Viaggio intorno agli Etruschi. Giorno terzo. Vulci a cottura lenta.

La giornata si annuncia torrida fin dalle prime ore del mattino. Chilometri gialli di campi di grano arati sono intervallati dalle diverse gradazioni di verde di uliveti, coltivazioni di asparagi e angurie. Il verde si fa punteggiato di rosso dai pomodori e di blu dalle cassette per la loro raccolta che si ammassano sui rimorchi dei trattori.

Il museo etrusco e’ ospitato in un’antica badia che si sporge sulla forra di un fiume ed e’ unita ai campi da uno stretto ponte a schiena d’asino. E’ zona di scavi attivi: in questi giorni sono esposti i reperti di una tomba recentemente esplorata. Una sfinge di pietra ( le foto a corredo di questo e dei post precedenti quando torno) accoglie misteriosa e arcana i visitatori all’ingresso.

Alle 10.30 il sole batte implacabile: e’ l’ora del giro nel parco naturale e archeologico. In biglietteria mi dicono che alle 11.00 una navetta condurra’ fino alla tomba Francois – scritto con la cediglia ma non la trovo- ma, quando salgo, sono sola. Si sono sbagliati: i giorni feriali la tomba apre solo nel tardo pomeriggio pero’ ormai me lo hanno detto e quindi mi ci portano. O giubilo: una tomba aperta per me sola. Scritto cosi’ suona sinistro. In realta’ il luogo era suggestivo e io gongolavo.

Agli scavi della parte di citta’ per ora riportata alla luce eravamo quattro gatti strinati dal sole che si aggiravano tra le pietre bollenti per amor di cultura. Un gatto vero c’era: se ne stava allungato lungo cio’ che rimane di un muro di domus, steso su mosaici bianchi e neri, al riparo dalla calura. La villa del criptoportico ha un piano interrato freschissimo: ci fosse stato modo, avrei scelto quel luogo per allungarmi anche io, visto che era giunta l’ora del pisolino pomeridiano. Invece, rincretinita dal caldo, me ne sono ritornata in camper, alla ricerca di acqua fresca, grondante di sudore.

Sembravo la controfigura grassa dell’Amante della Duras: canotta a spalle larghe e panama maschile in testa. Di mio ho aggiunto altri tocchi di sciallo comodo: cellulare in una tasca dei jeans, bottiglietta d’acqua nell’altra, portafoglio appeso ad un passante.

Sempre peggio, sono decisamente in vacanza e il certo stile che tento di solito di mantenere si e’ liquefatto al sole che ancora illumina le pietre di Vulci antica.

4 commenti to “Viaggio intorno agli Etruschi. Giorno terzo. Vulci a cottura lenta.”

  1. hai osservato i volti delle persone? Le volte che sono stato in Etruria ho trovato dei tratti comuni in molte persone, soprattutto donne

  2. Splendida Vulci, tutta va percorsa, e bisogna tornarci, se si può.

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