Proteste e tramonti

Sono rientrata dalla Spagna venerdi notte, dopo tre giorni massacranti. Il progetto per il quale ho lavorato in questi mesi è arrivato alla sua scadenza, il vecchio software è stato spento e il nuovo acceso.

Mi aspettavo problemi ma non del tipo di quelli che si sono presentati. Avevo previsto intoppi tecnici, procedure che non funzionano, flussi di operazioni da rivedere invece ce ne sono stati altri, di tipo psicologico. Nonostante tutte le spiegazioni dei mesi precedenti, nonostante la preparazione, la resistenza al cambiamento è uno scoglio alto contro cui, inevitabilmente, si cozza.

Per alcune persone è una sfida, per altre è indifferente, per altre ancora terrorizzante. Con queste ultime si deve parlare, spiegare con calma, rifare le cose più volte ma poi, ad un certo punto, se la situazione non si sblocca, si finisce per forza ad alzare la voce di un tono e ad arroccarsi sulle proprie posizioni. Indietro non si torna, d’altronde. Ci si adatta, si ammorbidisce qualcosa ma oltre ad un certo punto non si può mollare. E’ così e basta.

Ecco, questo ribadire: “è così e basta” costa un’enormità di energie. E’ il cardine dell’educazione dei figli, dell’insegnamento, dei comportamenti delle organizzazioni. Quando il livello di rigidezza è eccessivo il sistema sfocia nella ribellione e poi nell’anarchia, quando è troppo lasco il sistema si ammorbidisce e sfocia nell’anarchia. Il buon senso aiuta a trovare la giusta via di mezzo.

In questo caso si tratta di imparare un nuovo metodo per lavorare che porta agli stessi risultati di prima o a migliori, visto che è stato testato e utilizzato per anni da molte altre persone e si sa che funziona. Ecco perché il terrore davanti a nuove sequenze di tasti da battere sulla tastiera e nuovi comandi da dare al computer è, se protratto, eccessivo e ridicolo e, per chi sta facendo formazione, snervante.

Chi è senza peccato…anche a me non sempre piace il cambiamento. A volte lo aspetto con ansia, altre è stato causa di fughe per non perdere l’equilibrio; fortuna che l’uomo è creatura adattabile.

Fatto sta che venerdì sera sono arrivata in aeroporto stremata e con l’impellente necessità del primo dei rari pasti di cibo spazzatura che mi capiteranno quest’anno. McDonald, senza dubbio. Il volo poi è stato un lampo, cuffiette nelle orecchie e La Ribelle della Disney-Pixar sull’iPad. Poi, una volta a casa, sono crollata fino al mattino seguente.

Ieri c’era una giornata di sole splendida, con temperature quasi primaverili. Avrei volentieri trascorso due giorni in pigiama ma sarebbe stato un peccato sciupare un sabato così e avevo bisogno di svuotare la mente. Così ho guidato fino a Sirmione, sul Lago di Garda, dove non andavo da anni.

Ho passeggiato sulle sponde, ho ammirato cigni, gabbiani e anatre, mi sono fatta largo tra la folla che si addensava nelle vie del borghetto, ho scattato circa duecento fotografie in un paio d’ore.

Poi ho dimenticato di fare la minimalista perché mi sono infilata per la prima volta nello spaccio aziendale delle calze Gallo. All’inizio ho creduto che sarei uscita a mani vuote, perché i prezzi dell’outlet erano di poco inferiori a quelli himalayani dei negozi. Poi qualcuno mi ha fatto notare le scatole con le primette: mi sono ripigliata e ho ceduto senza fatica al fascino delle righine colorate allo stesso prezzo, o poco più, delle calze che si trovano nei supermercati ma con un livello qualitativo del tutto differente e chi se ne frega se c’è una rimagliatura a metà gamba, se si deve usare la lente di ingrandimento per trovarla.

Oggi invece ho oziato e anche questo post mi sta uscendo stiracchiato e senza troppa convinzione. Chiedo scusa ma domani ritorno un’altra volta tra coloro che protestano e ci rimango per un’intera settimana. O io o loro: sarà la battaglia finale!

Sirmione

8 commenti to “Proteste e tramonti”

  1. Non sorprende, sai, quello che racconti ?
    La resistenza al cambiamento è spesso l’ ostacolo principale nei progetti di innovazione.
    Hanno inventato persino una disciplina apposita, il “change management” anche se di fatto è buon senso applicato…

    • Corro subito a spulciare la rete in cerca di idee. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita rissosa, la settimana scorsa. Fortuna che qualcuno mi ha fatto ridere in uno dei momenti più nervosi, altrimenti il mio comportamento avrebbe rischiato di diventare controproducente.

  2. Comunicare, comunicare, comunicare.
    Cercare di portare dalla tua parte gli opinion leaders, farli sentire importanti chiedendogli consigli, cose così…
    Sei un project manager ?

    • No ma in questo frangente per un certo verso agisco da tale, per un altro faccio manovalanza! Gli opinion leaders sono già stati quasi del tutto conquistati. Mi mancano un paio di roccaforti che cominciano, dopo il difficile inizio, a cedere, ma l’azienda è piccola e tutti devono contribuire. Nessuno deve perdersi per strada e nessuno si perderà. Per fortuna sono persone molto coese e sanno quali sono gli obiettivi. Inoltre io non imbroglio: sono schietta fino ad essere spiacevole a volte.
      Comunicazione?! Ho uno spagnolo che definirei creativo: non so quante delle parole che uso esistono e quante me le invento io al momento ma sembra si siano abituati! Quando mi innervosisco passo all’italiano, che capiscono, ma vengo ripresa: dai che lo sai, mi dicono, dai parla in spagnolo! Secondo me si divertono come matti.

  3. capitava anche a me, soprattutto se la direzione dell’azienda affidava a te l’autorità di imporre i cambiamenti. Ora, per fortuna mi occupo d’altro.

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