Letture in pillole, di carta e di pixel

“La doppia vita di Vermeer”, di Luigi Guarnieri, per scoprirsi a fare il tifo per un grande falsario e restituire alla biblioteca Il maestro di Delft, di Anthony Bailey, che si perde in tondo nella storia d’Olanda.

“Piccoli suicidi tra amici”, di Arto Paasilinna, regalatomi con leggero imbarazzo da una persona da cui non aspettavo nemmeno gli auguri, quasi con tono di scusa, “è la mia copia, non è nuovo”, per rendere meno importante il gesto, graditissimo, e scoprire un altro autore con cui trascorrere qualche ora piacevole.

“Casual Vacancy”, di J.K. Rowling, che procede con molta lentezza, tra un volo e l’altro, con le briglie tirate perché, se mi lasciassi prendere, non uscirei di casa fino all’ultima pagina.

“La filosofia della composizione” di Edgar Allan Poe, arrivato fresco fresco, sempre per regalo, ieri nel tardo pomeriggio perché a me piacciono le perle rare, questi libri che se ne stanno nascosti dal clangore dei best-sellers.

“Io e Dio”, di Vito Mancuso, che non va né su né giù da mesi probabilmente perché il tema che tratta, in questo momento, è molto lontano da dove ruotano i miei pensieri.

La grammatica di spagnolo livello C1 che sta aspettando, ormai impaziente e accusatrice, da settimane, che io mi decida ad aprirla e a non sprecare l’opportunità di studiare per un esame mentre sono costretta a parlare una lingua straniera con così fitta frequenza.

“The discovery of Jeanne Baret” di Glynis Ridley, regalo del compleanno dell’anno scorso, che mi aspetta ancora ma con pazienza.

E la mezza montagna di libri di carta in coda, dietro questi, che, man mano leggo, se non lasciano il segno, stanno finendo in uno scatolone della taverna. Li vedrete comparire  su una pagina di questo blog, allineati in una bella lista, in vendita per il 20% del prezzo di copertina, sconti ulteriori a quantità, spedizione piego di libri, perché sto continuando a fare spazio intorno a me e perché, ormai – se la corrente non va via – qui l’e-book ha preso saldamente dimora.

Meglio così, che, come scrivevo tempo fa, lasciare i libri da soli.

16 commenti to “Letture in pillole, di carta e di pixel”

  1. uh! Quanti regali.
    Io oggi ho guardato la mia libreria, ho fatto un po’ di ordine, sto pensando a quali volumi relegare negli scatoloni, quali gettare…e altri che potrei vendere, anche per una tazza di caffè.

    • Buon lavoro: per me si tratta di continuare qualcosa iniziato già da tempo. Una tazza di caffè per un libro, o una barrettina di cioccolato Venchi, di quelle piccole, per i tascabili. Un vasetto di Gianera Slitti per cinque libri o un biglietto di entrata ad una mostra. Una cassetta di frutta e verdura fresca per venti libri. Nuove unità di misura.

      • ma dove vai a fare questo baratto?

        • Non lo so, mi è appena venuto in mente. Potrebbe diventare un’iniziativa tra blogger…

          • ho letto che in qualche città è nato un negozio dove avvengono scambi di ogni genere. Non ricordo più dove, forse era fuori Italia. Qui si fanno delle manifestazioni ogni tanto ma riguardano soprattutto i giochi e le vieni a sapere quando si sono già concluse. NOn resta che rivolgersi alle bancarelle dell’usato o regalarli.

            • Io ne ho venduti, a stock, più di un migliaio negli ultimi due anni, in tre riprese, ad una persona che ha un negozio su internet e una libreria in pianura. Ci ho messo molto tempo a trovarlo. I libri, nell’attimo stesso in cui si comprano, perdono di valore più ancora delle auto. Faccio fatica a capire perché. Io i miei li tengo benissimo, sembrano nuovi anche dopo la mia lettura, se è l’unica. Alla fine, pur di farmeli ritirare in blocco e non dover perdere tempo io a cercare di piazzarli, abbiamo contrattato un prezzo generale, tra uno e un euro e mezzo a volume, proprio una tazzina di caffè. In mezzo c’erano libri così patetici che avrebbero potuto tranquillamente essere gettati nel cestino, altri invece molto buoni. Nella media, l’acquisitore è stato onesto (li rivende a tre-cinque volte tanto ma ha un costo di immagazzinamento merce e di obsolescenza non trascurabile) e io ragionevole. Adesso quelli che mi restano da vendere sono libri recenti, di qualità medio/alta e molti sono in lingua straniera: difficilissimo piazzarli. Al Libraccio comprno usato solo se non hanno stock e se sono sicuri di poterli vendere: io non ho voglia di portarmi in giro borse pesanti per farglieli visionare ogni volta. Ho provato: su venti titoli, che ho comprato negli ultimi due anni, ne hanno accettati solo quattro.
              Sono però pronta a valutare baratti.

              • hai venduto un migliaio di libri?? accidenti…
                Ricordo che la bancarella storica della città acquistava riviste e fumetti ad un quarto del prezzo di copertina e poi rivendeva alla metà.
                Quando avrò deciso di fotograferò uno per uno e metterò l’annuncio su web.
                Credo che potrei iniziare a disfarmi dei fumetti, solo che ogni tanto sono comodi da leggere, soprattutto a colazione.

                • Tempo fa, me lo avessero detto, non ci avrei creduto. Io i libri li raccattavo ovunque, sule bancarelle, in libreria, usati…mi sono accorta che erano un feticcio, che solo ad alcuni ero affezionata o mi affezionavo e che gli altri facevano solo volume, una volta letti. E’ stato bello ritornare a vedere le pareti della stanza e a ridistribuirli in fila singola sugli scaffali. Adesso leggo in prestito in biblioteca e compro molto ma molto meno; se c’è la versione digitale, scelgo quella. Ne ho ancora molti, tanti li terrò, altri li lascerò andare.
                  I venditori sulle bancarelle che ho contattato mi avevano offerto 0,20/0,25 euro a volume e ho cercato qualcosa di meglio. L’idea di venderli per i fatti propri, via web, mi sembra ottima, sia tramite annunci, che su siti specializzati, come comprovendolibri.it

                  • pure io ero così. Poi mi sono fatto la fatidica domanda: se dovessi andare su un’isola deserta e portare dieci libri, quali prenderei? E la scelta è difficile, non so se arriverei a dieci. Ma altre volte penso che non sarebbero sufficienti. Comunque sia, ogni libro ha significato qualcosa in quel momento, un tempo che è passato e dovrebbe essere sufficiente il suo ricordo. Sì, se ne stanno lì, impilati in doppia fila ma potrebbero anche prendere aria e andarsene. Probabilmente, nemmeno mi accorgerei della loro assenza.

              • Io ne ho venduti, a stock, più di un migliaio negli ultimi due anni, in tre riprese, ad una persona che ha un negozio su internet e una libreria in pianura.

                Ti andrebbe di mettermene a parte?
                Non ho migliaia di libri da vendere, ma insomma, non intendo più far la figura di chi pietisce. Ogni volta che passo dalla bancarella ormai mi pare di stare supplicando, cosa che non è: mi accontento del valore che l’acquirente vuole dare a quel che porto, purché poi venga messo a disposizione del pubblico e non imboscato in un angolo, o peggio.
                Come ti sei trovata con questa persona?

  2. Jeanne Baret ha aspettato per anni prima che qualcuno si ricordasse di lei… potrà aspettare ancora.
    L’importante è che tu ti ricordi di lei che è stato veramente un fiore invisibile.

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