Le inestimabili virtù del pigiama

Questa domenica ho chiesto una pausa al mondo e sto facendo una cosa che, per molto tempo, fino a qualche anno fa, ero solita fare spesso: oziare a letto per tutta la mattina.

Ci sono stati periodi in cui questo indugiare non era una pausa ma un rifugio, un modo di nascondermi e di meditare su quanta distanza ci fosse tra me e le altre persone, tra quello che io pensavo fosse giusto per me e quello che là fuori mi veniva richiesto di essere, tra la mia distonia al di là della porta della mia stanza e la quiete all’interno della mia tana.

Adesso le cose sono cambiate: da qualche anno ho cominciato a trascorrere più tempo oltre le mura e, senza che me ne sia accorta, pian piano ho imparato a riconoscere i miei limiti e a decodificare le risposte del mondo ai miei tentativi di infilarmici, mi sono resa conto che i miei punti di forza mi danno vantaggi e che quelli di debolezza si possono limare oppure accettare per trovar loro collocazione in modo che non disturbino oltre il tollerabile.

Trascorro le giornate fuori casa, al lavoro, oppure alla scoperta di immagini, sensazioni, persone, paesaggi; quando sono in casa per la maggior parte del tempo sono impegnata a fare. Ora le pause che mi prendo, in pigiama, capelli arruffati e pila di libri da leggere a portata di mano, sono molto più rare e, di conseguenza, più preziose. Non hanno più il sapore della fuga ma quello del riposo, della pausa; non invadono la mia voglia trovata di esplorazione e mi servono solo, come giusto che sia, per cardare le idee e riordinare gli appunti mentali.

La prossima sarà settimana intensa di spostamenti, viaggi e impegni e così questa mattina, dopo la colazione, fatta in un orario che per me è tardo – poco prima delle 8.00 – mi sono infilata di nuovo sotto le coperte e sto qui a pensarci su, tra le pagine de “L’anello di Re Salomone”, un’occhiata ai giornali e ai blog che seguo, qualche email a cui rispondere, una stiracchiata con allungo oltre i cuscini da una parte e fino al punto fresco in cui le lenzuola spariscono, rimboccate sotto il materasso, dall’altra.

Il pigiama ha un ruolo cardine in questa attività: morbido, confortevole, con una macchiolina di caffè sulla maglietta, tiepido del calore del sonno, pronto per essere infilato in lavatrice, insieme al lenzuolo, verso le 12.30, quando mi deciderò finalmente a recuperare la posizione eretta.

Il pranzo è già pronto, la mattinata è chiara, il quartiere tranquillo. Tutto invita a prendere le cose, per qualche ora, con calma e pigrizia.

Ne approfitto anche per una manutenzione al blog: oggi chiudo, senza vincitori nè vinti, la pagina dei Ritratti di Ringhiera: il mio grazie a quanti hanno partecipato – ho inviato a tutti un ebook come piccolo segno di gratitudine – e a Franco, per l’idea originale, a cui non ho inviato niente ma cercherò di far avere al più presto il rimpiazzo di quella bottiglia che sapeva, sciagurata, di tappo. Di quando in quando è probabile che i personaggi della casa di ringhiera torneranno a farsi rivedere su questo blog: in quelle occasioni metterò ancora il link a tutti i racconti.

Vi auguro buona domenica e  vado a sprimacciare i cuscini.

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RITRATTI DI RINGHIERA – COME TUTTO INIZIO’ E CHI C’E’ GIA’ STATO

A Franco e a me il racconto Butìglie ha fatto venire voglia di scoprire chi sono gli altri inquilini della casa di ringhiera. Alcuni li abbiamo già in mente: la Iole e il Gino in primis e il loro amore finito in tragedia, poi c’è la Sig.ra Adele del secondo piano, che insegna musica e ha due figlie bellissime, a pianterreno vive un misterioso orologiaio…Insomma, spazio libero alla fantasia.Mentre aspetta l’ispirazione per un disegno della casa di ringhiera che gli ho commissionato (come sempre gratis et amore Dei) e gioca con la nipotina, io ho aperto questa pagina, Ritratti di Ringhiera, che raccoglierà l’indice dei prossimi racconti.

Ci date una mano? Se avete voglia di scrivere un racconto e conoscete un personaggio della casa (unica regola: siamo all’inizio degli anni 60, in provincia, vicino ad un lago o ad un fiume) speditemelo e lo pubblicherò in un post. Spargete la voce: la casa è grande e tutti gli inquilini hanno una storia da raccontare. In questo post dell’Androide MInimalista un’intervista che Elisa mi ha fatto in cui potete trovare maggiori dettagli sui Ritratti.

Ecco i racconti già pubblicati, dal più vecchio al più recente.

Il Bùtiglie, di Franco Pina 

Natale, ragù e verginità, di Franco Pina 

La sera della macchina, di Elisa Barindelli 

L’eredità, di Anna P. 

Lo scamone e le attese alla fermata del tram di Angela Fradegradi 

La rivolta delle penne di Luigi Damiano Russo

L’orologiaio tranquillo (roba mia)

14 commenti to “Le inestimabili virtù del pigiama”

  1. Pensa che ti sto leggendo comodamente , sfacciatamente , vergognosamente disteso sul letto e son già le 11!! Relax..

  2. Ecco hai ragione su tutto, ma il pigiama io proprio non ce la faccio. Una tuta, ma il pigiama no. Il pigiama automaticamente mi pare che mi invecchia, mi renda sciatta, anche dentro al letto dove nessuno vede, si è vero, non è che la tutaccia sia molto meglio ma ciascuno ha le sue piccole manie, no?
    Io oggi cucino torte di nonna papera e sperimento il mio nuovo kindle (ebbene sì, sono dei vostri adesso).

    • Sinonimi: pigiama=tutaccia. Stesso concetto, diverso formato. Qualora suonassero al campanello e dovessi aprire, meglio la tutaccia ma, in ogni caso, li manderei mentalmente a quel paese, pigiama o tutaccia che sia. Ho diritto a 4 ore di sciatteria mensile. Io le torte di nonna papera le ho ricevute in regalo ieri, in cambio di una fetta di polenta. Buone le torte di nonna papera.

      Mia cara, benvenuta nel club. La sintomatologia del lettore compulsivo si aggraverà.

  3. il pigiama è lo scudo giusto per proteggerci dalla stranezza che ci attende là fuori.
    buona domenica a te!

  4. io ogni tanto spero che la domenica sia piovosa, ma piovosa di brutto. E fredda. e che le strade siano impercorribili. Oppure che ci siano tre metri di neve e si possa stare a letto in pace, a leggere e poltrire.
    Ma quando mai è così?

  5. Oggi, a differenza delle normali domeniche che sono il mio serbatoio di meritata pace, ho ‘lavorato’ (riordinato, copiato appunti, aggiornato calendari, programmato e spremuto le meningi).
    Però sono soddisfatta. E mi godrò ancor di più la lunga dormita del prossimo fine settimana. Nel mio splendido pigiama morbidoso😉

    • Ecco, fine della domenica di riposo. C’è scappata pure una passeggiatina lungo il fiume. Adesso la settimana è finita, un pigiama pulito mi aspetta. Domani sveglia all’alba e molti impegni. Buon notte a tutti.

  6. Io domani proprio non ci vorrei andare in quel posto là…..😦

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