Quasiminimalismo 2012: non cadere in tentazione. E smettila di sogghignare.

Il post più letto di questo blog è quello in cui ho elencato il contenuto del mio zaino per il Cammino di Santiago.

Quello zaino era il risultato di giorni e giorni di selezione, fino alla nausea, mia e di quelli che mi stavano intorno perché, quando ho un problema, di solito ammorbo e comunico le varie fasi di elaborazione delle soluzioni mentre le escogito. Quello zaino ha rappresentato, più di ogni altra cosa, il momento in cui ho cominciato a capire quale è il costo reale degli oggetti: non solo bisogna tenere in considerazione il prezzo d’acquisto ma anche i successivi costi di gestione, in termini di tempo, peso, ingombro, accumulo, lavoro.

Da quella prima, radicale esperienza, affinata ogni volta che ripartivo per percorrere un altro tratto del Cammino, ne sono nate altre: sono arrivati i tentativi e gli esperimenti di razionalizzare il contenuto di borse e valigie, come quelli che descritto qui,  e che sono culminati a gennaio di quest’anno, quando sono partita con una borsa a tracolla di dimensioni minime per una vacanza  di quindici giorni in Messico,  nella quale non mi è mancato nulla e ho trovato pure il posto per gli animaletti di legno, la vaniglia e il cioccolato che ho comprato nel viaggio.

Mi sono sentita libera: questi tentativi sono ormai diventati una prassi consolidata.

Lo zaino è stato solo l’inizio: contemporaneamente ho proseguito lungo questa strada, pulendo i cassetti, le stanze, eliminando molte cose che nel tempo si erano accumulate e che non mi servivano più. Ne ho vendute molte – in modo particolare più di mille libri – ne ho regalate altrettante. Dove volevo il ricordo ho digitalizzato, ho conservato tanto ma ho liberato altrettanto spazio.

Spesso su questo blog descrivo quello che sto facendo o ho fatto e, se siete interessati, potrete leggerne seguendo i tag minimalismo e downshifting sotto i quali li ho raccolti, come questo, o questo o questo ancora. Di lavoro da fare ne ho ancora molto ma non ho fretta  e so che continuerò, per piccole approssimazioni.

In questi giorni, per esempio, sto rivedendo di nuovo la mia biblioteca con l’obiettivo di identificare altri libri da vendere,  che inserirò in questa pagina,  e sto digitalizzando un immane archivio fotografico. So dove voglio arrivare, a mio modo, con i tempi che sono giusti per me, conciliando le mie passioni e le mie esigenze fisiche e intellettuali, e mi sto impegnando per questo. So quanto spendo e come lo spendo, ho un piano di risparmio a cui mi attengo. Quando mi dicono che sono fortunata perchè posso permetterlo rispondo che si, moltissima è fortuna ma molto deriva anche da una programmazione precedente, da scelte precise e da molti anni di impegno. Io non ho le risposte per gli altri ma ho quelle giuste per me. Il bilancio del mio quasiminimalismo del 2012 lo considero positivo.

Ogni tanto perdo la bussola, di solito davanti a qualche oggetto che mi piace e a cui non resisto ma, in generale, mi assolvo e mi dico che sto andando bene, anche se, molto spesso, la gente non capisce di cosa stia parlando e ride, credendo che io stia scherzando quando racconto che ho un piano B e intendo realizzarlo.

Poi ci sono giorni come quello di ieri in cui mi dico che sto andando benissimo, non bene.

In questi mesi di trasferte in Spagna, della durata di tre o quattro giorni l’una, ho sempre viaggiato con il solo bagaglio a mano, anche se avevo la possibilità già pagata di imbarcare una valigia. Ho ceduto una volta sola, avrei potuto fare a meno. Quando porto con me due paia di pantaloni, una o due paia di scarpe, tre magliette in estate, due maglioni e una camicia in inverno, un astuccio con robine varie, un beauty case poco più grande dell’astuccio con le solite cose, un libro o l’ipad, il portafoglio, i fazzoletti di carta o di tessuto, due cambi di biancheria, l’iphone, il computer portatile aziendale – niente carta: io scannerizzo tutto e ho copie sui dischi di rete, sul disco locale e su una chiavetta usb per ogni possibile evenienza – con cavi e mouse…dopo aver messo tutto questo ecco a me non viene in mente proprio niente altro che non sia disponibile in albergo e che mi debba portare da casa. Anzi, spesso ho cose che non uso e mi avanza spazio per quello che porto a casa, da far assaggiare. Ho dovuto chiedere asilo nella valigia degli altri per un evento non pianificato – un regalo di certe dimensioni: mi ha dato molto fastidio.

I colleghi continuano a chiedermi perché non imbarco il bagaglio e giro in aeroporto in attesa del volo con il trolley al traino, si lamentano perché le cappelliere sono sempre piene e non trovano il posto per mettere il cappotto e la borsetta, si stupiscono quando dalla mia valigetta esce il cucchiaio di plastica se si mangia uno yogurt o le bustine del tè e loro non ci hanno pensato, ridono quando racconto delle mie miniaturizzazioni che mi rendono autosufficiente. Li capisco ma proseguo imperterrita. Capisco molto di meno quando devo aspettarli mentre fanno le file ai check-in o attendono davanti ai nastri di consegna bagagli. Rido molto di meno perché mi sveglio alle quattro della mattina per questi viaggi e un’ora abbondante la si perde in queste cose che si potrebbero quasi sempre evitare, per una trasferta di tre giorni, tranne quando si deve trasportare materiale necessario per il progetto. Ieri non ho riso, perché non è nemmeno un po’ educato, ma ho rischiato di farlo quando una valigia, non mia, è spuntata per miracolo ma solo dopo due ore di ricerca, e un’altra, non mia, la stiamo ancora aspettando. Conteneva molte cose inutili e costose, portate così, senza vera necessità, e altre, costose e necessarie, che non avrebbero dovuto viaggiare in stiva ma in cabina e che ora non si sa se saranno ritrovate.

Cosa ci spinge a circondarci di oggetti? Ci definiscono perchè li possediamo? Siamo quello che abbiamo comprato? E’ così difficile fermarsi a riflettere e trovare il discrimine tra l’impulso e il buon senso?

La strada per me è tracciata. Il 2013 proseguirà, affrontando gli altri punti della mia lista. Il tempo di attesa per il mio piano B, intanto, si sta pian piano accorciando; quello di pattylafiacca invece è finito: in bocca al lupo per il nuovo inizio.

25 commenti to “Quasiminimalismo 2012: non cadere in tentazione. E smettila di sogghignare.”

  1. devo tracciare anche io la strada del 2013. Tuttavia, nel 2012 ho fatto una grandissima pulizia in cantina. Devo proseguire, portarla a termine, coinvolgere tutto il resto del giardino e della casa

  2. quando ti converti al bagaglio a mano è difficile tornare indietro😉
    buon 2013!

  3. ammiro il tuo percorso alla ricerca del minimalismo. Non ne sarei capace. Si può dare in outsourcing?

  4. Bellissima riflessione! Anche io ho iniziato ad alleggerire il bagaglio quando sono partita per la prima volta con lo zaino in spalla. Non dovevo camminarci molto ma anche solo salire e scendere da bus e treni mi ha fatto capire che 13 kg erano troppi. Ora che viaggio come passeggera della moto di mio marito e ho a disposizione solo una borsa laterale e’ ancora meno la roba che mi porto.
    Ricordo con irritazione la volta che siamo partiti 4 giorni in aereo io con bagaglio a mano e lui con valigia in stiva, e al rientro a Fiumicino abbiamo aspettato 1 ora per la sua valigia. Il suo problema e’ che ha l’hobby della fotografia (seriamente) e porta sempre la macchina fotografica reflex con 6 obiettivi: solo questo occupa quasi tutto il bagaglio a mano. Ma la volta successiva che abbiamo volato (sempre 4 gg) sono riuscita a ficcare cose sue anche nel mio bagaglio a mano e siamo partiti senza valigie in stiva, yuhuuuu!!🙂

  5. Aggiungo una cosa: anche io sto tentando di digitalizzare le foto ma…. e’ un lavoro IMMANE!!! Ho tipo 30 album solo a casa dei miei, piu’ almeno altrettanti a casa mia con le mie foto fino al 2004, anno in cui sono passata al digitale e non ne ho piu’ stampata nemmeno una. Non so come fai tu ma io non trovo il tempo e soprattutto la voglia di affrontare la montagna… faccio tipo 1 album al mese se va bene, per ora sono all’album 13 dei miei genitori… ARGH!!!

    • Ciao Sab, bentornata. Io ho scelto un metodo discutibile perche’ non riuscivo a decidere il migliore. Le ho fotografate con una reflex, una a una, ci ho messo quattro mesi. Sono pero’ disordinate perche’ sono state per anni in una grande borsa e negli anni le abbiamo ricacciate dentro alla rinfusa quando le guardavamo. Sono anche senza didascalie. Pero’ ho i negativi. Li sto fotografando e traformando in positivo a uno a uno con un apparecchietto di una quarantina di euro abbinato all’iphone. I negativi sono ordinati per loro stessa struttura ma il lavoro procede lentissimo. Alla fine dovro’ anche organizzarle in album digitali e cercare di dar loro una data, con l’aiuto delle agendine di viaggio che mia madre era solita compilare. Non devo innervosirmi ne’ darmi date di scadenza a breve: pochi, senza fretta. Pian piano arrivero’ alla fine. Tu come fai invece? Il marito fotografo ha dato consigli? Scanner?

      • Mio marito non aiuta molto a riguardo. Ho uno scanner vecchio e con qualche problemino ma finche’ funziona… Il problema e’ che poi le foto scansionate le vorrei sistemare un po’ con qualche programma di post-produzione, migliorare i colori, la nitidezza etc. E soprattutto cancellare uno per uno i tantissimi puntini bianchi che mi appaiono “grazie” allo scanner che si sporca subito!! Piu’ tempo per la post-produzione che per scansionare…
        Man mano che scansiono salvo in cartelle divise per anno e poi sottocartelle con i vari eventi (per fortuna le foto sono gia’ catalogate bene – l’avevo fatto io all’eta’ di 12 anni!!!)

  6. Ho sempre avuto più amici che oggetti e ora che per vari motivi alcuni amici non riesco a vederli come vorrei, mi sento più solo. Scarpe da corsa e fiato , e posso ancora farcela.

  7. Grazie, come sempre.Che bello leggere di te, del tuo Piano B, di me attraverso i tuoi occhi, di tutti noi che pian pianino, giorno dopo giorno, tassello dopo tassello andiamo avanti verso una nostra meta.Una meta che non vede nessuno e forse in qualche giornata uggiosa nemmeno noi ma è sempre lì, che ci aspetta, luminosa e promettente.Ci sono persone che vivono libere nel presente io ho bisogno di una direzione, devo avere qualcosa da raggiungere per dare un senso .Sono fatta così, penso un pochino anche tu.

  8. io lo zaino del cammino l’ho tirato su in poche ore -pesava nove chili e qualcosa-, come il bagaglio per le vacanze in vespa di ogni anno ci metto poco tempo, ammasso e vado, chi c’è c’è, chi non c’è, pace. Io non sono minimal, posso diventarlo quando serve. Certo, ad alcune cose -anche se sono accessorie- non rinuncio neanche in condizioni estreme. Tipo un libro, tipo il contorno occhi, lo smalto per le unghie dei piedi e le scarpe per correre (questi ultimi due però non li avevo a santiago). Per i libri che vendi mi raccomando, informaci. Per una decrescita felice, cara.

    • Tutta roba che ci sta facilmente in sacchi piccoli. I tuoi viaggi in Vespa sono ancora piu’ restrittivi dello zaino del Cammino.
      Apparira’ la lista dei libri italiani molto presto, a far compagnia a quella dei testi in lingua.

  9. che bello scoprire i tuoi post sul cammino. io devo ancora fare i conti con la voglia di tornare là (e l’avatar del mio profilo forse la tradisce anche un po’…), dato che i giorni a disposizione non mi consentirono di farlo tutto. l’unica cosa che so è che tornerei in bici, nello stesso modo in cui lo percorsi cinque anni fa, e credo che sarebbe altrettanto stimolante riprovare ora quella sfida minimalista, che nei 9 chili aveva fatto stare anche tutta l’attrezzatura per la bici. non potendo farlo sicuramente a breve, raccolgo lo spunto (oggi mi sento propositivo) e lo prendo come slancio e tensione per il prossimo futuro: la cantina sarà la prossima sfida minimalista. grazie.
    (due post scriptum. il primo: qualche tempo fa organizzammo, con gli amici e con un semplice bancale in cantina, una giornata che si chiamava: “prendi il libro e scappa”. ci presero in parola. c’era gente che usciva con le pile di libri. il secondo: l’altro giorno ho scoperto questo: http://t.co/uXgLxct7 meravigliosamente geniale. il giorno che trovo una quantità adeguata di persone che ci stanno propongo l’acquisto e digitalizzo tutta la libreria in una settimana…)

    • Anche tu Cammino? Ne hai scritto sul blog? L’avatar dice tutto. Ricordo perfettamente quando sono passata di li’.
      Se mai mi si sistema il ginocchio io torno, di sicuro, sempre a piedi ma Primitivo. Esperienza intensa.
      Bella l’idea dei libri in corsa!
      In quanto al resto…io ci starei anche ma forse parte del lavoro e’ gia’ stato fatto…

      • No, ancora non ho scritto nulla, ma credo che un giorno andrò a ripescare qualcosa tra ricordi e sensazioni e ci proverò.
        (sul sistema di digitalizzazione dei testi andrei sul sicuro: ho dei libri talmente strani sugli scaffali che neanche tra i books di zio google si riesce a trovarli!…)

  10. Il mio percorso verso il minimalismo è ancora lungo, lunghissimo: con l’occasione della nuova casa (più piccola) ho fatto tanto, ma guardandomi intorno sono ancora circondata da tanto ciarpame inutile😦 Ho difficoltà a separarmi da tante cose, in particolare dai libri: anche se molti di essi sono chiusi da anni in una scatola, liberarmene mi è doloroso, chissà perché. Forse davvero ci facciamo definire dagli oggetti: se penso a quanto sono orgogliosa della mia casetta, delle tende, dei vecchi mobili di mia mamma che abbiamo restaurato mi sembra che parlino di me, della mia storia. Ecco, quello che mi propongo per il prossimo anno è di scegliere gli oggetti da tenere in base alla storia che raccontano: se sono cari ricordi li terrò, se sono invece semplicemente delle “cose” cercherò di disfarmene. Intanto per Natale Marito e io ci siamo regalati l’impastatrice… ma la scusa è che da ormai qualche tempo facciamo la pizza e il pane a casa, e anche questo parla di noi e della serenità che cerchiamo😉

    • Ognuno cerca le proprie risposte nel mondo che lo circonda come può e come riesce e le storie che certi oggetti raccontano sono preziose, ai nostri occhi. L’importante è non perdersi per strada.
      Io per Natale mi sono regalata una yogurtiera: spesa modica, esperimenti garantiti, risultati a mio piacere. Pizza sempre in casa, pane a volte, di tanto in tanto.

      • Amo fare la pizza in casa, e anche il pane… mi sembra di tornare bambina (anche se mai mia mamma ha fatto la pizza e il pane lo si comprava alla bottega del paese). L’importante è che non diventi un obbligo: se lo facciamo perché è piacevole è un conto, altrimenti diventa un’altra delle tante incombenze che ingombrano le nostre giornate. Alla yogurtiera ci avevo fatto un pensierino tempo fa, ma il mio esperimento con i fermenti liofilizzati non aveva dato i risultati sperati. Ora sto meditando di cercare gli animaletti vivi e grumosi per lo yogurt. E un giorno o l’altro vorrei preparare la cagliata😉

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