L’unica nota positiva

All’inizio Ryan Air mi sembro’ il passaporto per il mondo, la via diretta e rapidissima per scorribande europee a costi sostenibili, la porta aperta ad un’ora da casa sull’irresistitibile dimensione del viaggio, nella quale luoghi immaginati si traducono in colori, odori, sapori e visi.

Poi Ryan Air comincio’ a socchiudere la porta: un aumento di qua, uno specchietto per le allodole di la’, un atterraggio in aperta campagna ad un’ora dal centro, una partenza ad orari inusitati. Mentre il costo del trasporto bagagli lievitava, la mia capacita’ di ridurre gli stessi si affinava sempre piu’, in un gioco di astuzie che svolge la stessa funzione del piede che cerca di tenere aperta la porta.

Ryan Air continua a stupirmi: i suoi aerei sono pieni, sempre piu’ simili a carri bestiame. Mi chiedo se di questi tempi di crisi i passeggeri non siano figuranti prezzolati. Ogni quarto d’ora, in volo, viene annunciata una vendita: sembra di essere in spiaggia circondata da vucumpra’. Le divise gialle e blu mi ricordano i colori di un supermercato e viste da vicino lasciano intuire la pochezza del taglio e del tessuto.

Salgo su un loro aereo felice perche’ viaggio ma consapevole che allo stesso costo posso avere di piu’ da altre compagnie. Spero seguano scrupolosamente le procedure di manutenzione e controllo: le statistiche giocano a favore. E considero il volo un male necessario e cerco di ignorare le scene penose della misurazione del bagaglio a mano, con conseguente estorsione legalizzata e pianti del passeggero ingenuo o finto furbo.

L’unica cosa che mi piace di Ryan Air e’ che ha completamente stravolto i criteri di scelta del personale di bordo: niente donne immagine, niente corpi con impossibili altezze al garrese, niente visi perfetti sotto strati di stucco.

Donne normali, insomma, come e’ giusto che sia. Basta che arrivino ad altezza cappelliere.

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12 commenti to “L’unica nota positiva”

  1. mi verrebbe da dire che l’unica cosa che piace a te è quella che non piace a me, ma per non essere tacciato di maschilismo eviterò di farlo. 😉
    Concordo sulla tua analisi. Quando mi è capitato ho sempre avuto la sensazione di viaggiare su un aereo della disney con destinazione Paperopoli.

  2. Comdivido tutto!!! Soprattutto la parte sulle vendite è diventata una cosa allucinante è verissimo!!! E anche gli atterraggi in aperta campagna 😀

  3. io però ho viaggiato stipato anche su alitalia e pure lì le hostess erano belle in carne. forse dipende dalla tratta?

  4. Che ci vuoi far….l’ importante è arrivare sami e salvi!devo ammettere che è stato proprio merito dei los costi che ora preparo una valigia estiva settimanale in dieci minuti per soli 8 kg!

    • @esercizidipensiero. Buongiorno e grazie! Vado, vengo, mi lancio in imprese ardite, poi ragiono, poi riprovo, poi mi manca scrivere e mi mancate voi e allora mi riaffaccio…

      @pattylafiacca: vuoi mettere la soddisfazione di una borsa minimal? Ormai e’ un’arte acquisita!

  5. Per necessità geografica, per me prendere l’aereo è come per un italiano prendere il treno o andare in autostrada. Ma non ho mai volato Ryan Air perchè non vola dove vivo io. Non so neanche se mi fiderei, dopo quello che ho letto sulla loro manutenzione (si tocchi chi può). In generale, diffido delle cose low cost, perchè mi chiedo dove risparmiano, e non sempre lo voglio sapere. Ci sono altre compagnie che offrono, allo stesso prezzo, servizi molto più decenti e personale molto più brutto…

    😉

    Sull’ultima cosa scherzavo. Nella maggior parte delle compagnie, ormai, il personale è da tempo “normalizzato”, cioè non viene più scelto in base a criteri “estetici” ma – almeno si spera – di competenza e attitudine. Per cui sono belli e brutti, grassi e magri, come tutti noi altri passeggeri. E mi sembra giusto.

  6. Con “un italiano” intendevo “uno che abita in Italia”, naturalmente. Sono dissociata, scusate.

    • Sembra giusto anche a me. Non sono molto sicura sulla normalizzazione, visti i racconti di una conoscente che sta cercando di superare le selezioni come hostess ma perlomeno adesso non sembrano piu’ creature da esposizione. E ho rimosso quanto ci era stato spiegato sulle tipologie di usura degli aerei, altrimenti chi si muoverebbe piu’?!

  7. saranno anche donne “normali” ma un sorriso e una gentilezza ogni tanto non farebbe schifo!

    • Al di fuori dagli stereotipi: non ho mai pensato che sia un bel lavoro. Sorridere o no dipende dal carattere e forse in questo caso anche dalle direttive aziendali. Se non e’ richiesto, perche’ farlo dopo ore e ore a spingere carrelli di caffe’ e patatine in corridoi angusti con passeggeri che chiedono sempre le stesse cose spesso con toni insolenti, mentre le gambe si gonfiano, la pelle si secca e si rischia la vita?

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