Umide perplessità

E’ proprio necessario dare un nome agli eventi naturali?

Cosa è questa moda recente all’americana di affibbiare nomignoli, presi a prestito dalla storia e dalla mitologia, ad ogni acquazzone? Dobbiamo per forza copiare tutto?

Cosa cambia tra il prevedere l’arrivo di Medusa  e l’informare, tramite i soliti canali, che una perturbazione dalle caratteristiche più o meno intense, si abbatterà sulla penisola nei prossimi giorni, come si è sempre fatto?

Dare un nome ad una tempesta la rende diversa? Più o meno ostile?

Ricominceremo tra poco a costruire are votive e a sacrificare agnelli agli dei per placarne le ire e mitigare la rabbia di Beatrice, Poppea o Caronte quando passano nel nostro cielo?

Sono state le nuvole che hanno chiesto di avere una carta d’identità?

Ma, soprattutto, chi (è il pirla che) sceglie il nome per primo? E in che modo lo comunica a tutti?

Si fanno conferenze stampa, ci si mette d’accordo tra meteorologi a cena la sera prima, si tira a sorte, si apre a caso il sussidiario delle elementari?

Sono sempre più reazionaria, rivoglio la poesia.

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto.
Il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì e si chiuse, nella notte nera.

Il Lampo. G. Pascoli

9 commenti to “Umide perplessità”

  1. “Studio Aperto” batte tutti!!

  2. lo so…in fondo tu, da informatica chiameresti gli eventi in questo modo: pippo pluto, abc123, test, prova…:-)

  3. Io in realtà non capisco tutta questa ossessione del meteo… ok gli eventi eccezionali, ma d’estate cavolo fa caldo! Perché chiamare con un nome una cosa che è naturale che ci sia?

    • Non lo so. Me lo chiedo anche io.
      Forse perche’ e’ faccenda atavica dare un nome agli eventi naturali, camminare sul filo della superstizione, riempire i giornali di titoli che fanno colpo per richiamare l’attenzione, creare tormentoni insulsi ma condivisi.

      In estate fa caldo e in inverno fa freddo: qualche grado in piu’ quest’anno, qualche grado in meno il prossimo. E’ ovvio, normale, naturale- come dici tu.

      Mah. E’ come quando si scrive montagna assassina invece di alpinista incosciente. Alla fine ce la prendiamo sempre con gli eventi che non possiamo controllare cosi’ non dobbiamo preoccuparci troppo su cosa potremmo fare per ridurne i danni.

      (Benvenuta qui, Margherita Dolcevita)

  4. e sempre potenza del dialetto che dire poi di “treeshere” ,che indica forte pioggia e folate di vento contemporaneamente!

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