Tentazioni di effimera felicità

Continuiamo a parlare di gioia e felicità, in chiave molto più prosaica e leggera, però.

“Il peggior peccato che la passione possa commettere è quello di essere senza gioia”, diceva Paul Delagardie, lo zio viveur di Lord Peter Wimsey, detective creato da Dorothy Sayers, uno dei miei mai sopiti amori letterari.

Fin dalla prima volta in cui l’ho letta, ho pensato che fosse una frase molto saggia e acuta. Potrei scriverci righe e righe su quel che ne penso. Però forse sono solo io che la interpreto come un ottimo discrimine tra quello a cui dovremmo abbandonarci e quello a cui dovremmo resistere. Magari c’è chi pensa che, al massimo, potrebbe meritarsi di stare arrotolata ad un bacio perugina o poco più.

Secondo voi, però, oltre al significato più facilmente intuibile, potremmo leggerci un messaggio nascosto, un invito ad estenderne l’applicazione ad altri fatterelli della vita?

Chiedo, perché, vedete, ci sono ancora i due coniglietti di questo post che non si sono riprodotti ma mi osservano dalla mensola sopra la scrivania. Ignorare il richiamo delle loro orecchie sta diventando sempre più complicato.

Difficile resistere, soprattutto quando una ha cominciato molto presto ad arrendersi a certe tentazioni…

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9 commenti to “Tentazioni di effimera felicità”

  1. perchè non resistere al richiamo dei conigli? perchè tenere il cellophane sul divano per il timore di rovinarlo? perchè lasciare i soldi in banca e vivere al risparmio? perchè vivere da malati per morire da sani? (lo sai, non serve ribadire come la penso)

    • Il cellophane dovrebbero proibirlo per legge. Via subito tutto. Anche gli schermini sui cellulari.
      Qualche soldo in banca serve per il piano B.
      Sul fatto del sano e del malato devo farci un ragionamento questo pomeriggio, mentre passeggero’ sulle sponde del lago. Mi sembra il posto giusto.
      I coniglietti sono sempre piu’ prossimi all’estinzione, mia saggia amica.

  2. Secondo me è un invito a godere di tutto ma con la consapevolezza di quello che si sta facendo. La gioia la si raccoglie nelle cose che veramente vogliamo e che forse…non meditiamo troppo a lungo (quindi credo faccia riferimento agli altri “fattarelli della vita”)…
    I coniglietti sono carini insieme… li lascerei in attesa… vuoi vedere mai che avrai bisogno di un cioccolattoso momento di riflessione per un nuovo post!! 🙂
    Buona giornata

  3. Se non li mangi mi fai arrabbiare , voglio vedere le carte dorate ridotte a brandelli 🙂
    Bello cedere alle tentazioni fa molto epicureo

  4. Un commento velocissimo …. morta io morti tutti, quindi mangia sti conigli e godi !!!!!

  5. E’ il packaging che frega. Io ho un ovetto grande quanto una mano sulla scrivania che non ho ancora mangiato perchè….lo aprirò un’altra volta.
    Scommetto che se quei due coniglietti fossero nudi non sarebbero più li da quel dì (ci metto pure la rima)

    • Grazie agli interventisti epicurei e ai procrastinatori. Alla fine di una giornata che è iniziata alle cinque e non è ancora finita è bello leggervi e sorridere.
      Come dice il gatto, in questi casi è il packaging che ti frega. Spiace proprio rovinarlo. Poi, mentre passa il tempo, spiace sempre di meno. Il giorno che non spiacerà più di loro rimarranno solo i nastrini con le campanelline. E poi sono due: stanno bene insieme. Bisogna far fuori la coppia nello stesso momento così soffrono di meno.

      Lois: con la consapevolezza di quello che si sta facendo e con la sicurezza, se di sicurezza si può parlare, che, mentre lo si fa, lo si faccia con gioia, desiderio, divertimento. Se c’è qualcosa che non ci torna, se si compiono scelte per disperazione o in modo meccanico, se sembrano scelte inevitabili ma ci rendono in fondo in fondo poco felici, se non ne siamo del tutto convinti allora la passione perde l’accezione positiva, la dimensione del “godi”, come scrive Nico, e poi scema e si trasforma in noia. Un peccato proprio far esaurire la passione nella consuetudine o, peggio, nel rimorso.

  6. Molto profondo e saggio quello che scrivi e anche molto vero. Ma dimmi: perché far bollire l’acqua se non si vuole fare il té?

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