La apre solo una volta ogni trimestre, quando presenta i numeri e un ente trasversale, apartitico e apolitico, glieli controlla. Ne ho infinitamente piene le scatole delle parole dei politici però di tecnocrati ce ne sono pochi e, dato che quelli bravi magari sono anche saggi, se ne stanno a casa propria ad amministrare la cosa privata, così hanno meno rogne e meno riflettori addosso.

Dati questi tre assiomi, da cui non mi schiodo, lunedì mattina, quando andrò a votare, dove la metto la croce? Io mi guardo intorno ma non vedo nessuno che possa rispondere alle mie richieste. Ho sbagliato per anni, mi piacerebbe non sbagliare più.

Nelle ultime due settimane, dopo aver ignorato per mesi il movimento 5 stelle, ho letto articoli, ascoltato i discorsi e riflettuto su questa possibile scelta. Condivido il desiderio di fare piazza pulita del vecchio e ne ho una voglia matta di levarmi di torno certe facce, vere o rifatte che siano però ho già dato ad un partito, che professava democrazia con toni non democratici, che voleva cambiare tutto e alla fine ha solo peggiorato le cose. Ero lì lì seriamente per decidere per un sì poi ho letto che Dario Fo e Celentano hanno dato il proprio appoggio al partito. Celentano forse l’avrei sopportato: lo trovo qualunquista da una ventina di anni ma le sue canzoni mi sono sempre piaciute, lo avrei scusato a metà. Dario Fo invece non lo capisco: non afferro proprio quale possa essere stato il grande suo contributo all’umanità. Non parlo di soldi, beneficenza, impegno. Parlo di idee. Sono come i quadri di quel tipo che faceva i tagli nelle tele o come i libri di Bret Easton Ellis. Sono al di là della mia capacità di comprensione; siccome non lo capisco, così non capisco da dove possa essere venuto il suo appoggio a Grillo e, siccome Fo non mi piace, non voterò Grillo. Mi sembra abbastanza maturo come ragionamento.

No, Berlusconi non se ne parla, anche perché, oltre al fatto che della sua incapacità ha già dato prova non si sa, con tutta quella gomma, se si è candidato lui o il suo avatar. Dei più piccoli e più o meno nuovi no so niente.

Quindi, o mi chiarisco le idee mentre faccio fisioterapia sulla cyclette, o voto Radicali, perché a me piace Emma Bonino.

Non mi va nemmeno un po’ non aver chiare le idee. Sapete che è molto grave che una persona di quaranta anni, di buona cultura, discreta intelligenza e poca modestia, non abbia le idee chiare su una questione così seria come la decisione di chi scegliere per essere rappresentata al Governo? E quelli che mi chiedono in questi giorni “per chi voti?” per chi voteranno veramente? Cambieranno mai le cose? Cambieremo mai le cose?

34 Responses to “Riboh. Occhio che è lungo, però questa volta la risposta mi serve alla svelta.”

  1. uh, anch’io sono in crisi nera.
    non me n’è mai importato molto delle elezioni, ho sempre ritenuto che tanto chiunque avrebbe fatto i propri comodi una volta al potere (e il tuo discorso su quel partito che doveva tanto innovare è il riassunto del mio pensiero). però stavolta sento una responsabilità che mi è nuova. sarà la vecchiaia, non so. era anche ora, lo ammetto.
    crisi nera. grillo non mi convince, anzi lui mi fa proprio paura perchè è un tiratore libero e non costruirà nulla. chi andrà al potere si dovrà staccare necessariamente da lui perchè altrimenti sarebbe come non esserci, i compromessi devono essere fatti e lui non ne fa. però il caso di parma è rappresentativo di queste cose e i risultati non sono quelli sperati. naturalmente, aggiungo io, tutti bravi a parlare e a sognare ma bisogna fare i conti con i soldi, i programmi e la situazione reale.
    per il resto condivido la tua opinione su monti, anche a me è scaduto tanto.
    non so, non so davvero che fare.
    spesso ho ritenuto che il voto fosse l’espressione della fiducia e non avendo fiducia in nessuna delle proposte non votavo. stavolta sento l’esigenza di dire la mia, ma continuo a non trovare qualcuno a cui dare la mia fiducia. devo scegliere il male minore e non è bello. purtroppo io la vedo così e mi dispiace molto. ogni tanto vorrei essere più leggera e crederci, forse sarebbe più facile scegliere.
    ecco.
    credo sia il primo discorso sulla politica che faccio.
    sto decisamente invecchiando, porca ciccia.

    • Stai invecchiando o forse, come tanti, come me sei stufissima. Forse stiamo recuperando quel desiderio di impegno politico che altre generazioni avevano o forse no, stiamo salendo su una macchina in corsa verso un precipizio, per provare anche noi a frenare. Il male minore… saperlo individuare è già di per sè un problema. Fango, non mi aiuti ma mi rassicuri: non sono da sola nella nebbia. E grazie del privilegio per aver deposto qui il tuo primo discorso politico.

  2. Mai avuto le idee così confuse.
    Una legge elettorale che fa pena.
    Dei candidati che lasciano molto a desiderare.
    Queste coalizioni che frenano la minima considerazione verso qualcuno.
    Persone che non hanno dato dimostrazione di alcuna serietà.
    come si fa a voltare una lista dove sono presenti delle persone che hanno avuto delle ombre sul loro passato giudiziario?
    Dovrei votare “qualcuno” che so già che è un disonesto?
    E questo si è candidato per fare i miei\vostri interessi…l’interesse di una comunità?
    Persone che sanno quanto me quanto è lo spread?

    No. quarda…io vado a votare. Non accetto la scheda e faccio mettere a verbale il mio disappunto: non c’è nessuno che mi rappresenta.
    Questo ho intenzione di fare e questo farò.
    Solo così ho la certezza che il mio non voto non sarà utilizzato ad accrescere la futura maggioranza.

    Questo a mio avviso è esercitare un diritto di voto. Un chiaro dissenso.
    Perchè non andare a votare non sempre viene recepito come un “malessere” come una “ribellione”.

    Ti capisco appieno.

    Però sono del parere che questi ce li meritiamo. Gli itaglioti se li meritano.

    Buon fine settimana
    .marta

    • Marta, quello che dici si può fare? Puoi far verbalizzare il dissenso?
      Si, io me la merito in primis un’Italia così proprio perché non ho mai approfondito, mai partecipato. E come me tanti altri, e questo è il risultato.

      • Si chiama “rifiuto verbalizzato del voto”.
        Accedi al seggio, presenti i documenti. Gli scrutatori di registrano e quando il presidente o chi per li ti consegna le schede le rifiuti, NON toccarle ed esprimi a voce alta la motivazione del tuo dissenso.

        Con le schede nulle (cioè quelle che si annullano per via dei segni, segnazzi e\o altro.) vanno contabilizzate e quindi vanno ad ingrassare il partito che vincerà…e non mi sembra il caso.
        Le bianche sono sempre a rischio di errori….e varie.

        Comunque in questo panorama, prima di prendere questo tipo di decisioni, tipo il rifiuto verbalizzato del voto, di cui ho scritto su…
        Leggi un pò i commenti che hanno scritto gli altri.

        Tieni presente che di Grillo iniziano ad aver paura: lo voterei non foss’altro perchè romperà le scatole a chi c’è già e ha la faccia tosta di essere riconfermato e questo vale per dx, sx e centro.

        Intando ha candidato tutti giovani.
        Tutti sono INCESURATI. (e non è poco!)
        I giovani hanno voglia di lavorare.
        Si è autofinanziato.
        Il fatto che urli? bah…gli altri hanno fatto casini in tutto silenzio…

        Insomma pensa bene: il tuo voto è molto importante. E questo lo sai.

        un abbraccio
        .marta

  3. Scusa ma a me il ragionamento di non votare il movimento 5 stelle solo perchè è appoggiato da dario Fo ( nemmeno a me è molto simpatico ) non mi sembra affatto maturo; seguo Grillo da parecchio tempo e ti posso assicurare che è una persona seria che mantiene le promesse. Questa è l’unica vera occasione che abbiamo mai avuto per dare il via ad un vero e proprio cambiamento in positivo sarebbe un peccato buttarla via.

    Grazie per l’ascolto

    • Gregorio, benvenuto e grazie per questo parere. Non so da quanto tempo leggi il mio blog o se ci sei capitato per caso. Quando scrivo frasi come quella che hai citato, spero di ottenere un effetto comico nel senso che scrivo una frase talmente assurda che la sua conclusione non può che essere falsa.
      Ho ascoltato Grillo più volte, anche dal vivo. Le persone che aderiscono al movimento sono in ottima fede e hanno voglia di cambiar le cose e questo mi è chiaro. Ciò che Grillo denuncia è di solito vero, anche se magari ne enfatizza una parte e ne cela un’altra ma queste sono tecniche di comunicazione , chi ha voglia di approfondire, può farsi da solo la propria idea e controllare. C’è un tono di fondo che mi suona di assolutismo in Grillo che rappresenta, volente o nolente, le persone che si sono coalizzate nel suo movimento e i toni assolutistici mi spaventano. Credo che dopo i settant’anni ci si dovrebbe ritirare da qualunque lavoro, politica inclusa, non per incapacità ma per ricambio generazionale. Credo nello stesso tempo che a trent’anni non si abbia sufficiente esperienza per sapere fare un mestiere serio come quello di amministrare la cosa pubblica. Nota, insisto nel parlare di amministrazione e non di politica perché in questo momento ci sono i conti delle entrate e delle uscite che non tornano. Io spero che il movimento 5 stelle venga votato, come voto di protesta, e spacchi certi equilibri e porti persone nuove come alternativa alle vecchie ma non credo abbia nè la forza nè le capacità per potersi proporre come alternativa seria. Le stesse cose che tu mi scrivi, le ho pensate io vent’anni fa quando ho votato per la prima volta e ho votato Lega e ho continuato a votarla perché anche la Lega diceva che era l’unica occasione di cambiare le cose. Mi sono sbagliata. Adesso io voterò movimento 5 stelle se, fra due anni, avrò visto che i rappresentanti del partito – che prenderà montagne di voti, ne sono sicura – avranno dimostrato di saper lavorare bene, onestamente e in modo democratico. A scatola chiusa la fiducia al nuovo che avanza non me la sento più di darla. E nemmeno al vecchio, a dire il vero.

  4. Io vado a votare, perché non ho alcuna intenzione di rivedere un uomo che per vent’anni ha portato verso il disastro un Paese intero di nuovo al Governo. E questo perché a furia di vedere la sua faccia da quando sono nata mi ha fatto venire il disgusto e il voltastomaco. Ma io ci credo ancora in una politica migliore, perché chiunque, a questo punto anche Grillo – nonostante non ne condivida assolutamente le idee – sarebbe migliore di lui (anche un cane sarebbe migliore di lui). Il voto, ora come ora, è troppo importante per essere lasciato in un cassetto. Non andando a votare si ritornerà punto e a capo. E non è detto che la politica è di pochi. La politica è di tutti, e anch’io che non sono nessuno posso creare un partito e andare al Governo. La democrazia è questo. Votando si sbaglierà, forse, ma è anche vero che sbagliando poi s’impara. Lascia stare chi ti chiede chi voterai, ragiona come meglio credi.🙂

    • Cam, quello che ho scritto è quello che mi passa per la testa al riguardo, indipendentemente dalle opinioni degli altri in materia. Come vedi, c’è solo grigio.
      Io sono arrivata alle urne quando sembrava che fosse finita un’era e, vent’anni dopo, sono cambiati i nomi ma le abitudini sono rimaste le stesse o sono peggiorate. L’unica cosa che spero, dopo queste elezioni, è che l’uomo di cui parli sparisca e almeno questo, di capitolo, si possa chiudere.

  5. io andrò. pensavo Monti fino a qualche tempo fa ma poi ho letto un articolo su Internazionale, sulle politiche economiche e ho pensato che il suo modo non aiuterebbe questo paese. M5S non ha una tradizione e una stabilità che mi faccia credere che chi andrà su posa sbrigarsela bene, è gente tirata su dalla strada e non mi pare una garanzia non mi fido, nono mi basta proporre una rottura, per amministrare le cosa pubblica ci vuole più che un’idea, io credo, non hanno organizzazione, non sanno come muoversi, e se poi aggiungiamo che per ventanni abbiamo votato un comico con un disturbo narcisistico di personalità, direi non mi pare il caso di ricascarci, non sarebbe dunque la rottura che sembra, forse. Penso che voterò il Pd, almeno nel male hanno dietro un’idea, una concezione delle cose che in qualche modo mi rappresenta più di altre. Ti lascio comunque con le parole di una mia pazientina molto saggia: “dottoressa, cosa vuole, ovunque mi giro, pesto una merda”.

    • Edp, leggere Internazionale fa malissimo alla salute. Da quando la leggo, da tre anni a questa parte, sto come quando vedo Report: incarognita.
      La tua paziente ha ragione.
      PD, PD…come faccio a votare il PD se tra i suoi rappresentanti c’è Rosi Bindi che è mille miglia lontana dalle mie idee? Il mio voto lo prenderebbe anche lei.

      • no ma cara, io mica dico che la mia scelta è giusta per carità, guarda è meglio se non ci penso neanche alla rosy, e neanche a bersani. l’abbonamento a Internazionale ce l’ho da una vita, dici che è per quello che sono incarognita? e dici che è quello che fa venire le rughe sulla fronte? accidenti, vado a disdirlo subito allora.

  6. Che sconforto…io quest’anno per non sapere che pesci pigliare mi sono pure rivolta ai test http://politiche2013.voisietequi.it/ (roba seria, non quelli di Novella2000) e sai che mi è uscito? Che nessuno dei candidati è vicino a come la penso io, sono tutti distanti almeno un po’.
    I più “vicini” sono (ahimé) Pd e Sel, seguiti da Fare e Radicali.
    I più lontani (e mi avrebbe stupito il contrario) sono Silvio e Forza nuova.
    Detto questo, sono al punto di partenza: sono anni che voto Pd o loro affiliati con la morte nel cuore e le lacrime agli occhi (nel vero senso della parola) solo per mettere un freno a Silvio ed evitare di trovarmelo sempre tra le palle, ma non sono certo stati voti dati con slancio ed entusiasmo: si è trattato di scegliere il male minore. Quest’anno mi sono proprio rotta i coglioni (e scusa il francesismo).
    Non c’è nessuno che mi rappresenti, so solo che ho idee vagamente di sinistra anche se poi vorrei una seria riforma del lavoro di destra (che mandi un po’ a quel paese i sindacati estremisti per esempio).
    Il movimento di Grillo mi suscita sentimenti misti di ridicolo, disgusto e paura: è gente “infoiata” dalla voglia di rompere e rottamare (ricorda anche a me la Lega degli esordi) ma poi quando ci sarà da ricostruire saranno in grado? Non credo proprio. E poi chi c’è dietro di loro, chi si nasconde nell’ombra? No davvero, non ci siamo proprio.
    Ero quasi decisa a votare Fare, perché il programma è serio e circostanziato e i fondatori sono persone che sanno di cosa parlano, ma poi la storia di Giannino mi ha un po’ buttata giù…boh…
    Poi c’è anche lo spauracchio del “voto utile” anche se io credo che nessun voto sia inutile (tant’è vero che in passato ho votato anche Bonino, Verdi e Partito socialista che sono praticamente realtà fantasma del panorama politico italiano).
    E quindi? Riboh, come dici tu: forse in cabina elettorale farò ambarabàciccicoccò tra Sel e Fare…vedremo!

    • Oh, anch’io sono attanagliata da ‘sta rogna del voto utile, tant’è che ieri avevo scartato giannino a priori perchè con il master è scaduto molto, quindi potrebbe essere un voto “perso”. Oggi sto considerando anche lui di nuovo perchè penso che ad altri lo si sarebbe perdonato senza battere ciglio, visto che “abbiamo” (plurale che non mi rappresenta ma ahimè mi include ) perdonato ben di peggio…

    • Fatto il test: mi consolo, la mia idea dei Radicali è stata confermata. Poco lontano il Sel ma buona la prima. Bene, darò un voto che tanti definiscono inutile, perchè non servirà a spostare gli equilibri o ad arginare le minacce, però sarà rispondente a molte delle mie convinzioni. E’ già qualcosa, no?
      Giannino è il mio eroe: balle fin da subito così, se lo voti, sai già cosa aspettarti. Meno male che ha fatto e disfatto tutto da solo.

  7. Cara unarosa, anche io sono immersa nel grigiume, e con un handicap im più: nella mia piccola e autonoma valle i candidati rappresentano per lo più movimenti regionalisti – una sorta di equivalente delle liste civiche: naturalmente si sa che appoggeranno questo o quel partito, più o meno, dato che hanno l’inveterata abitudine di comportarsi da banderuole e andarsene dove tira il vento. L’aggravante è che in una realtà così piccola come la mia si conoscono vizi (innumerevoli) e virtù (pochine) di tutti. Proprio non ce la faccio: nessuno mi rappresenta. Penso che, come suggerisce tramedipensieri, non ritirerò le schede e farò mettere a verbale il mio dissenso: un piccolo disagio per gli scrutatori… ma il loro compenso è pagato anche dalle mie tasse e non viene, invece, tassato. Per quanto riguarda il M5S, che a tratti esprime il mio disagio, ricordo una frase del Cardinale Martini: “la politica è l’unica professione senza specifica formazione; i risultati sono di conseguenza”.

    • Quant’è vera la frase di Martini…triste ma vera!

    • Il Cardinale non aveva tutti i torti. Non toccarmi le regioni a statuto speciale del nord: nella mia ingenuità sono convinta che siano le uniche a funzionare bene. Non incrinarmi le poche certezze che mi sono rimaste…

      • Unarosa: per funzionare, funzionano. La qualità della vita è stata – finora – piuttosto alta: abbiamo un ospedale regionale che per certi reparti è una delle eccellenze a livello nazionale, per tutta la durata delle scuole obbligatorie non dobbiamo comprarci i libri di testo (a parte i dizionari), le strade sono tenute con cura, il trasporto pubblico è ulteriormente migliorato negli ultimi anni (da quando è stato ripensato il piano trasporti a livello regionale) e la raccolta differenziata dei rifiuti è tra le migliori d’italia. Sono circolati tanti soldi, e come sempre dove circolano soldi, insieme al benessere sono uscite tante magagne: siamo una regione a bassissimo tasso di imprenditoria privata, l’indebitamento pubblico regionale è il più alto d’italia, la sensazione generale è che i nostri politici locali abbiano imparato benissimo la lezione di quelli di Roma, abbiamo abusato della nostra autonomia e ora… bhe, semplicemente lo stato centrale ce la sta togliendo un pezzetto alla volta, in nome della crisi.

  8. Era Mark twain che diceva che se “votare facesse differenza non ce lo permetterebbero di fare” ?
    Io distinguo molto la propaganda elettorale da quello che poi sarà attuato. E sono due cose completamente diverse. In sostanza, tutti i programmi sono belli, tutti sono bravi a parole, poi, quando si va al governo, anche di una piccola città, bisogna fare i conti con quello che si trova e con i compagni che si hanno.
    E dunque, con tutti i limiti, i difetti, i turamenti di naso, io, dei candidati premier ho apprezzato quello che non ha messo il suo nome sul simbolo, perché di personalismi mi sono rotto, non mi sono mai piaciuti. Non ho idoli nè miti e poi si vede come le persone crollano in fretta. Tutte le persone, da Giannino a Pistorius. Io non voto un uomo ma un gruppo.
    E poi mi è piaciuto quello che non ha promesso nulla. E si tratta della stessa persona.
    Sì, con tutti i difetti che si possono trovare sono giunto alla conclusione che il partito ideale, quello fatto su misura per te, non si troverà mai.
    E allora, se si vuole votare, il voto bisogna darlo a quel movimento, gruppo, partito, che rappresenta di più i valori in cui credi.
    Per il momento e anche per la situazione storica, questo partito per me è il PD

    • Mark Twain, come Oscar Wilde, aveva il dono di cogliere l’essenziale. Pani, la tua motivazione mi sembra ragionata e giusta per te. Se mai ci saranno altre elezioni – potremmo essere commissariati in eterno?! – spero di arrivarci più preparata.

  9. La crisi è forte per tutti, sono giorni e giorni che ci penso, non ho più un riferimento, non so più che fare ed ho un senso angoscioso di responsabilità che mi sta mettendo in serie difficoltà! Che cosa triste è diventato questo Paese, e pensare che il nostro diritto al voto è un atto fondamentale di democrazia che ci hanno quasi del tutto tolta… è intollerabile dover mettere una croce solo su di un simbolo…

    • Sono d’accordo. Il voto alla persona in questo modo si perde. Tutto finisce in un calderone e altri decidono per te.

      Ieri – e anche precedentemente, nelle nostre discussioni a riguardo – un’amica di cui apprezzo molto l’intelligenza mi ha suggerito di votare PD ma non è la scelta giusta per me. Non voto un partito che ha al suo interno rappresentanti così lontani dalle idee sui diritti civili rispetto ai miei e a quelli che dovrebbe avere un partito di sinistra. Mi sembra un grosso controsenso.

      • La verità è che dietro queste sigle di partiti c’è di tutto, ma quello che manca è l’ideale e la direzione che li designava fino agli anni Ottanta, quando si è avviata la disgregazione politica del nostro paese con le conseguenze che sappiamo ed sbbiamo vissuto. Ormai si è consolidato un sistema che difficilmente potrà seguire “evidentemente” una linea piuttosto che l’altra!

  10. Ciao Unarosa, ti leggo con stima, interesse e ammirazione da molto tempo, ora ho sentito il bisogno di lasciare un pensiero.
    Indro Montanelli, liberale convinto, una volta scrisse che bisognava turarsi il naso per votare il meno peggio (era la DC) per non disperdere inutilmente i voti tra i pretendenti più piccoli o gli illusi più grandi.

    Ieri nella cabila elettorale ho visto tanti simboli che ho fatto fatica a trovare il mio – scelto dopo tanta sofferenza – e mi sono turato non una ma entrambe le narici.
    Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo essere concentrati su uno, massimo due simboli.
    Con Grillo siamo certi di dare una spallata al sistema senza poter intervenire sul piano nazionale o inetrnazionale perchè nulla del suo programma economico è realmente fattibile. Con gli altri piccoli è come dare scheda bianca, oggi è un delitto.
    Comunque nessuna paura, teniamoci in contatto e in esercizio politico, tra tre mesi o poco più torneremo alle urne.

    • Benvenuto, anche se so che ci sei da tanto, perché sei tra gli iscritti del blog. Indro Montanelli oltre che liberale aveva anche gli occhi aperti.

      Spero che, nonostante le mie farneticazioni politiche, argomento nel quale si può denotare quanto sono ignorante, continuerai a leggermi. Oggi le narici le ho turate e ho chiuso anche gli occhi e molto bene. Spero che non mi succeda mai più di ritrovarmi in una situazione elettorale così confusa. Adesso che i giochi sono fatti, dobbiamo stare a vedere che cosa succederà e se la spallata al sistema è stata data per farlo funzionare meglio o per farlo affossare definitivamente anche se, temo, come dici tu, tra poco ritorneremo alle urne.

  11. Due si sono concessi alla stampa giusto il tempo per dire poche parole e subito dopo smentirle, Casaleggio e Grillo hanno blindato e nascosto 162 neoeletti, forse temono che, conoscendoli meglio, gli elettori non li voterebbero più ?

    • Oppure li stanno proteggendo, chissà. Chissà cosa succederà, se ce la faranno davvero a migliorare le cose o diventeranno un’altra meteora nel firmamento della politica mafiosa italiana. Io sono curiosa e ottimista, spero che tutto questo caos e questo colpo di scena porti ad un cambiamento reale: spero di non sbagliarmi.

  12. come tu hai scritto ed io ho riportato, credo che una base con esperienze e attitudini siano necessarie, nessun mestiere si inventa, ma ormai ci sono e potrebbero almeno stimolare gli altri partiti a cambiare.
    non sono convinto che questo inizio sia il migliore, ma voglio crederci, anzi vorrei aiutarli.
    non potremmo attendere il cambiamento ancora anni.
    nunzio

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