All’attacco miei prodi!

Hai un lembo di giardino. Un fazzolettino di prato lungo quindici passi e largo quattro, costellato dai giochi dei tuoi bambini che splendono nuovi di zecca al sole e restano inutilizzati per giorni.

D’altronde, si sa, i bambini di oggi sono esigenti: voglio questo, voglio quest’altro, comprami. D’altronde si sa, i bambini di oggi sono volubili, hanno deficit dell’attenzione: non appena soddisfano la loro voglia di cose, ignorano il bottino e cercano di raggiungere il livello successivo, nella loro vita videogioco.

Ma tu ci tieni, genitore moderno e orgoglioso, proprietario di un bel villino di coda con porticato ombroso a dare ai tuoi figli e a te stesso una vita da mulinobianco. Hai dimenticato la meraviglia piena delle ore che passavano giocando con niente, liberando la fantasia con gli amici. O forse, quando eri piccolo, non hai mai trascorso i pomeriggi a sbucciarti le ginocchia in giro per il paese intento a memorabili imprese di conquista del mondo con nulla in mano e la fantasia dietro gli occhi?

Niente è abbastanza per te, per i tuoi figli, per assicurarti una vita comoda all’ultimo gadget. E così ti sei comprato un tagliaerba elettrico che hai programmato libero di scorrazzare silenzioso per il tuo praticello ad ogni ora del giorno e della notte  per mantenerti gli steli ad altezza prato-inglese-perfetto-campo-da-golf.

“Drrrrrr,drrrrr,drrrrrr” parla il robot che avanza, ritorna, riparte, attraversa, gira, procede, accerchia. “Bonk – drrr, drrr – bonk – drrr, drrrr – bonk” dice il robot che picchia contro il pallone, il tappetino elastico, le sedie, i muri del finto pozzo che ostacolano la sua missione.

“Bonk, bonk, bonk” insiste imperterrito il robot che ha sferrato l’attacco al castello, da davanti, da dietro, da sotto lo scivolo, e sempre la sua avanzata finisce contro una parete che lo arresta implacabile, inerme povero soldato impegnato in una guerra agli elementi che lo vede ogni volta perdente.

“Drrrr, drrrr, drrr” piange il robot che si allontana a rasare un metro più in là, milite sconfitto nella impari battaglia. Non arrenderti, macchina, gadget futuristico supercostoso: non te l’hanno mai detto che la tecnologia salverà il mondo perché l’uomo non ha più voglia di farlo?

Ma come, supercreatura, giaci accanto alla siepe ribaltato a testa in giù, con le rotelline che girano e girano nell’aria senza portarti più a brucare erba? Sei buffo così, pancia all’aria, ingranaggi al sole. Sei inutile così, ferro e plastica assemblati. Se non ti gireranno, da solo non sarai mai capace di riprendere il tuo cammino. Oppure stai solo riposando dopo la disfatta?

“Drrr,drrr,drrr, bonk”, continui a parlare, ridicolo coso tornato a pascolare in ridicolo prato in ridicola vita di umani ciechi alla semplice bellezza della vita a mani nude.

C’è il cancello aperto, vedi? Puoi scappare, dieci metri ed inizia la pista ciclabile che si perde tra le vigne: corri, vola, allontanati inosservato e liberati. Vai libero sotto i grappoli che stanno maturando al sole, mangia gli steli in mezzo alla terra fertile, finchè batteria avrà vita.

2 commenti to “All’attacco miei prodi!”

  1. una volta c’erano le tartarughe….e non dovevi nemmeno caricarle.

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