Abusi di parole, compagni di letto e un altro desiderio per l’anno che viene

Negli ultimi anni si è imposta la tendenza di coniare una parola, o di darle una sfumatura di significato differente da quella originale, e di usarla e abusarne fino alla nausea. I tormentoni piacciono, servono a coalizzare le masse sotto insegne verbali prive di senso che regalano però sensazioni di appartenenza ad un gruppo e di riconoscimento.

Come in ogni cosa, il troppo stroppia. Alcune sono parole passeggere: il porcellum, l’agenda monti, il bipartisan letto all’inglese. Vanno e vengono nello spazio di due mesi. Altre invece sedimentano e ci seguono per molto tempo, occupano i giornali e infestano le conversazioni sui mezzi di trasporto e nei bar. “Assolutamente si”, “ma anche no”, parliamo tutti nello stesso modo senza neppure accorgerne e ci dimentichiamo dell’esistenza di innumerevoli altri vocaboli, più pertinenti, più coloriti, meno sciupati.

Di solito questi modi di dire ossessionanti entrano ed escono dalle mie orecchie senza che presti loro molta attenzione ma alcuni hanno il potere di innervosirmi e di causare una categorizzazione mentale, per un effetto pavloviano che non riesco a razionalizzare, con la quale inquadro senza possibilità di redenzione le persone in determinate categorie culturali.

Prima di essere accusata di essere snob o intellettualizzante, vi confesserò che adoro i registri linguistici. Quando scrivo cerco di esprimermi in modo corretto: ho il dizionario a portata di mano, a distanza di un giorno mi rileggo e spesso correggo errori che mi erano sfuggiti. Quando parlo invece calibro il mio lessico rispetto all’ambiente in cui mi trovo: spesso, sul lavoro, utilizzo il dialetto, con gli amici e nelle conversazioni rilassate mi piace pescare nel gergo, preferisco chi è in grado di esprimersi in maniera semplice e chiara, senza giri di parole, e, quando devo spiegare, cerco di farlo anche io. Mi fido infatti poco di chi si incarta in ipotassi e termini aulici  perché sospetto sempre che lo faccia come si fa quando si incarta e infiocchetta un regalo di poco spessore per farlo apparire più importante di quello che è o per nasconderne la poca essenza.

Rido quando sento neologismi e strafalcioni ma non mi inquieto: colleziono, di rado correggo e lo faccio solo se conosco bene la persona che mi sta parlando e so che non si offende, a volte riciclo perché l’effetto comico è assicurato.

Qualche tempo fa ho scritto un post sulla parola “lugubrazioni”: dato che da allora ho ricevuto 23 visite tramite ricerca di questo termine, comincio a pensare che sia più diffuso di quel che pensavo. Lasciatemelo scrivere allora, perchè pleonastico forse non è: si dice “elucubrazioni”. Elucubrare è una parola con una storia affascinante: deriva dal latino, dalla parola lucubrum, lucerna, e significa lavorare, comporre al lume di candela. Anche lugubrazione comunque, seppur inesistente, ha un fascino spettrale: io la passerei tra i neologismi con tutti gli onori. Sarebbe bello trovare il tempo per conoscere la storia delle parole che usiamo. Quindi, ecco, per me c’è posto quasi per tutti, anche, a volte, per i termini volgari.

Chi però utilizza determinate espressioni, non corrette, e persiste, perchè le sente dire, se ne appropria e non controlla mi infastidisce molto, specialmente se lo fa possedendo una laurea in materie umanistiche. Mi sembra, ecco, superficiale, pseudo-colto. Mi dispiace, sono fatta così. Dovrei desiderare di diventare una persona migliore per l’anno che viene, invece desidero che una di queste parole, quella che aborrisco sopra ogni altra, scompaia da ogni bocca per sempre.

Io vorrei non sentire più la frase “piuttosto che”, povere parole martoriate e annichilite, impropriamente utilizzate come sinonimo di oppure, tra scelte equivalenti.

Altrimenti finisce che poi sono io che scado e mi ritrovo, come già capitato anche in ambienti poco consoni, a ricorrere ad esempi grossolani, nella speranza che facciano breccia nei piuttostochettari più incalliti e li muovano a compassione.

Per chi fosse interessato, l’esempio che utilizzo è simile a questo ma il tono di voce fa la differenza e il soggetto dell’azione è un altro, vi lascio immaginare. Non ci faccio una bella figura.

La frase: “Tizia la dà a Caio piuttosto che a Pinco Pallo piuttosto che a Sempronio” non va bene. Sembra che per Tizia sia del tutto indifferente la scelta del destinatario dei suoi favori.

“Piuttosto che darla a Tizio, Pinco Pallo o Sempronio, Tizia si fa suora” invece è corretta. Esprime una scelta di Tizia ben precisa, a favore di una delle opzioni. Andrebbe bene anche “Tizia la dà a Pinco Pallo piuttosto che a Sempronio”, se Tizia, alle brutte, costretta dalle circostanze ad una scelta, preferisce far felice Pinco Pallo, data la sua particolare antipatia nei confronti di Sempronio.

20 commenti to “Abusi di parole, compagni di letto e un altro desiderio per l’anno che viene”

  1. Devo confermare il tuo sospetto, anche da me fioccano le visite attratte da alcuni commenti ‘lugubranti’.

    Tua affezionata piuttostochettare – ebbene sì, so che è errato ma alle mie orecchie non è mai suonato tale, e perciò fatico a raddrizzare il tiro.

  2. Concordo! Prima di usare la licenza poetica, il vero significato delle parole va saputo… Ammetto che certi strafalcioni sono anche simpatici (come nel caso delle vecchiette convinte di avere le vene vanitose!) ma ‘piuttosto che’ è orripilante!

  3. un ricordo: una volta usai al liceo la parola “pleonastico”. i miei compagni mi guardarono come un alieno, io non avevo nemmeno capito il perché. quando lo capii, pensai di essere fortunato, perché credo sia davvero bello poter sfruttare tutte le meraviglie che la nostra lingua ci offre, ricca musicale e forse un po’ barocca, ma in alcuni casi splendidamente tale. [e poi consentimi una piccola citazione, che immagino sarà già tra le tue conscenze: “chi parla male, pensa male, e vive male”. proprio nel cuore di palombella rossa]

    • Pleonastico e torno alla quarta ginnasio. Era nella prima frase che ha pronunciato una mia compagna. Io non ne sapevo il significato e credevo di essere colta. Ho pensato che non sarei stata all’altezza di una scuola cosi’. Invece la mia compagna ( che so che soesso mi legge) aveva sparato una delle sue migliori cartucce, tanto per iniziare bene e tutto si e’ riallineato.!

  4. uhm…quante cose che abbiamo in comune.
    Tempo fa feci questo post:
    http://panirlipe.wordpress.com/2011/10/31/piuttosto-che/

    Io sono diventato completamente allergico a questo piuttosto che e ho diffuso anche l’allergia nei mie colleghi più vicini. Non ne posso proprio più. Il guaio è che viene usato da persone dotate anche di una certa cultura e buoni studi, perfino da giornalisti! Perfino da Fazio!. E pure Zucconi!!!
    Non ce la faccio più, sul serio.E prossimamente inizierò anche a correggere di persona i miei interlocutori.

    Poi ci sono altri due termini che stanno andando per la maggiore: rassemblement e endorsement.
    quello che non capisco è: se i politici hanno così poca fantasia, e giocano con queste parole, perché i giornalisti ci vanno dietro?

    • Pani, pure a me fa venire le unghie lunghe!
      I giornalisti poi sono i peggiori veicoli di strafalcioni. Non tutti, per fortuna. Sembra pero’ che questa ricerca di parole ripetute, comunanza lessicale, motti comuni anche lanciati da comici ci entrino sotto la pelle senza rimedio, catturino l’attenzione. Come i negozi in franchising tutti uguali in tutte le citta’ cosi’ anche la lingua e la musica si appiattiscono e perdono le sfumature. Peccato, a me piacciono le diversita’ e le personalizzazioni.

      Ps: ricordo il post, ti avevo messo il like, avevo trovato compagni di battaglia!

      • da una parte è comprensibile l’uso scorretto o il vezzo per alcuni latinismi da parte di chi non ha molti studi alle spalle. Ho colleghi che si divertono con il “quant’altro”, quelli che si dilettano con “inter nos”, gli “assolutamente sì, il “tra virgolette” e da un paio d’anni questo famigerato piuttosto che. NOn parliamo di chi insiste con “in primis”.
        Dicevo, da una parte è comprensibile ma l’uso che ne fanno persone dotate di una certa cultura è vergognoso. Anzi, direi che la loro non è neppure cultura. Hanno studiato e basta

  5. Se confesso che uso “assolutamente sì” che fai? Non mi segui più?😦
    Mi tiri le orecchie??😦
    Purtroppo sì, io uso quel modo di dire lì…

    Ma il “piuttosto che” usato come lo si usa da qualche anno, lo aborro pur io.
    E’ vero, dovremmo attribuire il giusto significato alle parole che usiamo e anche, aggiungo io, usare il termine italiano quando esiste e non quello inglese che dà (in teoria, io non lo credo assolutamente) più … tono!
    Ma tono de che??😉

    Per esempio, uno fra i tanti: mission … 😦
    sia che sia usato col significato di identità, di scopo o di fine, perchè non si preferisce il “corrispettivo” in italiano?

    Un abbraccio e un augurio di un sereno 2013, Rosaverde
    ciao ciao Ondina

    • No, l’assolutamente si te lo concedo Ondina..fai delle foto troppo belle, impossibile non seguirti piu’!

      Le contaminazioni con le altre lingue sono inevitabili e ripetitive ma nei contesti aziendali per esempio fanno manager, appunto. Se usate appropriatamente, comunque, stridono meno dell’italiano maciullato.

  6. Assolutamente daccordo con te.😉 Ci sono delle parole che ripetute più volte anche dalla stessa persona da molto fastidio.
    Una di queste: ossimoro.
    Credimi non la sopporto più…e faccio di tutto, proprio tutto per evitare di dirla e di scriverla!
    Buon anno!
    ciao
    .marta

  7. Mi piacerebbe approfondire il significato delle parole e a volte riesco a farlo. Se dovessi fare errori o “orrori” fammi sapere! (magari in privato!) Anche io ho usato da poco nel mio post il “ma anche no!”, per voler rispondere in modo da prendere in giro… D’altra parte è bello giocare con le parole, ci sono infinite possibilità! Auguri a tutti!

    • Anche io lo uso, ogni tanto, anche se so che fra quattro o cinque anni ce la saremo dimenticata…e’ l’abuso e la ripetizione che mi suonano fastidiosi. E io concentro l’odio contro il “piuttosto che”, non disperdo le energie!

      Correggerti?! Nah… Nella prossima vita sceglierò’ una facoltà umanistica e diventerò’ precisissima e dottissima e porterò’ in giro una penna rossa e blu ma in questa sono un ingegnere, un po’ pignolo, ma con moltissime cose da imparare, prima di poterle insegnare agli altri!

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