I vantaggi del Natale: tempo di visite

Ce l’ho fatta, finalmente.

Dopo anni e anni in cui, periodicamente, ricordavo a me  stessa che sarebbe stato bello trovare un paio d’ore per fare visita ad una persona speciale, questa volta mi sono messa d’impegno e mi sono detta che era giunto il tempo.

Questa persona ed io, vedete, abitiamo a meno di un chilometro di distanza, in linea d’aria e, di tanto in tanto, seppure molto di rado, capita di incontrarci, di solito in eventi tristi e collettivi come i funerali: ci scambiamo poche parole, brevi saluti e poi torniamo a sparire. Per gli strani casi della vita poche centinaia di metri possono sembrare miglia e miglia.

Eppure c’è stato un tempo in cui questa persona ed io abbiamo trascorso cinque anni insieme, vedendoci quasi tutti i giorni.

Ero una bambina, allora, impegnata nel compito di crescere. Avevo sete di libri, ero inquieta, nervosa, timida e, nello stesso tempo, sfacciata. Avevo una madre e un padre che mi erano molto vicini e si preoccupavano che io ricevessi un’educazione intellettuale ed emotiva a casa; mi piaceva imparare. Mi avevano affidato volentieri nelle mani di questa persona che assunse immediatamente un ruolo complementare e fondamentale nella mia vita.

Le volevo bene: sapeva sempre come prendermi per farmi fare bene le cose, mi riempiva le giornate di parole nuove e di fatti interessanti, mi insegnava l’autodisciplina con dolce fermezza. Le devo una cosa speciale: il “quaderno dei dati”. Lì, insieme, raccoglievamo ogni giorno i sinonimi, i contrari, i verbi di movimento e percezione, i visivi e gli uditivi, quelli fatti apposta per descrivere i sapori…insomma ci scrivevamo tutti i modi diversi in cui si possono narrare le storie. Ho ancora quel quaderno e, ogni tanto, lo consulto con nostalgia.

Sono andata a trovarla, finalmente, con calma, e ho trascorso con lei un paio d’ore, da adulta, non più da bambina; abbiamo ripercorso insieme la strada dei ricordi.

Questa persona è la mia maestra delle elementari e, se oggi so scrivere, lo devo a mia madre e a lei.

(Grazie a R., ancora una volta, per l’acquerello: sfortunatamente nessuno fino ad ora è mai riuscito ad insegnarmi a dipingere, seppur mettendoci  tutto l’impegno possibile)

Albero di Natale

13 commenti to “I vantaggi del Natale: tempo di visite”

  1. Le maestre sono donne che partoriscono all’infinito.

    • Benvenuto ancorase. “Mi ricordo i vostri occhi”, mi ha detto, “tutti. Più dei nomi e per me siete ancora come eravate”.

      • questi due commenti valgono quanto il post (che è già davvero bello di suo). mi piace questa idea di vite che si segnano a vicenda, ed insegnare ed imparare si intrecciano e si restituiscono in forme diverse. e poi “i sinonimi, i contrari, i verbi di movimento e percezione…” è davvero da nostalgia – anzi, purtroppo quasi da archeologia dell’istruzione😦

        • Ricordavamo insieme la classe di una ventina di bambini, sono passati 30 anni: c’era l’iperattivo, c’era chi proveniva da famiglie difficili, come si diceva allora, c’era chi proprio non capiva, c’era quella che piangeva sempre e quella che pettegolava… eppure non le ho mai sentito alzare la voce, non girellavamo per l’aula, chiacchieravamo il giusto e ci fermavamo se venivamo ripresi. E’ proprio davvero impossibile che accada adesso?

  2. Io ne ho avute due di insegnanti così, tra cui la mia maestra. Peccato non sappia dove abitano. È bello, però, come certe persone possano avere un ruolo così importante nella nostra vita, anche a distanza di anni.

  3. uh! Una bella storia che profuma d’altri tempi.
    In una città come la mia è quasi impossibile che succeda.

  4. Sei stata fortunata, davvero! e Valla a trovare ancora, la farai felice!
    Buone feste Rosaverde!

  5. Ricordo con grandissimo piacere e nostalgia i cinque anni trascorsi con la mia maestra di italiano, ed in particolare le prima lezioni sulla struttura delle fiabe… essenziali per ciò che sono diventata.
    Di recente l’ho reicontrata, proprio come te, in occasione di due lutti, e le ho parlato del mio desiderio di vederci per raccogliere alcuni aneddoti che vorrei (avrei voluto) utilizzare per una storia.
    Ma come mi capita spesso, mi sono poi arenata.

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