Dove eravamo rimasti?

Mi piacciono certe citazioni. Le inserisco nel blog quando ho i pensieri troppo aggrovigliati per poter scrivere, quando ho cose nel cuore troppo grandi per poterle esprimere con le mie parole e preferisco affidare all’efficacia poetica altrui la trasmissione di ciò che provo o quando incontro una frase intelligente, che mi fa riflettere. Allora decido di appiccicarla qui, così, copiandola, non la dimentico.

Nei giorni scorsi non ho scritto e le citazioni, appunto, hanno occupato lo spazio di questo intervallo temporale in cui avevo da rimuginare. Non mi arrovello mai su un problema alla volta: preferisco i grovigli così posso trascorrere qualche giorno nel caos più completo, nelle esagerate reazioni e nella tendenza al dramma. Poi l’emotività prettamente femminile lascia spazio al pragmatismo da ingegnere che si occupa di tutto, un nodo del groviglio per volta.

Adesso che ho ritrovato il capo e la coda del filo, vi posso raccontare. I pensieri che mi infestano le ore di veglia sono fondamentalmente di quattro tipologie.

La prima riguarda la mia situazione famigliare, le mancanze, le presenze, il passato, il presente ed il futuro: non è nuova, è il rumore di fondo della mia anima e, tra le sue onde alte e i suoi periodi di bonaccia, mi sto abituando ad averlo come compagno.

La seconda è faccenda fisica: qualche giorno fa c’è stata una nuova visita ortopedica ed un responso, cui avevo accennato velocemente qualche post addietro. Per il ginocchio, da un certo punto di vista, non si può fare nulla. E’ un problema di cartilagine e il dolore non scomparirà anzi, è destinato a peggiorare. Può però essere controllato e ridotto con fisioterapia, pazienza, calo ponderale (non usiamo la parola dieta, per favore, altrimenti mi viene fame di riflesso). Non tornerò più a fare gli sport che facevo prima (via i pattini, probabilmente via gli sci, sia quelli da fondo che da discesa). Posso nuotare, non a rana, posso andare in bicicletta, sul piano. Potrò fare qualche camminata? Forse, vedremo, chissà. Dipende da molti fattori. Rimiro le scarpe nuove che due  anni e mezzo fa avevo comprato per il progettato Cammino Primitivo e lo zaino superleggero e mi chiedo se mai sarò in grado di percorrere quattro o cinque chilometri a piedi senza zoppicare e senza piangere dal male.

Il giorno stesso in cui mi hanno dato questo responso mi sono iscritta ad un centro riabilitativo privato e lo sto frequentando con costanza e con il portafoglio aperto. La prima differenza che c’è tra un ambulatorio ASL, come quello di cui raccontavo due anni fa in alcuni post, come questi,  e un centro sportivo privato è che qui si paga dieci volte tanto. La seconda differenza è che mentre nel pubblico di strumenti ce ne sono pochini e sono tutti vetusti, nel privato ci sono attrezzi e macchine di tutti i tipi, si sperimentano tecniche nuove, si vende speranza. La terza è che il centro privato è aperto dalla mattina presto alla sera tardi, così da venire incontro a tutte le esigenze.

Dopo due anni di dolore, unguenti, risonanze e tante parolacce, rieccomi al punto di partenza. Due anni fa mi avevano detto: tra pochi mesi sarai come prima. Non è successo e questa volta non so  dove porterà la strada. Affronto questa nuova fase in cui mi sottopongono a trattamenti e visite di tutti i tipi, a pagamento, per non sottovalutare nessun aspetto, con  impegno ma con rassegnazione. Questo atteggiamento è controproducente ma, al momento, non riesco a fare altro. Sto cercando di venire a patti con l’evidenza che determinate attività, molte delle quali scontate per tante persone, per me saranno impossibili perchè troppo dolorose e che il semplice camminare è diventato difficile. La cosa che mi dispiace di più è che ho passato molti anni a studiare,e tanto, pensando che, una volta a posto con il lavoro, avrei avuto tutto il tempo per poter praticare sport in maniera continuativa.  Avevo appena cominciato…Mi manca la sensazione del benessere che si accompagna all’attività fisica: ne ho avuta troppo poca.

D’altro canto poi penso che sia vergognoso lamentarsi per una cosa come questa, quando ci sono persone che hanno problemi ben più gravi, limitazioni fisiche serissime, malattie mortali. Ci sto ragionando, da qualche parte troverò una via d’uscita. E’ solo questione di tempo.

La terza fonte di rimuginamento viene dal lavoro. Il progetto di cui mi sono occupata e che si sta concludendo mi è piaciuto molto. Si ripeterà altrettanto di rado, anzi, forse mai più. Al di fuori di questo evento sporadico, temo che, negli ultimi due o tre anni, si sia esaurita la passione intellettuale e, una volta esaurita la passione, ci sono solo due scelte. O si resiste e si tira avanti sprecando tantissime ore di vita buona in atmosfera di ignavia, o ci si mette d’impegno e si va a cercare dove la passione si è nascosta, dove è viva, brilla e chiama a sé. Al momento non ho una soluzione a breve e neppure a medio termine. Sto meditando.

Il quarto oggetto di elucubrazioni è il fatto che sono stanca, fisicamente stanca. Mi addormento ovunque, ad ogni ora del giorno, se me ne viene data l’opportunità, altrimenti me la cerco. Mi manca da molto la possibilità di avere davanti due giorni di fila in cui non devo fare niente altro che immergermi in un libro, a leggere, imparare, senza dover tenere d’occhio continuamente l’orologio. Di tutti e quattro questo è il più facile da risolvere.

Ci sono comunque, in mezzo a questi quattro nodi, tante cose positive che rendono la mia vita piena ma questo è un post malinconico, e le cose positive un post siffatto le ignora per definizione.

Ecco, eravamo rimasti qualche passo indietro. Da qui, adesso, devo solo trovare un buon metodo per proseguire.

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28 commenti to “Dove eravamo rimasti?”

  1. permettimi un commento: questo post, pur malinconico, fa respirare a chi lo legge l’aria di passione intellettuale.

  2. Bello, tramite la tua malinconia è arrivato però anche altro. Quante volte aspettiamo che sia il momento giusto per fare delle cose, che tutto sia perfetto, l’occasione propizia, il vento favorevole, le previsioni col sole…quando invece bisogna solo prendere e andare.
    Mi hai fatto venir voglia di fare lo zaino e iniziare a camminare.
    Grazie!

    • Buongiorno alekim e benvenuta. Di solito quando si aspetta a fare qualcosa ci sono tre motivi. Il primo è che non si è abbastanza convinti, il secondo è che ci sono impedimenti che non dipendono da noi e che ce lo impediscono, la terza è che si ha paura di affrontare l’ignoto, grande o piccolo che sia. Qualcosa mi fa pensare che il terzo non sia il tuo caso perciò, se hai la possibilità di fare lo zaino, cammina anche per me per favore. Tra l’altro si cammina bene anche sotto la pioggia e quando si arriva ci si asciuga!

  3. Oh, mi dispiace tanto per il tuo ginocchio, ma tu continua, non demordere!
    Per il resto, be’, i momenti di elucubrazione sono sempre utili 🙂

    • No che non demordo. Grazie. Con il tuo scrivere di Limonov mi hai fatto venire una voglia pazza di leggerlo, me lo sono già procurato, è lì che mi aspetta. Tra un momento di elucubrazione e l’altro ce lo devo incastrare…!

  4. a mali estremi , estremi rimedi ………
    1) un bel ginocchio bionico da film hollowwodiano?
    2) Il tele trasporto, così non devi camminare?
    3) sei ingegnere.buttati sulla ricerca di nuove tecnologie mediche (nuova specializzazione per la tua vulcanica mente), potrebbe essere una nuova sfida ed un nuova nuova matassa aggrovigliata da sciogliere, una nuova sfida e forse sarai colei la quale trova la soluzione per un sacco di anime doloranti sparse per il mondo.
    4)Sole e mare alle Seychelles, tante coccole culinarie dei tuoi amici, tante nanne e libri da leggere al tramonto sulla spiaggia….. non potrebbero essere d’aiuto?
    Ti voglio bene piccola

    • 1. Mi hanno già promesso che se faccio la brava tra 25 anni me lo danno
      2. Se lo inventassero mi offrirei come user test. Magari nel teletrasportarmi da una parte all’altra potrebbero lasciare indietro qualche cellula adiposa di troppo. Mi risolverebbero un altro problema.
      3. Lassà sta’. Mi sono laureata in ing meccanica promettendo a tutti gli insegnanti che non avrei mai progettato niente e che avrei fatto la gestionale. Se scoprono che prendo in mano la matita mi levano il titolo.
      4. Ma non farmici nemmeno pensare…sai come si dormirebbe bene sotto una palma?! E che profumi arriverebbero da quel ristorante italiano da poco aperto che sta riscuotendo un grandissimo successo? Dicono che i proprietari siano due mezzi matti che si azzuffano sempre con le cameriere (quando riescono a scoprire dove si sono nascoste…)!. Sarebbe di grande aiuto ma nelle prossime settimane ho ancora biglietti omaggio per Madrid…
      Un abbraccio e grazie!

  5. Alla fine, come dici è l’ultimo punto che non trova soluzione! Tempus fugit e per fare ciò che più si ama, il tempo manca. Spesso leggo tra i post che “occorre riprendersi il tempo”, ma è complicato. Le buone intenzioni ci sono tutte, ma poi, siamo incastrati nei nostri ruoli e nelle nostre responsabilità. Spesso mi sento “derubato” di tutto quel tempo in cui vorrei leggere, disegnare, prendere un caffè senza badare all’orologio! Ma è ormai utopia … ed è davvero forse la più grande rinuncia a cui siamo sottoposti!

    • Il quarto punto è il più facile da risolvere, per me, rispetto agli altri tre. Domenica per esempio ho sprangato la porta, deciso che avrei tenuto il pigiama fino a sera, prima della doccia, spento la suoneria del cellulare e usato il tempo per cose che da troppo aspettavano. Durante la settimana è più complicato, si tratta sempre di scegliere tra varie alternative. In ogni caso è molto peggio quando si trascorre il tempo lavorativo con gli occhi continuamente puntati sull’orologio o trascinandosi di malavoglia in ufficio. Questo, a mio parere, è un segnale serio che qualcosa non va bene e, dato che io credo fermamente alle alternative, la soluzione a lungo, non lunghissimo periodo, per il terzo punto già ce l’ho. Devo elaborare la strategia sul medio termine. Il giorno in cui vedrai un post intitolato “Come vivere di rendita” significherà che ho trovato il modo!

  6. Dura stare senza sport, pensa che mi incazzo solo per un raffreddore che ti tiene a letto o lontano dalla strada. Come ti capisco.

  7. pianopiano le cose si sbrogliano, e tu non buttare le scarpe, tienile lì. non si sa mai che questi si sbagliano, che fra un poco corri di nuovo. tu non buttarle, non fare la minimalista.

  8. la malinconia mi pare il minimo, credo che tu sia in quel difficile raggio di luce che coglie chi ha un problema grosso. Difficile, forse, ma è Luce, carica, vita (logico che t’addormenti, dentro di te enormi elaborazioni invisibili lavorano per te).
    Chi non è stato “ferito” davvero non sa, quale dono attenda, oltre il maledetto percorso accidentato.
    un abbraccio

    A

    • Benvenuto alegbr. Sto rielaborando, da sveglia, da addormentata. Parte della stanchezza è dovuta a qualche mese di trasferte che mi hanno tenuto impegnato il cervello, così non è deragliato in pensieri paludosi, parte è proprio originata da queste elaborazioni più o meno consapevoli. Ho fatto cose che non avrei mai pensato di essere capace di concludere, ne farò altre, oltre gli accidenti. Sto raccogliendo le risorse necessarie e, mentre mi ci dedico, mi crogiolo nell’autocommiserazione e nella malinconia. E’ una cosa che mi riesce un gran bene!

      • capisco 🙂
        non dico come e perchè, ma capisco, t’assicuro.
        Sono stato un anno quasi, in quel crogiolio, era il 2008.
        Oggi, la ferita c’è ancora, ma l’orizzonte è di nuovo vasto, sicuramente più di prima.
        Vieni a trovarmi di là, quando hai un po’ di tempo.

        Alex

  9. ahia…con le ginocchia ho combattuto tanto anche io e temo che prima o poi si riaffacceranno: l’artrosi non perdona e le cartilagini si erodono inesorabilmente…per ora dopo la rieducazione posturale va meglio e mi posso permettere anche di praticare il Kung Fu, ma sono sempre all’erta 🙂
    in questo periodo ad esempio ho problemi alla schiena che non avevo più da anni…
    comunque la mamma di un’amica sta provando il gel piastrinico all’ospedale di Foligno e sembra funzionare bene, informati!

  10. Cara, carissima. Per motivazioni diverse mi ritrovo a nuotare in questa fanghiglia così simile alla tua. Condivido molto empaticamente quindi.Per la salute stai messa peggio te, quì si parla solo di febbre a 39° che non scende con niente da 4 gg e tosse ecc ecc ma niente di cui lamentarsi a lungo termine.Per il resto, penserai che sono matta ma mi dico: ok , allora questo è l’antro più buio, la parte più bassa di questo mio momento di vita? Bene, aspetto, respiro, aspetto, respiro.Passa, tutto passa.Questa è una certezza tanto banale quanto consolante. Un mini mini consiglio chè di consigli non mi piace darne: prova con yoga, fa mi-ra-co-li !!! E poi, io avrei un nome di una bravissima osteopata naturopata…parte da principi diversi come potrai immaginare….se vuoi….
    In ogni caso un forte caloroso abbraccio di amicizia

    • Patty, sei rimasta vittima di questo virus che ne sta decimando a dozzine anche qui? Mi dispiace, riguardati. In quanto allo yoga, avendolo già fatto per un anno con grande piacere, un mezzo pensiero l’ho già fatto. E’ presto però: in questo momento potrei fare solo meditazione ( e non certo in loto!). Invece sull’osteopata naturopa (già fatto anche l’osteopata, il naturopata mi manca) tengo presente per futuro prossimo. In ogni caso, la faccenda fluviale di cui si era parlato non ha grosse controindicazioni quindi…:)

      • Eh eh eh hai assolutamente ragione! Per l’affare fluviale non c’è problema !Sì, sono assolutamente colpita da ‘sta roba potente che non se ne va manco con la tachipirina .Mannaggia.Non scartare l’osteopata naturopata, ti racconterò meglio … Intanto forza e avanti a tutte e due

  11. si è vero, al mondo c’è di peggio, però non avere il ginocchio a posto fa girare veramente le balle….hai tutta la mia solidarietà.

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