La vita è una corsa ad ostacoli mobili

Ci sono giorni in cui sembra che gli oggetti siano dotati di vita propria e che la loro traiettoria passi esattamente sulla nostra strada, all’altezza delle dita dei piedi – i carrelli della spesa, i piedini dei mobili -, dei femori – gli spigoli delle scrivanie -, della fronte – le maniglie delle porte quando eravamo piccoli.

Apri un armadietto e ti crollano addosso padelle che fino al giorno prima sembravano perfettamente impilate. Chiudi la porta dell’auto e ti intrappoli le dita tra la lamiera. Ti siedi con lo stesso gesto che hai fatto mille volte e la sedia ti sfugge da sotto il sedere. I gradini cambiano altezza e diventano piste di pattinaggio sul ghiaccio perfino in una serata d’estate.

Forse ci sono motivi psicologici dietro giornate così: forse siamo noi che, più distratti del solito, andiamo a cozzare contro angoli e muri, perché siamo immersi in mille pensieri e questo è l’unico modo che la vocina dentro di noi ha per farci fermare un attimo ad ascoltarla. Oppure non c’è nessuna interpretazione: siamo semplicemente sbadati. Capita.

Il mio ultimo grande urto risale a due anni e mezzo fa. Ero in aeroporto, distrutta ma su di giri al rientro da una settimana intensa di lavoro in una delle sedi straniere dell’azienda. Di solito, nei tempi d’attesa, mi siedo e leggo, al sicuro nella mia bolla. Quel giorno invece, come in tutte le settimane di quel periodo, avevo addosso un’irrequietezza che mi faceva continuamente muovere. Mi sono alzata di scatto, continuando a parlare con una collega, e mi sono girata per ripartire verso il bagno, senza aver, inspiegabilmente, intercettato nel campo visivo un enorme pilone. Il mio naso però non l’ha mancato. Non fosse stato per il dolore della botta e i tentativi di fermare quella che rischiava di diventare l’epistassi del secolo, vi garantisco che avrei riso. Mi sarei sganasciata per ore, tanto la scena era stata buffa e ridicola.

Già perché, associato a questo genere di incidenti, c’è sempre, fortissima, una gran comicità della quale non ho mai indagato i motivi: se non penso al dolore fisico dell’urto, la risata arriva, puntuale e irrefrenabile. A freddo però trovo questa reazione poco empatica, fastidiosa e discutibile. Ho sempre evitato di vedere trasmissioni televisive che sublimano l’arte della caduta, della collisione, dalla goffaggine: nell’attimo in cui mi accorgo che sto ridendo, e tanto anche, mi spavento perché mi dimentico, contemporaneamente, quanto male ci si possa fare.

Eppure deve essere una reazione inevitabile, umana, probabilmente, perché anche questa mattina, nella consueta leggiucchiata dei giornali, non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere, immaginandomi  la scena descritta in questo articolo:

…Il bandito, con il volto coperto e in testa un cappellino con la visiera, ha tentato di mettere a segno il colpo con convinzione: ha mirato alla porta in vetro della farmacia, ha preso una lunga rincorsa ma ha sbattuto contro la porta automatica trasparente che non si è aperta…

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12 commenti to “La vita è una corsa ad ostacoli mobili”

  1. dai un’occhiata e sorridi….in questa domenica grigiaaaaaaaaaaaaaaa

    (ho passato parola per fare una cosa simile in piazza duomo a milano…..)

    credo sia da fare copia incolla perchè non riesco ad inserire nel commento il link a yuotube diretto.
    sorry

    GB

  2. Ieri era una giornata così: ho rotto un piatto e un vassoio a distanza di cinque minuti. Il primo (un classico:) mi è scivolato dalla mano saponosa. L’altro è stato più comico: mi sono girata con una piroetta per pulire il piano della cucina con uno spray, ma lo spray mi è caduto di mano cadendo sul bordo del vassoio, che era appoggiato sul piano di lavoro. L’ha centrato in pieno e l’ha fatto letteralmente esplodere in mille schegge, che mi hanno investita come una bomba. Roba da demolire la cucina. A quel punto ho lasciato perdere i lavori di casa e mi sono rimessa a rileggere Tolkien. Secondo me comunque il buon vecchio Freud per certe cose non sbagliava.

  3. vedo che ha funzionato 2 volte il link !!!!! scusami l’irruenza domenicale ….

    però fatti una risata.

    Ciao
    GB

  4. Ah poi c’è la volta che ho conficcato il cranio nel portellone posteriore della macchina di una collega, che era aperto, ma non abbastanza aperto come io evidentemente credevo. Si è sentito un rumore sinistro di scatola cranica incrinata. Io ho visto le stelle, come l’Uomo qui sopra probabilmente, mentre la mia collega a quel rumore ha avuto un attacco di nausea immediata ed è diventata letteralmente verde. Mi ha chiesto, con un filo di voce: “Ti sei fatta male?” – che anche quella è una domanda molto curiosa, che invariabilmente ti viene posta in certe situazioni. Cosa si deve rispondere?

  5. E come la mettiamo per chi è sbadata di default come me, cioè perennemente?? E in certi periodi ancora di più?? 😦
    Caso patologico che farebbe impazzire Freud, mi sa…. 🙂

    Comunque sia, Rosaverde, trovo che abbiamo parecchie cose in comune e questo mi piace!
    Buona domenica, ciao

  6. E’ vero gli incidenti provocano spesso la risata; a mio parere però si ride quando il nostro cervello ha già tratto le sue conclusioni in termini di gravità. Quando siamo consapevoli che la persona in questione non riporterà gravi danni se non qualche ammaccatura, allora scatta la risata. Difficilmente viene da ridere di fronte ad un incidente con gravi conseguenze. Almeno per me è così.

    Un saluto

    • @GB. Ho riso, eccome. Due volte, una per link! Però sai che se fossi stata lì di sicuro a) non sarei mai stata io a premere il bottone b) nella remota ipotesi, avrei, credo, pianto per il nervoso o sarei scappata. A breve, una serie di post sul tema, visto che è qualche settimana che ci rifletto sopra.

      @Arte. Freud, in certi casi, aveva pienamente ragione. Il pilone a me non era bastato: la vocina si è fatta risentire in modo più brutale quindici giorni dopo. Stai lontana dai coltelli, per favore o indossa un giubbetto di mithril, almeno.
      “Ti sei fatta male?”: domanda istintiva, perché l’infortunato se l’aspetta. Domanda innervosente, perché all’infortunato viene la tentazione, tra le lacrime e il sangue che sgorga copioso, di ricorrere ad espressioni colorite o al sarcasmo puro. Bella domanda. A me viene voglia di minimizzare. Voi cosa rispondete?

      @ilmiosguardo. Anche tu picchi contro le cose per aver la scusa di spalmarti di arnica e lasonil?! A me i lividi che cambiano colore da piccola piacevano tantissimo. Mi sembravano trofei di guerra. Adesso salto la fase livido e vado direttamente a lesionarmi i legamenti.

      @Mr.Loto. Credo tu abbia ragione: elaboriamo velocemente l’informazione, facciamo la conta dei danni e, se sono irrilevanti, poi cominciamo a ridere. Almeno, credo che capiti così alla maggior parte delle persone. Poi ci sono i sadici ma sono quelli che si ingollano tre puntate di Paperissima di fila come riscaldamento.

  7. Sì. Solo il giubbotto di mithril può salvarmi dagl Orchetti, o peggio – dall’ombra di Sauron.

  8. e io sono la dimostrazione perfetta: leggo e rido da sola!! non riesco a trattenermi…
    quoto Mr.Loto: quando una collega si è spalmata sulla porta a vetri nessuno ha riso…non si era fatta niente di irreparabile ma era una maschera di sangue e il naso come un pallone…dopo, col ghiaccio e tutto “a posto” è scattata la foto http://multiplayer.it/articoli/e-solo-un-sito-di-videogiochi.html erano anche le 3 di mattina di una settimana trascorsa in ufficio in media 14 ore al giorno…stravoltissimi 😄

    • Povera crista: vi vuole ancora bene?!

      A proposito di danni: ho appena dato per caso un’occhiata al calendario. Ieri, poco prima di mezzogiorno, è stato un anno dal crack del menisco. Questo post mi è uscito per caso, dopo aver letto l’articolo. Mi dispiace scomodarlo di nuovo però credo che Freud stamattina fosse nei paraggi. Ho una birra scura in frigo: quasi quasi lo invito a farsi un goccio con me.

  9. Non dirlo a me che sono il willy coyote della situazione , spigoli, mensole, curve in discesa …insomma, uno specialista!! E non c’è niente da ridere te lo garantiscono gli armadietti pieni di analgesici e arnica!!! Ciao

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